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MIFID 2, i consulenti continueranno a percepire le retrocessioni

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MIFID 2, i consulenti continueranno a percepire le retrocessioni

L’economia attuale è prettamente finanziaria e in un contesto nel quale informatica e dematerializzazione di contratti e prodotti ha ormai superato i contesti nazionali, il rapporto tra fattori industriali e finanziari tipico del XX secolo si è invertito. È la finanza che guida l’evoluzione economica e per questo il legislatore ha scelto di intervenire a normare dove la finanza si connette con il mondo reale, ovvero nelle pratiche quotidiane del professionista della consulenza finanziaria.

“Il cliente, pur avvertito, oggi fa fatica a orientarsi nell’offerta e senza un consulente esperto rischia di fare scelte sbagliate, irrazionali, in perdita” sottolinea l’Avvocato Francesco di Ciommo, docente di Diritto Privato all’Univeristá LUISS Guido Carli di Roma: “L’Unione Europea, infatti, non ha concepito le direttive Mifid con spirito paternalistico per proteggere i risparmiatori, ma per tutelare i mercati: in un mercato non regolamentato, dal punto di vista paretiano, il contratto proditorio non distribuisce alle parti le sue positività, poiché un cliente insoddisfatto smette di investire e il mercato si impoverisce”.

La direttiva europea Mifid 2, attiva da inizio 2018, impone:

1) più vasti e penetranti obblighi informativi in capo all’intermediario

2) netta distinzione tra servizi di investimento a valore aggiunto (consulenza e gestione individuale del portafoglio) e servizi esecutivi (collocamento, ricezione e trasmissione di ordini) svolti dagli intermediari

3) possibilità per gli intermediari di nominare agenti collegati che oltre a promuovere i servizi tradizionali, prestano il servizio (già elevato a servizio di investimento riservato e soggetto ad autorizzazione dalla Mifid 

4) distinzione tra consulenza prestata su base indipendente e consulenza prestata su base non indipendente

Gli intermediari, i network e le banche, possono scegliere pertanto se fare consulenza su base indipendente, dipendente o ibrida, mentre i consulenti finanziari individuali devono scegliere se lavorare in un regime di dipendenza o di indipendenza e comunicarlo esplicitamente al cliente.

Una delle novità finora più discusse della Mifid2 era il venir meno del meccanismo delle retrocessioni e il dovere di esplicitare e girare direttamente al cliente gli emolumenti. Questo è vero soltanto se si sceglie di adottare un profilo di consulenza indipendente.

“In caso contrario, con inquadramento dipendente, i consulenti potranno continuare a ricevere rebates” continua Di Ciommo “purché questa relazione accresca le qualità del servizio fornito dal cliente e non pregiudichi il rispetto del dovere dell’impresa di investimento di agire in modo onesto, equo e professionale nel migliore interesse del cliente. Le retrocessioni sono ammesse se accompagnano la prestazione di un servizio aggiuntivo o di livello superiore per il cliente, non offrono vantaggi diretti all’impresa e sono giustificati dalla garanzia di un beneficio continuativo”.

Ed è appunto il modello che intendono adottare i principali network di consulenza in Italia, considerandolo i rebates uno dei pilastri del sitema a struttura aperta tipico dell’Italia.

Ecco il commento dei massimi dirigenti dei principali network di consulenza italiani durante Consulentia17, che hanno tutti scelto il modello della non indipendenza, con dei distinguo:

Paolo Molesini, amministratore delegato Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking:

“Mifid 2 non è altro che la prosecuzione di Mifid 1 e siamo già a buon punto del recepimento col nostro modello di consulenza. Noi seguiremo il modello della non indipendenza perché offriamo comunque una gamma prodotti completa (oltre 5000 fondi), mancanza di conflitto di interessi tra clienti e operatori, adeguati strumenti in aiuto del consulente e meccanismi di valutazione da parte del cliente”.

Alessandro Foti, amministratore delegato FinecoBank: 

“C’è stata una iniziale preoccupazione che venendo meno le asimmetrie informative tra operatore e cliente potessero ridursi i margini. Noi saremmo per permettere al singolo consulente entrambi i modelli di prestazione ma poiché è vietato punteremo sulla consulenza non indipendente ma continueremo a offrire servizi di consulenza a parcella, sempre all’insegna della massima trasparenza verso il cliente”.

Massimo Doris, amministratore delegato Banca Mediolanum:

“In Italia tutte le reti hanno un regime di archittura aperta già da tempo; queste normative non fanno altro che aumentare i costi dell’industria e causerano il taglio di altre tipologie di costi e un eventuale innalzamento del pricing finale. Anche noi puntiamo a un modello di consulenza non indipendente”.

Armando Escalona, amministratore delegato Finanza & Futuro Banca:

“Punteremo alla consulenza dipendente, forti del fatto che il nostro modello consulenziale è già ora più trasparente di quello delle banche e con costi minori. Non sarà possibile creare un canale di consulenza indipendente perché creeremmo di fatto due strutture separate con raddoppio dei costi aziendali”.

Sergio Albarelli, amministratore delegato Azimut

“Le reti italiane hanno già speso molto per essere pronte alla Mifid 2. In Italia non ci avverrà né la scomparsa di un terzo dei consulenti come nel Regno Unito né la quasi scomparsa della categoria come nei Paesi Bassi. La concorrenza non sarà sui costi ma sulla performance”.

Ferdinando Rebecchi, responsabile Life Banker BNL Gruppo BNP Paribas Sviluppo e Consulenza Finanziaria 

“Non riesco ad essere preoccupato della Mifid 2: l’industria del risparmio gestito ha gestito la crisi come il mondo della banche non ha saputo fare. Siamo tutti in regime di consulenza non indipendente, ma vorremmo cavalcare entrambe le opzioni e dar vita a un comparto di consulenza indipendente”.

Massimo Giacomelli, responsabile rete dei consulenti finanziari Widiba

“È evidente come tutte le reti abbiano clienti non pronti ad essere informati dei costi attuali e il tema è quanto le mandanti supporteranno i propri professionisti nel servizio di consulenza a tutto tondo. Noi ad esempio stiamo sostenendo la creazione di un master per trasformare il consulente finanziario ad un albo internazionale di consulente patrimoniale”. 

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