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Star manager - Tawhid Ali (AAA, AllianceBernstein), alla ricerca dei brutti anatroccoli

Star manager - Tawhid Ali (AAA, AllianceBernstein), alla ricerca dei brutti anatroccoli

Brutti anatroccoli. Tawhid Ali, star manager di questo mese, usa più volte la nota fiaba di Hans Christian Andersen per descrivere le compagnie su cui ha puntato negli ultimi anni e che hanno fatto di lui uno dei gestori azionari di maggior successo nel panorama europeo.

I fondi del portfolio manager di AllianceBernstein sono da tempo in cima alle classifiche dei rendimenti: a 5 anni, il comparto AB European Equity Portfolio raccoglie l’83,7% contro una media di settore del 52,7%, e nello stesso periodo l’AB Eurozone Equity Portfolio ha ottenuto il 93,8%, contro una media del 57,5%.

Del suo modus operandi, dello scenario economico attuale in Europa, e dei brutti anatroccoli di cui sopra, abbiamo parlato in prima persona con Ali.

Partiamo dalle elezioni italiane del 4 marzo. Quale impatto potrebbero avere il risultato provvisorio, e poi quello definitivo, sull’andamento dei mercati europei?

Certamente monitoriamo attentamente il potenziale impatto di eventi politici ed economici in Europa, come le recenti elezioni italiane, ma nelle nostre scelte preferiamo concentrarci su aziende che non manifestano un’elevata esposizione all’instabilità della regione. Al contrario, preferiamo individuare nomi all’interno del panorama continentale che abbiano una solida generazione di cassa e una redditività sottovalutata. Puntando la lente sui fondamentali possiamo scoprire fonti resilienti di possibile rendimento, evitando i tentacoli della politica.

Ma investite in Italia? Se sì, quali ritenete che siano le principali opportunità di questo mercato?

Non scommettiamo sui singoli mercati, ma sulle singole realtà. Parlando in generale, comunque, riteniamo che il settore finanziario italiano sia particolarmente economico al momento. Tuttavia, una larga fetta degli utili di queste realtà dipende da fattori macro come Npl e tassi di interessi ed è quindi difficile per noi, attenti selezionatori con un approccio bottom-up, capire se le attuali valutazioni siano errate o se siano effettivo specchio del valore delle società. Preferiamo scommettere su nomi che abbiano testato e consolidato la solidità dei loro bilanci come Intesa Sanpaolo. La banca ha lavorato molto per migliorare i propri conti e presto raccoglierà i frutti dell’acquisizione degli istituti regionali, cosa che ancora non si riflette sui valori di scambio.

Quali sono stati i driver principali delle prestazioni dei fondi AB European Equity Portfolio e AB Eurozone Equity Portfolio negli ultimi sei mesi?

È stata guidata da diversi nomi, come Siltronic, produttore di wafer di silicio (materiale semiconduttore, ndr) che ha riportato risultati estremamente solidi e annunciato un prossimo rialzo dei margini legato a condizioni limitate di domanda e offerta. Siltronic è sicuro un esempio di un’azienda che beneficia di dinamiche di settore forti e sottovalutate. Un altro apporto positivo è arrivato dalla compagnia aerospaziale britannica GKN dopo l’appeal speculativo innescato da Melrose.

Le performance di questi fondi sono positive da anni. Qual è l’elemento che vi differenzia in termini di stile di gestione rispetto agli altri competitor?

Nella ricerca delle migliori opportunità di investimento, il nostro approccio non si focalizza su singoli settori o regioni geografiche. La nostra filosofia è quella di isolare la nostra analisi da qualsiasi interferenza esterna, focalizzandoci solo sulla capacità dell’azienda di generare cassa, elemento chiave per comprendere il reale valore della società. I nostri preferiti sono i cosiddetti brutti anatroccoli, ovvero quelle realtà che vengono sottovalutate proprio a causa delle dinamiche che investono il Paese nel quale sono domiciliate o il settore nel quale operano.

Quali sono le vostre “scommesse” in questo momento? Quali sono le compagnie europee che offriranno i migliori rendimenti di questo ciclo?

Come detto, ci appassionano i brutti anatroccoli che, alla fine, si rivelano bellissimi cigni. Come la finlandese Amer Sports, esterna ai favori del mercato perché proprietaria di marchi nord americani poco popolari in Europa. Gli investitori associano l’azienda nordica ai retailer statunitensi e alle problematiche che questi stanno vivendo, come la crescente competizione dell’e-commerce, soprattutto dopo i recenti dati di stoccaggio. Stando alle nostre analisi, però, tali dati non segnalano una perdita di quote di mercato, ma una distorsione nell’inventario legata alla transizione alla vendita digitale.

