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Quanto sono colpevoli le istituzioni nella crisi delle due venete? Un cf lo chiede ai risparmiatori

Quanto sono colpevoli le istituzioni nella crisi delle due venete? Un cf lo chiede ai risparmiatori

Sono un consulente e divulgatore finanziario. Da tempo sto portando avanti una battaglia per l’alfabetizzazione dei risparmiatori, che necessitano di una maggiore consapevolezza per poter tutelare in modo efficace i propri risparmi.
 
Nel mese di Luglio ho inviato una lettera aperta al Ministro dell’Economia Padoan (qui la news) che è stata pubblicata su questa testata; dopo la pubblicazione della mia lettera ho ricevuto diversi contatti da parte di risparmiatori che erano stati coinvolti nella vicenda delle banche venete e alcuni aspetti delle loro storie hanno catturato la mia attenzione.

Queste persone sostengono che sono state proprio le informazioni diffuse dalle autorità competenti a rinforzare in loro la convinzione che i bond di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza costituissero un buon affare; per questa ragione ho deciso di iniziare questa indagine e cercare di capire se queste affermazioni potessero avere dei fondamenti nella realtà dei fatti.

Ovviamente tra i compiti delle autorità e dei regolatori c’è anche quello di “tranquillizzare” i mercati finanziari, tuttavia emerge una domanda molto complessa, con implicazioni notevoli.

Dove termina il compito di rassicurare i mercati e dove inizia quello di informare gli investitori?

Stabilire se ci siano delle responsabilità giuridicamente rilevanti, da parte dei regolatori, della stampa e della politica a danno dei risparmiatori incappati nella vicenda delle banche venete, non è compito mio. Quello che mi sono trovato ad ascoltare, la ricostruzione della storia vissuta in prima persona  da parte di un risparmiatore, certamente ha dei lati oscuri e le categorie che ho elencato sopra avranno di che interrogarsi. La storia nasce dopo un contatto che ho avuto – uno dei tanti – dopo la pubblicazione della mia lettera al Ministro Padoan del 12 luglio scorso pubblicata da Citywire.

Un risparmiatore mi scrive per raccontarmi il suo punto di vista e la sua vicenda ed ho deciso di iniziare questa sorta di inchiesta e di ricostruzione dei fatti. La mia battaglia rimane quella di forzare la mano per ottenere una maggiore consapevolezza da parte dei risparmiatori e la mia ricetta rimane quella, nel caso specifico, di frazionare il portafoglio per emittenti in modo da annacquare il più possibile il rischio di controparte e più in generale di fare il possibile affinché l’alfabetizzazione finanziaria possa diventare patrimonio del maggior numero di cittadini possibile.

La mia fonte, in questa vicenda, lo ha fatto in parte ed è grazie a questa strategia che oggi il colpo inferto al suo patrimonio dal dissesto delle banche venete non lo ha ucciso economicamente. (Ovviamente non per merito mio, nemmeno ci conoscevamo).

Tuttavia la sua storia, per come lui l’ha vissuta direttamente, è difficile da relegare nell’ambito del classico rischio di controparte; assume dei toni più foschi, in cui i regolatori, la politica e una parte della stampa non fanno – come minimo – bella figura e ci si potrebbe interrogare sul ruolo che hanno avuto nel determinare l’acquisto di questi strumenti.

Mentre scrivo questo pezzo, altri risparmiatori mi stanno scrivendo le stesse identiche cose e questo rafforza in me l’idea che si tratti di una questione di interesse generale. Nel 2016 la mia “fonte” acquista obbligazioni subordinate emesse da Banca Popolare di Vicenza e da Veneto Banca, in scia alle dichiarazioni secondo le quali il fondo Atlante è intervenuto con tre miliardi di euro di ricapitalizzazione e le dichiarazioni diffuse da Penati con la sua lettera agli azionisti pubblicata dai principali quotidiani secondo le quali gli istituti sarebbero addirittura  “tra i più solidi in Italia”. (Fonte: lettera di Alessandro Penati agli azionisti di BPVI pubblicata su repubblica il 7 luglio 2016).

Nessuna autorità interviene per smentire questa dichiarazione, o per lo meno per invitare alla prudenza e segnalare che si tratta di una affermazione non verificabile e comunque eccessiva, a prescindere dai conti dell’istituto. Vedremo dopo come questo silenzio non sia a mio avviso casuale ma possa rientrare in un preciso piano di comunicazione.

Anzi, le dichiarazioni del Ministro Padoan ad esempio - Bruxelles 08 marzo 2016- , avevano contribuito a rinforzare l’idea che il sistema bancario fosse solido e che il piano di smaltimento degli NPL stesse producendo i risultati sperati. – Il video è stato trasmesso dai media ed è ancora disponibile su Youtube.

“A dicembre dello stesso anno”, racconta il risparmiatore, “mi giungono notizie di una ulteriore iniezione di un miliardo di euro. Contrastano con la granitica versione precedente secondo la quale la banca sarebbe la più solida in Italia – se è così solida, perché un altro miliardo?”

Arriviamo a febbraio 2017 – Penati, in qualità di presidente di Quaestio SGR (la società a cui è affidata la gestione del Fondo Atlante) dichiara di avere trovato una Horror Story e di non avere avuto il supporto delle banche italiane che hanno deciso di operare la svalutazione della loro partecipazione nel fondo.

La commedia prosegue tra altre vicissitudini fino ad arrivare al 17/03/2017

In un comunicato stampa di Veneto Banca viene presentato il piano di ricapitalizzazione e fusione delle banche venete. A seguito di questo comunicato molti investitori decidono di mediare il prezzo di carico perché convinti della realizzazione della ricapitalizzazione precauzionale. Infatti quest’ultima avrebbe permesso la conversione in azioni delle sub al 100% del nominale sulle Tier2. In seguito le azioni sarebbero state quotate in borsa a fronte della fusione tra i due gruppi bancari.

Ancora il 7 Giugno 2017 si legge in un comunicato dell’agenzia stampa Reuters che secondo fonti governative non sono contemplate altre opzioni e che la ricapitalizzazione precauzionale è l’unica strada attualmente percorribile.

Continua nella puntata successiva.

Fabrizio Monge, consulente finanziario

 

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