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Quanto sono colpevoli le istituzioni nella crisi delle 2 venete? Un cf lo chiede ai risparmiatori/3

Quanto sono colpevoli le istituzioni nella crisi delle 2 venete? Un cf lo chiede ai risparmiatori/3

Nelle due puntate precedenti (qui la prima, qui la seconda) ho cercato di evidenziare come molte informazioni diffuse sugli organi di stampa dalle autorità politiche e dai regolatori finanziari siano state molto efficaci nel tentativo di tranquillizzare i mercati, mentre sono molto più perplesso sulla loro funzione informativa, nei confronti dei risparmiatori.

Mi chiedo quanto possa essere considerato regolare questo tipo di condotta, e quanto invece lo Stato, la Consob, la Banca d’Italia e L’informazione pubblica potrebbero essere chiamati a rispondere come co-responsabili di questa e di altre vicende.

Un percorso di indagine, da parte di coloro che si occupano di tutelare i risparmiatori, potrebbe essere questa.

Lo Stato non è responsabile in qualità di garante di risparmiatori che hanno fatto le loro libere scelte (lo esclude la normativa sul Bail-In che il nostro Paese ha recepito) bensì potrebbe diventarlo in qualità di attore parallelo, nel caso fosse provato il suo contribuito sciente e determinante nello sviare le corrette valutazioni dei risparmiatori coinvolti agevolando il mercato di strumenti pericolosi senza le dovute cautele, in seconda battuta nel convincerli a non liberarsene e infine nel tentare di convincere l’opinione pubblica che l’intervento statale abbia scongiurato la disfatta totale in modo che la giostra possa ripartire.

Vedremo se qualche giurista temerario avrà intenzione di approfondire l’argomento e percorrere questo sentiero impervio o se verrà considerata fantascienza.

Seguire questa strada significherebbe capovolgere il banco e analizzare la questione da un punto di vista completamente nuovo e inedito, con implicazioni potenzialmente interessanti.

In questo senso la mia lettera aperta al ministro Padoan, pubblicata da Citywire voleva essere un richiamo alla realtà per l’opinione pubblica (per questo è una lettera aperta) e un invito al Ministro ad uscire allo scoperto per raccontare i fatti al Paese, in modo da dare al tema del risparmio una dimensione volta ad informare correttamente, invece di limitarsi a rassicurare ad oltranza.

La domanda fondamentale (che ho posto all’inizio) è questa: dove termina il compito di rassicurare i mercati e dove inizia quello di informare gli investitori?

Io ho le mie risposte, che contano poco o nulla, ma in base alle risposte che verranno date dal sistema si determinerà la sorte non solo degli obbligazionisti veneti, ma di migliaia di risparmiatori in futuro.

Curiosa è inoltre la solerzia con cui la Consob sta comminando sanzioni (che finirebbero a carico della BadBank) per essere stata messa nelle condizioni di non poter vigilare in modo adeguato a causa delle omissioni nella documentazione analizzata.

Formalmente si tratta di una procedura corretta ma colpisce il fatto che queste sanzioni risulterebbero crediti privilegiati nell’insinuazione al passivo rispetto alla massa degli obbligazionisti.

In pratica le vendita degli asset e degli NPL presenti nella Badbank, che rappresentano il patrimonio aggredibile da parte dei creditori, vengono di fatto ridotte a causa di queste sanzioni postume.

Un'altra categoria di soggetti che di rado vengono chiamati in causa quando si verificano situazioni poco chiare è quello dei revisori contabili.

Ammesso che si dimostri una loro condotta colposa nel certificare bilanci viziati da omissioni o dati incompleti, quale responsabilità si può configurare nei confronti dei risparmiatori danneggiati?

Durante le assemblee tenutesi a Vicenza e a Montebelluna per deliberare le azioni di recupero danni non si è deciso di avanzare azioni legali  nè nei confronti dellla KPMG per la BPVi nè della PricewaterhouseCoopers spa

Secondo alcuni la scelta è stata determinata dalla scarsa capienza patrimoniale delle società di revisione che in Italia sono studi di revisione associati, come una specie di franchising dei noti marchi internazionali.

In ogni caso (ovviamente dopo che sia dimostrata l’inadeguatezza della loro attività) potrebbe essere una questione con implicazioni che vanno al di là del mero valore patrimoniale del recuperabile.

Esistono però dei precedenti interessanti in Italia, ad esempio Nel 1990 con una scelta che sorprese gli operatori del settore, la Banca Popolare di Milano allora presieduta da Piero Schlesinger chiese al tribunale il sequestro di tutti i beni della Kpmg Peat Marwick Fides, la società di revisione che non avrebbe messo in luce i buchi di bilancio dell' Istituto milanese leasing nel momento in cui BPM perfezionò l’operazione di acquisizione.

Ad inizio del 2007 il Commissario Straordinario di Parmalat, Enrico Bondi, concluse un accordo transattivo di 149 milioni di dollari con la società di revisione Deloitte & Touche, con cui l’azienda di Collecchio si impegnò a rinunciare a qualsiasi pretesa nei confronti di Deloitte. 

Più recentemente è sono stati proprio gli amministratori di Banca Marche ad avviare una azione legale di 182 milioni di euro proprio nei confronti di PWC incaricata di revisionare i bilanci della banca dal 2007 al 2012. Secondo quanto ipotizzato dai legali della banca, infatti, un rilievo da parte dei revisori avrebbe potuto contribuire a interrompere le condotte degli amministratori e limitare i danni.

Mi auguro che le procure e gli inquirenti abbiano la flessibilità mentale di analizzare la vicenda anche sotto questi punti di vista, definendo in modo più chiaro se il compito del sistema sia sempre e solo quello di stabilizzare i mercati o se vi siano altri tipi di responsabilità, come quella, ad esempio, di informare i risparmiatori con trasparenza.

 

Fabrizio Monge, consulente finanziario

 

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