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Vita da indipendenti - il caso Wirecard fra certificati azzerati e società di revisione in crisi

In questa rubrica Roberta Rossi e Salvatore Gaziano, coppia nella vita e nel lavoro, consulenti finanziari autonomi, offrono un punto di vista alternativo e un po’ pepato sul mondo della consulenza e i temi più dibattuti del momento.

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Vita da indipendenti - il caso Wirecard fra certificati azzerati e società di revisione in crisi

di Roberta Rossi & Salvatore Gaziano

Roberta Rossi: Bel casino hanno fatto i tedeschi con lo scandalo Wirecard. L’autorità di controllo tedesca ha dovuto ammettere che è un disastro per la reputazione, la società di revisione EY (ex Ernst & Young) che per anni ha certificato la regolarità dei bilanci di Wirecard, dice che loro sono fra le prime vittime perché sono stati ingannati… Insomma un tipico scaricabarile dove nessuno si ritiene responsabile… Dai tedeschi certo uno magari non se lo sarebbe aspettato uno scandalo finanziario visto che con italiani fanno spesso i pierini… Però diciamolo questi di Wirecard sono partiti dal porno e dalle scommesse sportive, insomma non erano proprio dei cherubini.

Salvatore Gaziano: La superiorità dei tedeschi o di qualsiasi popolo non esiste e ce l’ha insegnato la Storia. Siamo tutti uguali nel bene e nel male.  Lo scandalo delle emissioni truccate della Volkswagen ha meno di 5 anni e prima c’erano stati altri scandali in Germania. La stessa Volkswagen prima aveva offerto denaro e escort a dei sindacalisti presenti nel cda della società in cambi di voti all’interno dello stesso consiglio…

Roberta: Pure le escort ai sindacalisti! In effetti mi hai fatto ricordare nel 2006 anche le mega tangenti pagate da Siemens per aggiudicarsi appalti in tutto il mondo: 1,5 miliardi di euro! E la lista è lunga. Da Deutsche Bank con la manipolazione del tasso Libor alle innumerevoli cause del gruppo Bayer.

Salvatore: Sì vero e anche questa volta il tema dei conflitti d’interesse torna prepotente.  I revisori delle società quotate scriviamo (e non solo noi) fanno troppe parti in commedia come le società di rating. Se ne era parlato già dopo la Grande Crisi del 2008 ma poi si è dimenticato (diciamo così) di intervenire. Ce lo aveva ricordato benissimo su RadioBorsa la podcast radio di SoldiExpert SCF, Gabriele Grego, il gestore di Quintessential Capital Management che aveva affondato Bio-On, la bio-reginetta dell’Aim. Indovina lì il revisore chi era?

Roberta: EY?

Salvatore: Esatto ma non vogliamo buttare la croce solo su questo revisore naturalmente. Qualche mese fa abbiamo intervistato (e Citywire ha condiviso il podcast di RadioBorsa) un italiano nella Silicon Valley, Mauro Botta, che ha fatto il whistleblower nei confronti della società di revisione dove lavorava:  PWC (acronimo di PricewaterhouseCoopers). E ci ha spiegato uno dei problemi di non poco conto che esistono in questo settore: “Vigilati che vanno a braccetto con i vigilantes. Certificazioni che arrivano nonostante gravi carenze nei controlli interni e a volte anche nei numeri di bilancio. In molti casi le queste attività collaterali di consulenza dei revisori possono essere di gran lunga più redditizie di un semplice contratto di revisione..”.

Roberta: Comunque a proposito di fondi hai visto su Citywire la lista dei fondi d’investimento che avevano le azioni Wirecard e ci sono nomi eccellenti fra chi si era fatto ammaliare dal flautista magico, Markus Braun, l’ex ceo e fondatore dell’azienda fintech tedesca. Mi ha fatto sorridere che fra i fondi che detenevano secondo l’ultima rilevazione azioni Wirecard con quasi il 5% in portafoglio c’è pure una società di gestione che fa da consulente ora sul private equity a un fondo di questo tipo molto pubblicizzato in questi giorni da una compagnia assicurativa con un felino come simbolo e che dovrebbe selezionare proprio nel fintech le aziende su cui investire...

