Roscow (AAA, Schroders): Russia, petrolio e poca Turchia alla base del successo in Europa orientale - Citywire

Citywire - Per Investitori Professionali

Registrati gratuitamente per ricevere le nostre email con le ultime notizie, le analisi e i commenti da Citywire Italia. Per registrarsi basta un minuto.

Roscow (AAA, Schroders): Russia, petrolio e poca Turchia alla base del successo in Europa orientale

Roscow (AAA, Schroders): Russia, petrolio e poca Turchia alla base del successo in Europa orientale

Rollo Roscow (in foto sopra) di Schroders ha riottenuto a novembre il rating AAA Citywire grazie alle performance del suo fondo azionario emergente (est-europeo) Schroder ISF Emerging Europe, cogestito insieme al collega Mohsin Memon.

La strategia, con un track record ultradecennale, è risultata negli ultimi tre anni la seconda miglior strategia del comparto con ritorni del 39% contro una media del 17,6%.

Ha fatto meglio soltanto il fondo SEB Eastern Europe Small Cap C (EUR) di Marko Daljajev (rating A e ritorni del 51,5%), ma Roscow e Memon (in foto sotto) hanno ottenuto un rating più alto in virtù del minore drawdown del loro fondo.

Per questo, in rappresentanza del team, abbiamo intervistato Rollo Roscow.

Qual è la principale differenza tecnica tra il vostro fondo e i competitor, alla base delle performance?

Il nostro lavoro di generazione di idee, l'analisi delle società e la capacità di ignorare i rumor di mercato nel breve termine. 

Consideriamo società small e mid-cap che sono poco analizzate dal mercato.

Il nostro team Emerging Market invece ci aiuta nel processo di “impollinazione” delle idee e nella comprensione dei temi globali.

Come potrebbe sintetizzare il vostro processo di investimento?

Adottiamo un approccio rigoroso per ogni investimento che facciamo. 

Partecipiamo a centinaia meeting all’anno con le aziende e utilizziamo diversi strumenti di screening. Una volta che abbiamo delle idee definite, creiamo casi di investimento per cercare di capire in maniera più approfondita le opportunità, compresa l’analisi Esg. Alla fine di questo lavoro di background, valutiamo la società utilizzando il nostro modello interno DCF fatto su misura.

Se le valutazioni hanno senso, allora l’analista dà un voto al titolo in una scala da 1 a 4, dove 1 è uno strong buy e 4 è uno strong sell. A questo punto l’analista e il gestore del fondo decidono insieme se abbia senso inserire il titolo nel portafoglio e il peso da conferirgli, sulla base del grado di convinzione, della liquidità e del rischio.

Il portafoglio ha sostanzialmente un approccio bottom-up, con saltuaria assistenza fornita da un modello macro quantitativo top-down.

Quante posizioni avete solitamente in portafoglio? Quali limiti vi ponete sulle singole esposizioni?

In generale deteniamo tra 30 e 50 titoli, anche se il nostro range solitamente è di 40-50 azioni. I limiti in termini di posizioni possono sovrappesare o sottopesare del 5% il benchmark, ma è un’eventualità abbastanza rara. L’ampiezza dei posizionamenti dipende dalla covinction, dall’upside, dal rischio e dalla liquidità, oltre che da altri fattori. 

Applichiamo anche un limite 5/10/40 per ridurre la concentrazione: le posizioni possono contare per un massimo del 10% del portafoglio e ogni singola posizione superiore al 5% conta per un massimo totale aggregato del 40% del portafoglio.

Quali sono attualmente i vostri tre principali investimenti? può descriverceli?

I 3 maggiori posizionamenti sono tutti titoli russi, in parte a causa dell’ampio peso che coprono nell’indice ma anche per l’alta convinzione che abbiamo nella loro capacità di aumentare di valore nel corso del tempo.

Lukoil ha beneficiato della debolezza del rublo, degli alti prezzi del petrolio e del miglioramento della corporate governance sull’allocazione di capitale. Riteniamo che nel corso dei prossimi anni potrebbe generare alti rendimenti di capitali.

Sberbank è tra le principali banche in Russia, la cui proprietà è a maggioranza statale; è ben gestita e genera rendimenti molto elevati sul lato azionario in maniera consistente. La banca è stata danneggiata dal rischio di sanzioni quest’anno ma a livello operativo è molto solida. La valutazione è molto attraente.

Novatek è una società di gas russa che è ben gestita e a livello storico ha generato un livello eccezionale di valore per i suoi azionisti. Sul lungo termine potrebbe diventare uno dei principali player del gas naturale liquefatto a livello globale; c’è infatti un ampio interesse nei confronti dei suoi asset da parte di altre società importanti nel settore oil & gas della penisola Jamal. Siamo convinti che le valutazioni non abbiano ancora pienamente prezzato questi asset. 

