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Stanley (AAA, T Rowe Price): bond societari europei? Occorre capirne la natura asimmetrica

Stanley (AAA, T Rowe Price): bond societari europei? Occorre capirne la natura asimmetrica

Il gestore David Stanley della casa di gestione statunitense T Rowe Price è ritornato questo mese nell'esclusivo club dei fund manager con rating AAA Citywire (a ottobre sono solo 76 su tutti i responsabili di prodotti distribuiti in Italia) in virtù delle performance (aggiustate per il rischio) del suo fondo obbligazionario societario europeo T Rowe Euro Corporate Bond.

Laureato in Economia, ha lavorato per anni come contabile, finché ha scelto di applicare le conoscenze e competenze che ho sviluppato alla gestione dei fondi, considerando il reddito fisso l'asset class più adatta.

I risultati gli hanno dato per ora ragione: la sua strategia ha infatti ottenuto a tre anni la 10° posizione su 99 fondi della sua categoria disponibili nel nostro Paese, con ritorni del 10,5% contro il 7,3% medio, nonostante qualche rallentamento per le difficoltà del comparto.

Per questo lo abbiamo intervistato.

Decima performance a 3 anni, quinta a cinque e terza a 10 anni in un comparto spinoso come l'obbligazionario societario europeo. Che cosa la differenzia rispetto ai competitor?

Sono convinto che le buone performance relative siano dovute a tre fattori principali. Il più importante è una buona selezione dei titoli su cui investire: questo infatti è il modo in cui generiamo la maggior parte dell’alpha. Grazie al sostegno di un ampio team di analisti del credito, siamo in grado di identificare crediti stabili e in miglioramento da sovrappesare e, cosa ancora più importante, di evitare quelli in deterioramento. 

In secondo luogo, siamo pienamente consapevoli dell’importanza della diversificazione per settore, area geografica ed emittente al fine di assicurarsi molteplici fonti di valore aggiunto.

Il terzo fattore è il nostro approccio flessibile al mercato. Infatti, gli elementi che determinano la performance possono variare in importanza nel corso del tempo: si pensi a fattori tecnici come l’inclusione nel Corporate Bond Buying Programme (CSPP) della Bce, o al Paese di domicilio dell’emittente in momenti di stress legati al rischio sovrano.

Come funziona, in dettaglio, il suo processo di investimento?

Si basa su una selezione bottom-up dei titoli. I nostri analisti assegnano un rating interno a tutti i bond acquistati e attribuiscono un ‘conviction score’ che incorpora considerazioni sul valore relativo all’interno del settore. 

Non cerchiamo di evitare il rischio, ma di determinare in quali casi il rischio viene adeguatamente remunerato. La gestione del rischio è parte integrante del processo.

Siamo profondamente consapevoli della natura asimmetrica di questa asset class, nella quale i ribassi potenziali sono maggiori dei rialzi. Ci siamo resi conto che evitare i bond che sottoperformano è un elemento più determinante per il successo nel lungo periodo, rispetto allo sforzo di includere in portafoglio i bond con le migliori performance.

Le preoccupazioni geopolitiche stanno crescendo in Italia. Quali sono stati i principali cambiamenti della sua strategia negli ultimi due anni e cosa immagina per i mesi a venire?

Uno dei cambiamenti più significativi è dovuto all’impatto del Corporate Bond Buying Programme (CSPP), che ha creato delle distorsioni nei valori relativi. Il rischio complessivo nel portafoglio ne è risultato ridotto, dal momento che gli spread si sono ristretti a livelli storici. 

Per quanto riguarda l’outlook di mercato, lo scenario è abbastanza equilibrato. I fondamentali di bilancio sono in salute, anche se potrebbero aver superato il picco. L’orientamento complessivo delle politiche monetarie dell’Eurozona rimane accomodante, e le distorsioni nelle valutazioni sono meno estreme rispetto all’inizio dell’anno, a seguito dell’allargamento degli spread. Tuttavia, ci sono diversi rischi che giustificano un outlook più cauto. 

La fine del programma di acquisti di bond da parte della Bce alla fine dell’anno è un fattore cruciale. Gli spread si sono già notevolmente allargati nel corso del 2018, in parte anticipando questa riduzione del supporto tecnico. Il venir meno di un acquirente indifferente al prezzo e con un’ampia capacità di acquisto dovrebbe riportare i prezzi dei corporate bond su livelli appropriati rispetto ai fondamentali, e questo è positivo.

È anche probabile che ciò porterà a una maggiore volatilità e dispersione degli spread sui singoli titoli, a mano a mano che i fattori di rischio idiosincratici torneranno ad essere driver importanti per gli spread. Questo aspetto non ci sembra preoccupante: al contrario, lo consideriamo uno sviluppo positivo, dal momento che farà aumentare le opportunità di investimento legate al valore relativo.

Chi è l'investitore ideale per il suo fondo?

Chi cerca una sovraperformance solida e costante indipendentemente dallo scenario di mercato.

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