Salvatore: “Aaah annamo bene...proprio bene” come avrebbe detto la Sora Lella. Capita. Comunque in Gran Bretagna sempre in tema di conflitti d’interesse, e non a caso visto che sono stati in Europa il primo Paese a bandire retrocessioni e incentivi, vogliono dare una bella regolata ai revisori. Troppi scandali finanziari e frodi contabili e c’è un libro “The signs were there” di un ex gestore inglese, Tim Steer che merita assolutamente la lettura sul tema. Ora in UK i legislatori (che già nel 2013 hanno con la RDR rivisto il sistema di vendita dei fondi basato sulle retrocessioni, il sistema in Italia invece dominante) stanno valutando di smantellare le principali società di revisione contabile per migliorare la governance e la qualità delle loro revisioni. Troppi scandali hanno dimostrato che le “Big Four” (PwC, EY, Deloitte e KPMG) possono essere miopi nel loro esame dei conti annuali al fine di preservare il reddito derivante dalle loro attività di consulenza. Tra l’altro mi hai fatto ricordare ora su Wirecard una cosa assurda che ci ha segnalato un risparmiatore e proposito proprio di tosature…

Roberta: Che cosa poteva accadere di peggio a un risparmiatore in queste settimane oltre ad essere pieno di azioni Wirecard? Un derivato sulle azioni Wirecard?

Salvatore: Esatto! Un bel certificato che era stato emesso a febbraio di quest’anno e sulla Rete veniva pubblicizzato come un ottimo modo per recuperare le minusvalenze grazie al cedolone del 18%. E in più cedole mensili dello 0,5%. La manna dal cielo…

Roberta: Ne ha uccisi più il recupero minus che le minus. E quindi?

Salvatore: A fine gennaio viene emesso un certificato con cedolone del 18% agganciato all’andamento di tre titoli: AMD, Nvidia e Wirecard. Stacco del cedolone  il 17 aprile 2020 se il valore dell’Eurostoxx 50 è maggiore o uguale a 2475, il 65% del valore dell’emissione.

Roberta: Con lo scoppio della pandemia chi ha sottoscritto questo certificato emesso da una società dove mangiano le baguette deve essersela vista brutta… Un evento che sembrava impossibile realizzarsi come un -35% in poche settimane che si realizza quasi subito. Che sfiga!

Salvatore: Si infatti a metà marzo il valore dell’Eurostoxx 50 va sotto il livello ma poi recupera e visto che è una barriera all’europea (e non all’americana) c’è lo scampato pericolo a metà aprile. E il sottoscrittore di questo certificato immagino festeggi il cedolone. Ma purtroppo per i sottoscrittori c’è poco tempo per gioire perché a metà giugno scatta il casino su Wirecard con il titolo che sprofonda da 100 a 3 euro

Roberta: Chissà il certificato pagato a 100 dov’è finito, altro che cedolone del 18%...

Salvatore: In questo momento c’è denaro circa a 9 su 100. Il regolamento dice che l’investitore riceverà a scadenza 26 gennaio 2023 un importo corrispondente alla performance del sottostante peggiore… Ecco spiegato il motivo di questa debacle. E mi risulta che di certificati con dentro Wirecard ce ne siano diversi collocati da banche e reti. Nessuno regala nulla e nemmeno con i certificati;  gli asini non volano bisognerebbe spiegare sempre ai risparmiatori invece che presentarli come la quadratura del cerchio.

Roberta: Tra l’altro se proprio il risparmiatore era così “tech addicted” a comprarsi le 3 azioni direttamente avrebbe immagino perso nettamente meno rispetto quasi al -75% ora del capitale

Salvatore: Sì infatti. 100 euro investiti nella stessa data di lancio del certificato comprando direttamente i 3 titoli  sarebbero diventati 110 il giorno dello stacco del cedolone e oggi a liquidarli varrebbero 85 pur con un titolo come Wirecard quasi azzerato. Una perdita “solo” del - 15%. E con la libertà sempre di vendere i titoli e trovare ampio book e spread bassissimi a differenza dei certificati dove un può finire “intruppato” come dimostra questo caso.

Roberta: Che brutta storia questa della Wirecard sotto tutti i punti di vista. Una società growth si è dimostra alla fine piena di buchi. Più groviera che growh…

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