Quali sono stati negli ultimi due anni i principali cambiamenti che avete apportato al portafoglio?

La mossa più significativa è stata di incrementare la nostra esposizione sul settore oil & gas, a scapito di gran parte degli altri settori, escluso quello bancario.

Abbiamo aumentato l’esposizione sul settore petrolifero e del gas in Russia nella seconda metà del 2017 e nella prima metà del 2018, in parte a causa del miglioramento della corporate governance di diversi nomi e della nuova politica della Banca Centrale Russa di intervento nei mercati valutari per aumentare le riserve e mantenere debole il rublo. I movimenti del prezzo del petrolio hanno apportato benefici. 

Abbiamo anche investito molto sulle raffinerie sin dall’inizio dell’anno per aumentare l’esposizione in vista dell’imminente cambiamento nella regolamentazione dell’Organizzazione Marittima Internazionale, che porterà le società di trasporti marittimi ad utilizzare il diesel o ad inserire dei filtri per catturare il solforo dall’olio combustibile inquinante utilizzato solitamente.

In termini di singoli Paesi, siamo stati sottopesati sulla Turchia per un lungo periodo, a causa delle preoccupazioni macroeconomiche, che si sono concretizzate quest’anno. Abbiamo preso profitto da questa posizione ma siamo ancora preoccupati riguardo alla direzione della politica economica guardando avanti.

Quali sono le tre notizie principali che un consulente finanziario o un investitore dovrebbero considerare approcciando la vostra asset class?

Le principali tematiche quest’anno sono state politiche.

La Russia conta per più del 50% nel nostro benchmark e la percezione dei rischi è strettamente legata alle relazioni tra la Russia e l’Occidente, in particolare gli Stati Uniti. La minaccia di sanzioni ha impattato sui rendimenti del mercato azionario, nonostante i movimenti al rialzo del petrolio. Se abbiamo raggiunto il picco in termini di rischio per le sanzioni, ci potrebbe essere un forte re-rating del mercato azionario.

In Turchia quest’anno la politica ha portato il Paese ad avere perfomance tra le peggiori a livello globale. Riteniamo che il peggio sia passato, ma ci muoveremo con cautela. La Turchia è il terzo Paese per posizionamento nel nostro portafoglio.

Infine, un’area in cui gli investitori italiani potrebbero essere avvantaggiati è capire cosa succederà con la politica fiscale e il Governo italiano nei prossimi anni.

L’Italia è diventata una delle preoccupazioni maggiori per gli investitori europei e ciò ha avuto un impatto sulla propensione al rischio, impattando quindi a sua volta sull’azionario bancario nell’Europa centrale e orientale e ovviamente in Grecia. Abbiamo un’esposizione sul settore finanziario in tali Paesi che potrebbe essere suscettibile a qualsiasi miglioramento o peggioramento nella percezione del rischio Italia.

Cosa considera imprescindibile per un fondo azionario emergente europeo?

La capacità di mantenere il controllo quando i mercati sono volatili. Essere coerenti con l’approccio in termini di analisi delle società ed assicurarsi di focalizzarsi sui driver di lungo termine e non sulla gratificazione istantanea dei nuovi posizionamenti.

Chi è il vostro cliente ideale?

I migliori clienti per il nostro fondo sono quelli che si fidano di noi, come gestori di lungo termine. Il fondo rappresenta una buona opportunità di diversificazione per il portafoglio degli investitori e permette di esporsi su uno dei segmenti più convenienti nel mercato azionario globale.

Come mai ha scelto questo ambito per la propria carriera?

Il mio interesse nei confronti degli investimenti è iniziato quando ero molto giovane, quando mio padre mi regalò alcuni titoli di un paio di società basate nel Regno Unito.

Mi sono appassionato controllando i prezzi dei titoli e cercando di capire perché aumentavano e diminuivano. Più imparavo, più crescendo volevo lavorare nel settore.

La gestione di fondi è un mondo affascinante in cui lavorare, perché ogni giorno è diverso dal precedente, con nuove sfide da superare.

Abbiamo anche il privilegio di conoscere persone che sono alla guida di società, Paesi e Banche Centrali attraverso incontri individuali.

La sfida intellettuale quotidiana è ciò che guida il mio entusiasmo ed è inoltre un piacere lavorare con persone che condividono questo punto di vista.

Scrivi un commento

Effettua il login o registrati per commentare. La registrazione è gratuita e richiede solo pochi minuti.