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Utility token: ecco i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

Utility token: ecco i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

Intervento di Massimiliano Altomare, Senior Associate dello Studio Tributario Facchini Rossi e Soci

Dopo i chiarimenti in tema di Bitcoin (cfr. Risoluzione n. 72/E del 2016), l’Agenzia delle Entrate, con la risposta n. 14 del 28 settembre 2018, ritorna ad occuparsi dei c.d. Crypto Assets analizzando questa volta taluni aspetti fiscali relativi agli utility token.

Il caso analizzato

In estrema sintesi, nella risposta fornita l’Amministrazione finanziaria chiarisce il regime ai fini IRES, IRAP e IVA relativo all’emissione/cessione di utility token, rappresentativi del diritto a fruire di taluni servizi erogati dalla società emittente, a fronte di pagamenti in valuta virtuale che la stessa convertirà successivamente in euro, da realizzarsi nell’ambito di una Initial Coin Offerings (ICO).

La neutralità ai fini IRES

Secondo l’Amministrazione finanziaria, l’emissione/cessione in sé degli utility token non assume autonoma rilevanza ai fini IRES, ciò nel presupposto che l’operazione sia rappresentata contabilmente come una mera movimentazione finanziaria in applicazione dei corretti principi contabili. L’operazione rileverà, invece, solo nel momento in cui la società emittente erogherà i propri servizi per effetto della spendita del token e, quindi, i ricavi connessi all’erogazione di tali servizi potranno considerarsi realizzati. Ossia:

-   quando gli stessi verranno imputati al conto economico, ai sensi dell’articolo 83 del TUIR – nel caso in cui la società emittente sia un soggetto diversi dalle micro-imprese, o

-   quando la prestazione di servizi si considera effettuata, ai sensi dei commi 1 e 2 dell’articolo 109 del TUIR - nel caso in cui la società emittente sia una micro-impresa.

L’irrilevanza ai fini IRAP

Nella risposta si legge inoltre che l’operazione in esame è neutrale anche ai fini IRAP; ciò in applicazione del principio generale della “presa diretta da bilancio” delle voci rilevanti ai fini impositivi del tributo regionale e nel presupposto dell’assenza di rilevazione tra tali voci del conto economico delle somme incassate dalla società emittente a fronte dell’assegnazione degli utility token.

L’assimilazione ai voucher, ai fini IVA

Con riferimento all’IVA, invece, l’Amministrazione finanziaria ha assimilato gli utility token ai voucher, in quanto in entrambi i casi si tratta di strumenti che conferiscono al detentore il diritto a beneficiare di determinati beni e/o servizi, ritenendo così applicabile all’operazione di cessione degli utility token il medesimo regime IVA già espresso appunto in tema di cessione dei voucher Questo comporta l’irrilevanza dell’operazione di cessione, in quanto trattasi di una mera movimentazione finanziaria, rinviando l’imposizione al momento in cui i servizi verranno prestati con la spendita dei token.

Sempre in tema di IVA è stato ulteriormente ribadito il trattamento da riservare alla cessione (cambio) della criptovaluta detenuta dalla società emittente in valuta corrente, già espresso nella risoluzione 2 settembre 2016, n. 72/E (per approfondimenti leggi qui l’articolo) ove, in estrema sintesi, è stato affermato che le operazioni di cambio tra valuta virtuale contro valuta tradizionale e viceversa sono esenti ai fini IVA.

 

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