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Psicologia&Mercati - Le bolle speculative. La finanza comportamentale applicata ai bitcoin

Psicologia&Mercati - Le bolle speculative. La finanza comportamentale applicata ai bitcoin

di Paolo Calcinari Ansidei, consulente finanziario di Rimini

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Qualche giorno fa mi chiama un cliente importante con un’elevata propensione al rischio, spesso incline a cercare la “scommessa” giusta, e mi dice: cosa ne pensa se compriamo un po’ di Bitcoin?

Ecco mi sono detto, ci risiamo, la moda del momento (il bitcoin) è arrivata anche all’investitore privato. Dopo qualche giorno nell’edizione della mattina un TG nazionale dedica spazio al Bitcoin: un “esperto” afferma che si può considerare un bene di rifugio al pari dell’oro.

Spiace per i cultori delle cripto-valute ma il bitcoin sembra proprio seguire la traccia tipica delle bolle speculative, come ha scritto Reuters in un recente articolo: il Bitcoin sarebbe in transito ora tra la fase “mania” e l’inizio della rovina. Mentre scrivo il Bitcoin ha già perso dai massimi il 30%.

Il tema delle cripto-valute è indubbiamente affascinante, ma in quest’articolo non si vuole comprendere il loro potenziale sviluppo o meno.

Si vuole prendere spunto dal suddetto aneddoto per introdurre l’argomento delle bolle speculative dei mercati finanziari e di come queste nella storia hanno influenzato gli investitori piccoli e grandi, alla ricerca del modo più veloce per arricchirsi, attraverso scommesse di cui hanno spesso sottostimato i rischi.

Il termine di "bolla speculativa" è utilizzato per descrivere la prolungata deviazione del prezzo di un asset class o di uno strumento finanziario dai suoi fondamentali. Scrivere di bolle speculative è un modo per parlare di finanza comportamentale, in quanto si ha la possibilità di analizzare le fasi euforiche che ciclicamente nascono sui mercati finanziari e quindi nell’economia.

Si può affermare che le bolle speculative hanno sempre manifestato le medesime caratteristiche.

Lo sviluppo temporale di una bolla si può dividere in tre grandi fasi:

  • Accumulazione: la  crescita  dei  prezzi è  moderata  e i volumi  di  compra-vendita alle volte sono  elevati  in quanto gli investitori istituzionali  iniziano  a prendere posizione sullo strumento o asset class.
  • Speculazione: si affacciano i risparmiatori e gli investitori privati. I prezzi  iniziano ad avere una accelerazione rialzista e le valutazioni cominciano ad essere elevate. Il comportamento degli investitori diventa euforico, le argomentazioni di chi lancia l’allarme vengono sepolte dalla famosa frase “This time is different” (questa volta è diverso).  Gli investitori erano fuori dal mercato, fremeva per entrarci. Quelli che erano entrati, vittime dell’avidità, volevano aumentare ancora i loro guadagni. Al termine di questa fase gli investitori istituzionali iniziano a vendere parte degli investimenti accumulati nella prima fase.
  • Esplosione: inizia il ribasso dei prezzi, alle volte graduale con successiva accelerazione alle volte si assiste ad un vero e proprio crollo, in seguito a dati o notizie non in linea con le aspettative o per colpa di un evento esogeno imprevisto. Gli investitori iniziano la fuga, le vendite si auto-alimentano e inizia il panico.

Molti studi accademici hanno dimostrato che farsi influenzare dall’euforia nelle decisioni d’investimento, allettati dai guadagni esagerati, sperando che si ripetano nel futuro, è sempre una cattiva scelta. Nonostante tutto, le persone compongono il portafoglio dei loro investimenti sulla base dei risultati recenti.

Quali prime conclusioni si possono trarre? Come l’investitore razionale si dovrebbe comportare?

Semplificando possiamo considerare l’euforia il “momento di maggior rischio finanziario”, mentre il panico il “momento di maggior opportunità finanziaria”. In entrambi i casi si dovrà avere pazienza per veder la conferma di essere dalla parte del giusto.

Preso atto che l’evoluzione dei prezzi si alterna tra fasi “toro” (rialziste) e fasi “Orso” (ribassiste), con estremi di “euforia” e di “panico”, è indubbio che le nostre emozioni possono diventare un intralcio, per questo non ci si deve far influenzare dai mass media (tv, giornali e blog internet), che tendono ad enfatizzare le suddette fasi.

