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Osservatorio Global Bond – Banche centrali contro rischio politico e geopolitico

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Osservatorio Global Bond – Banche centrali contro rischio politico e geopolitico

Guido Mathieu* scrive in esclusiva per Citywire.it il commento mensile di Tosetti Value su fondi e gestori dell'asset class Obbligazionario Globale.

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Negli Stati Uniti gli ultimi dati disponibili confermano la robustezza dell’espansione economica in atto, in grado di mantenere l’inflazione su livelli prossimi all’obiettivo delle Autorità, pari al 2%.

L’andamento di domanda e offerta, infatti, si mantiene solido, e la disoccupazione si attesta attualmente al 3.8%, minimo da inizio millennio. Il PCE Core (Personal Consumption Expenditure al netto di energia ed alimenti) – misura prediletta della Fed – si attesta pertanto all’1.8%, valore molto prossimo al succitato target.

Proprio in ragione di tale quadro macroeconomico, il mercato sconta ampiamente che un nuovo rialzo di 25 punti base del tasso di riferimento, oggi fissato all’intervallo 1.50%/ 1.75%, verrà implementato in seguito alla riunione del FOMC (Federal Open Market Committee) del 12 – 13 giugno prossimi.

In quella data, i vertici di Constitution Avenue renderanno, inoltre, note le proprie intenzioni riguardo al futuro ritmo della stretta monetaria, che alcuni membri del Comitato Esecutivo vorrebbero accelerare.

Anche in Europa, dopo la debolezza evidenziata nei mesi precedenti, l’inflazione è tornata ad accrescersi nel mese di maggio raggiungendo l’1.9% annuo su base continentale, massimo da dodici mesi a questa parte, il 2.3% in Francia e il 2.2% in Germania.

La misura “core” che esclude cibo e benzine, pur ancora lontana dall’auspicato 2%, è balzata all’1.1% tendenziale nel quinto mese dell’anno dal precedente 0.7%. A differenza della controparte nordamericana, la BCE appare ben lontana dall’operare in senso apertamente restrittivo mediante la modifica del costo del denaro, che rimarrà a zero per un prolungato periodo di tempo.

L’Istituto presieduto da Mario Draghi, tuttavia, potrebbe annunciare il 14 giugno novità in merito al futuro del programma di acquisto di titoli di Stato e Corporate, il cui termine è previsto a settembre. La fase di espansione monetaria, inoltre, pare volgere al termine in numerosi altri Paesi, sia emergenti sia industrializzati.

A fine maggio, in tal senso, la Banca Centrale indonesiana ha alzato il tasso di riferimento dello 0.25% al 4.75% per difendere la divisa locale, penalizzata dal recente aumento dei rendimenti USA, e le Autorità Monetarie canadese e indiana – pur evitando per il momento di modificare il costo del denaro – hanno lasciato presagire un atteggiamento più restrittivo finalizzato a contenere le pressioni inflattive in via di graduale rafforzamento.

Pare pertanto verosimile che nel medio periodo le curve dei Governativi – sia emergenti sia soprattutto industrializzati – continuino a salire irripidendosi progressivamente.

Nel caso degli Stati Uniti tale incremento del costo del servizio al debito pubblico sarà probabilmente corroborato anche dal crescente deficit dei conti dello Stato conseguente alla riforma fiscale introdotta dall’Amministrazione Trump. A maggio, tuttavia, il mercato obbligazionario globale è stato influenzato, ben più che dalle prospettive in termini di politica monetaria, dai rischi di natura politica sia su scala locale sia planetaria.

Negli ultimi dieci giorni del mese, infatti, i rendimenti dei BTP sono balzati di 300 punti base sulla parte breve della curva e di oltre 100 su quella lunga, gravati dalla perdurante incertezza politica e dalla possibile nomina, poi non verificatasi, a Ministro dell’Economia di un professore fortemente euroscettico.

In seguito alla formazione del Governo sostenuto dalla maggioranza Lega – Movimento 5 Stelle gli yield dei titoli di Stato italiani sono tornati a scendere, ma il decennale di Roma rende attualmente più del 2.5% ovvero circa 80 punti base più che a inizio maggio. Nelle ultime settimane è costantemente aumentato anche lo yield sui Governativi del Brasile, investito da un’ondata di scioperi e proteste popolari.

Proprio le vicende nostrane, cui si sommano i timori di un’escalation delle tensioni commerciali innescate dall’introduzione di dazi sulle importazioni di alcune categorie merceologiche da parte del Presidente USA Trump, hanno determinato la flessione dei rendimenti dei bond considerati più sicuri.

I Treasury decennali rendono ora il 2.9%, ovvero 10 punti base in meno di fine aprile e il costo del debito di pari scadenza tedesco è diminuito a maggio di una quindicina di punti base attestandosi intorno allo 0.4%.

Proprio l’eventuale scoppio, che a oggi non sembra probabile, di una vera e propria guerra commerciale tra le maggiori economie mondiali frenerebbe la crescita globale e potrebbe cambiare radicalmente gli intendimenti delle Banche Centrali.  

In ambito Corporate gli spread creditizi dei titoli denominati in Euro Investment Grade e High Yield sono aumentati rispettivamente di 25 e 55 punti base, variazioni in ambedue i casi largamente superiori a quelle che hanno interessato le obbligazioni Corporate nordamericane. Per limitare i rischi di natura finanziaria appare corretto mantenere una duration di portafoglio molto bassa, prediligendo i titoli a tasso variabile e le obbligazioni Inflation Linked (in area Dollaro in modo particolare).

Il rischio di credito, viceversa, appare elevato soprattutto in alcuni tra i maggiori Paesi Emergenti interessati da imminenti Elezioni Politiche – quali il Brasile e Turchia – ma anche, almeno potenzialmente, in Italia.

L’attenzione degli investitori si focalizzerà in particolare sulle scelte del neonato Esecutivo italiano in materia fiscale – alla luce delle promesse contenute nel programma di governo - e sull’attitudine del medesimo rispetto alle Autorità Europee.         

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* Guido Mathieu, autore dell'intervento, è economista presso Tosetti Value dove lavora dal 2009.

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