Nel comparto finanziario, evidenziamo invece CaixaBank. Basata a Barcellona, la banca è stata ritenuta vulnerabile alle turbolenze che hanno investito la Catalogna, anche se in realtà l’istituto si rivela essere ottimo e forse il meno esposto ai venti politici locali. CaixaBank, infatti, possiede la più grande rete retail in Spagna e ne controlla il 18% dell’intero mercato retail. Con il proseguo della ripresa economica del Paese la banca sta registrando una qualità dei prestiti migliore e margini più stabili. 

Ultimo esempio è Airbus. Le azioni del gruppo scambiano ad uno sconto del 20%-30% rispetto a Boeing nonostante le due rivali vendano prodotti simili a clienti simili e siano soggette alle stesse forze di mercato. Riteniamo tuttavia che questa negatività non sia legata tanto ad Airbus, ancora ritenuta una società con una corporate governance debole nonostante la sua struttura sia cambiata nel 2012, ma ad un discorso di ciclicità del prodotto. L’A350 (Airbus) compete con il 787 Dreamline (Boeing), ma quest’ultimo si colloca ad un livello più avanzato del suo ciclo. Ciò significa che il colosso francese sta ancora affrontando importanti investimenti per costruire i propri velivoli, spese che ne stanno deprimendo fortemente la liquidità. In pochi anni, quando i due prodotti saranno nella medesima fase del ciclo, il cash flow di Airbus dovrebbe tornare agli stessi livelli della rivale Usa, portando quindi ad un rerating del titolo.

Nel fondo AB European Equity Portfolio il Regno Unito è il Paese dove confluiscono gli investimenti più cospicui. Qual è l’impatto della Brexit nelle compagnie in cui investite?

Le società quotate alla borsa di Londra non riflettono necessariamente l’andamento dell’economia Britannica, come si è potuto vedere dalla performance del mercato nei giorni in cui le preoccupazioni per la Brexit erano particolarmente acute. Di fatto il listino ha reagito positivamente e questo non perché ci fosse una posizione positiva nei confronti della Brexit o delle prospettive economiche del Paese, bensì perché le grandi multinazionali che scambiano nel London Stock Exchange traggono beneficio dalla svalutazione della sterlina.

Parliamo di MiFID 2. Qual è stato finora l’impatto sul vostro business?

La Mifid2 si inserisce perfettamente nel trend, diffusosi rapidamente nell’industria del risparmio gestito, verso una maggiore trasparenza ed effettiva dimostrazione di valore. Noi siamo sempre stati cristallini e aperti con i nostri clienti riguardo i costi della ricerca e, pur apportando qualche aggiustamento dal punto di vista operativo, il nostro processo di investimento non è cambiato. Non ci aspettiamo, inoltre, alcuna ripercussione materiale del cambio regolatorio sulla nostra performance. Ci sarà un periodo di incertezza, ma la realtà è che l’implementazione delle nuove regole è andata meglio di quanto in molti temevano. 

Quali sono stati, invece, gli effetti di questa “guerra dei dazi” tra Stati Uniti e Unione Europea sui mercati? Il protezionismo è una minaccia per l’equity?

L’annuncio del presidente Trump riguardo all’introduzione di dazi sulle importazioni di acciaio ed alluminio ci ricorda che nonostante la solidità della crescita economica globale la spinta verso politiche populiste non è scemata. Anche se al momento il volume delle esportazioni di acciaio dalla Cina agli Stati Uniti è relativamente basso, il pericolo di assistere ad una crescente guerra commerciale è reale e l’Unione Europea ha già iniziato a discutere di possibili azioni e contromosse. Nonostante ciò, crediamo che la chiave continui ad essere rimanere concentrati su liquidità e redditività sottostimata: il modo per svelare un grande potenziale di ritorno e resistere all’emergere di queste sfide.

Quali sono invece le opportunità maggiori fuori dall’Europa?

Crediamo che il Giappone sia un territorio di caccia molto interessante per nuove idee di investimento. L’attitudine delle società nipponiche sta cambiando, con i team di gestione che iniziano ad essere più shareholder-friendly, muovendo passi importanti per migliorare la redditività sul capitale netto. I nostri analisti con base in Giappone sono stati in gradi di identificare un paniere di nomi che riteniamo avere valutazioni attraenti, forti dinamiche di business e buone prospettive sul fronte della corporate governance.

Alcuni investitori sono preoccupati dall’effetto che potrebbero avere l’aumento dei tassi d’interesse delle banche centrali e dell’inflazione. Alcuni pensano che possa esserci addirittura una correzione del 40% nei mercati azionari. È d’accordo?

Tutto può succedere. Anche se le nostre analisi sui precedenti cicli rialzisti dei tassi di interesse suggeriscono che le possibilità che una tale correzione avvenga sono remote. 

Questa intervista è apparsa originariamente all'interno del numero 23 del magazine Citywire Consulenza Evoluta.

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Tawhid Ali
Tawhid Ali
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