L’errore più comune è quello di farsi influenzare o come si dice “farsi trasportare dal gregge”. Sono tanti i casi in cui le persone hanno pensato e agito sulla base delle decisioni della massa, non solo in campo finanziario ma in ambito sociale e politico.

Seguire il “gregge” sui mercati finanziari è uno dei motivi che contribuiscono alla nascita e crescita delle bolle speculative.

Perché avviene l’effetto gregge?

Diversi test cognitivi di finanza comportamentale hanno confermato che gli individui preferiscono copiare cosa fanno gli altri anziché prendere scelte d’investimento sulla base del proprio ragionamento logico.

Fare la stessa cosa che fa la massa di investitori ci rassicura, in quanto pensiamo che gli altri hanno a disposizione informazioni che noi non abbiamo. Non si considera la possibilità che la massa si stia sbagliando, mettendo in un angolo le nostre valutazioni.

La teoria dei mercati efficienti sancisce che l’investitore prende decisioni d’investimento sulla base delle informazioni reperibili nel mercato, tenendo conto del rischio. La realtà invece è che l’investitore agisce spesso come riflesso di ciò che sta succedendo nel mercato, influenzato dal comportamento di altri investitori.

L’esempio più vivo nella memoria degli investitori di bolla speculativa è quella di Internet, tra la fine del 1999 e inizio del 2000. In quel periodo i titoli delle aziende del settore tecnologico e delle telecomunicazioni beneficiarono di una crescita straordinaria su tutte le piazze finanziarie.

L’indice Nasdaq, composto in prevalenza da titoli tecnologici, triplicò il suo valore iniziale. Tra l’agosto 1995 e marzo 2000 il suo incremento fu pari al 500%, segnano un massimo storico a 5132,52 punti.

Le Ipo (Initial Public Offering) di aziende con il finale “dot comnel primo giorno di borsa raddoppiavano il prezzo di quotazione. Lo sviluppo della rete internet e cellulare ha alimentato l’euforia degli investitori, i quali nutrivano attese ultra-positive sulla crescita dei prezzi di questi titoli per gli anni a venire.

I classici parametri di valutazione delle aziende non erano considerati, nella speranza che queste aziende avrebbero realizzato enormi profitti grazie alla loro presenza nella rete internet.  Il 10 ottobre 2002 l'indice Nasdaq scende a quota 1,108.49.

La bolla degli Anni 20 fu invece alimentata da fattori tecnici, cioè dalla possibilità di comprare azioni tramite contratti di “riporto”, cioè l’acquisto di azioni attraverso l’utilizzo del credito. Gli investitori privati concludevano contratti con gli agenti di borsa, ricevendo a prestito liquidità per l’acquisto di azioni le quali venivano date a garanzia. Gli agenti di borsa a loro volta si finanziavano presso le banche dando a garanzia i titoli dei propri clienti. Questo circuito di finanziamento/speculazione si auto-alimentava grazie alla crescita dei prezzi che compensava ampiamente i tassi d’interesse pagati sui prestiti. La prima importante correzione dei prezzi (ottobre 1929) delle azioni quotate a Wall Street, gettò nella paura gli investitori i quali iniziarono a vendere le proprie azioni anche per chiudere i contratti di finanziamento con i loro agenti di borsa, che a loro volta erano richiamati a rientrare dalle loro banche finanziatrici. Il crollo si auto-alimentava.

La storia c’insegna, non solo nel caso della bolla internet ma anche per quella dei bulbi di tulipano (primi anni del 1.600) nei Paesi Bassi e per quella delle Compagnie dei Mari del Sud (primi anni del 1700) in Gran Bretagna, che l’interesse degli investitori verso un’innovazione viene vista come una nuova fonte di guadagno nel breve termine. Attirando l’interesse sul mercato d’investitori non esperti la bolla assume connotazioni speculative.
La domanda aumenta e supera nettamente l’offerta, inoltre chi acquista non lo fa in ottica d’investimento ma ha l’obiettivo di vendere prima possibile a un prezzo più elevato.

La stessa cosa che è successa al Bitcoin.

Il problema principale per un investitore, e anche il suo peggior nemico, è probabilmente lui stesso”, Benjamin Graham.

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L'indirizzo email dell'autore: pcalcinari@gmail.com

 

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