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Strumenti di tutela patrimoniale, i tre messaggi da dare al cliente

Strumenti di tutela patrimoniale, i tre messaggi da dare al cliente

a cura dell'avvocato Massimo Perini 

Una consulenza evoluta implica necessariamente un rapporto professionista-cliente diretto alla elaborazione e condivisione di progetti e strategie patrimoniali. In tale contesto, l’aspetto della tutela patrimoniale riveste un ruolo chiave. A questo scopo, però diventa determinante la corretta informazione al cliente.

 Gli strumenti di tutela patrimoniale

Quando si parla di strumenti e strategie di tutela patrimoniale deve essere chiaro che il professionista non deve inventare o congegnare niente di nuovo rispetto a quanto offre il nostro ordinamento giuridico.

A tutela del proprio patrimonio, ad esempio, a volte può essere utile e sufficiente una semplice donazione, che consente di trasferire ricchezza in capo ad altri soggetti, allentando il rischio patrimoniale altrimenti in capo al donante.

In altri casi potrebbe essere consigliabile il ricorso a strumenti più articolati quali il trust, che consente di trasferire patrimonio ad un gestore, in vista della realizzazione di un progetto patrimoniale.

Tra i due inserirei i vincoli di destinazione ex art. 2645 ter del codice civile, che consentono di vincolare determinati beni ad uno scopo meritevole di tutela agli occhi del nostro ordinamento giuridico ed il Fondo Patrimoniale, strumento pensato, creato e voluto dal nostro Legislatore proprio per tutelare gli interessi patrimoniali della famiglia.

In definitiva, quindi, il primo messaggio da far passare al cliente è che il nostro ordinamento ci offre un ventaglio di strumenti tra i quali, del tutto legittimamente e legalmente, scegliere il più adatto alle proprie esigenze specifiche.

 Il confine tra legittima tutela e frode ai creditori

Il secondo messaggio fondamentale che il buon consulente deve far passare per bene al proprio cliente, è che se da una parte il legislatore offre apertamente strumenti di tutela, dall’altra deve essere chiaro che ciò non significa automaticamente poter frodare i creditori.

Al cliente indebitato ed inguaiato occorre avere la freddezza e la professionalità di dire “mi dispiace, non si può fare niente…”.

Un sana ed efficace progetto patrimoniale, infatti, deve essere creato “in bonis”. Diversamente, il cliente deve avere la piena consapevolezza, delle conseguenze previste dall’ordinamento giuridico.

Le conseguenze civili di un comportamento fraudolento

L’azione revocatoria ordinaria ex art. 2901 del c.c., consente ai creditori di poter rendere “inefficace” nei loro confronti gli atti con i quali il loro debitore renda più difficile il soddisfacimento del loro credito sul suo patrimonio che, lo si ricordi sempre, rappresenta la garanzia primaria del loro credito.

Quindi, “caro cliente”, sappi che tu puoi tranquillamente ricorrere ad una donazione, ad un trust o all’inserimento di beni nel Fondo Patrimoniale per la tua famiglia, tutti strumenti offerti dal tuo ordinamento giuridico, ma sappi che se oggi tu hai dei debiti, quell’attività potrà essere vanificata attraverso un’apposita azione riconosciuta al tuo creditore.

Questa, attenzione, può essere esercitata entro 5 anni dal compimento del tuo atto lesivo. Ciò significa, molto semplicemente, che se tu avessi provveduto a tutelare il tuo patrimonio almeno 5 anni fa, ricorrendo al “medico” quando eri sano, ora non sarebbe oggetto di revocatoria.

 I risvolti penali

 Altro aspetto, spesso trascurato anche tra gli addetti ai lavori, riguarda l’eventuale profilo penale. L’attività segregativa, in determinati casi, in presenza di determinate tipologie di debiti, può comportare dei seri risvolti penali.

Una recentissima sentenza della Corte di Cassazione (n. 41704 del 26 settembre 2018) può aiutarci a capire.

Un contribuente, dopo aver ricevuto la notifica di vari avvisi di accertamento da parte del fisco, costituisce un Fondo Patrimoniale, e ne fa confluire la nuda proprietà di due immobili di sua proprietà.

Risultato? Semplice. In questo caso, chiarisce la Corte, si tratta di un atto sufficiente ed idoneo a mettere a rischio l’esazione del credito, il che, trattandosi di imposte, integra il reato di “sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, ex art. 11, D.Lgs. n. 74/2000”.

Il reato si configura ogniqualvolta venga posta in essere una condotta dispositiva che crei pregiudizio alle ragioni dell’erario.

Ne conseguono la condanna penale e la confisca dei beni.

E’ il terzo messaggio da far passare.

 

 

 

 

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