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Lindsay (Goldman Sachs AM): Rialzo dei tassi Usa, aspettando l’inflazione

Abbiamo incontrato Iain Lindsay, co-responsabile del Global Portfolio Management, Global Fixed Income & Liquidity Management di Goldman Sachs AM

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Lindsay (Goldman Sachs AM): Rialzo dei tassi Usa, aspettando l’inflazione

Abbiamo incontrato Iain Lindsay, co-responsabile del Global Portfolio Management, Global Fixed Income & Liquidity Management di Goldman Sachs AM

Nel 2017 si aspetta un innalzamento dei tassi di interesse da parte della Bce e della Fed? Perché?

Guardiamo sicuramente con interesse alle mosse della Federal Reserve: l’economia americana sta andando bene e sta rispondendo agli stimoli ricevuti. E il momento è perfetto per una normalizzazione dei tassi di interesse. La politica fiscale di Trump farà da ulteriore volano per questo adeguamento.

Viceversa la Banca Centrale Europea non mi sembra avere fretta di alzare i tassi. Punta a favorire l’economia con politiche molto flessibili per un esteso periodo. La situazione in Europa è molto diversa e in contrasto con quella degli Usa, sia dal punto di vista economico sia di politica monetaria.

Come si gestisce la componente obbligazionaria nei portafogli in una stagione di tassi ancora bassi?

È un momento interessante per gli obbligazionari, in questa stagione di tassi bassi. Ritengo che l’ingrediente segreto sia essere estremamente flessibili.

Viviamo in un mondo in cui probabilmente alcuni Paesi stanno alzando i tassi di interesse – elemento in genere negativo per chi investe in obbligazioni – ma altri Paesi probabilmente li stanno mantenendo bassi e altri ancora li stanno abbassando ed é molto positivo per chi investe in bond.

Credo si debba guardare ancor più che in passato a livello globale, dove i tassi si muovono in direzione favorevole agli investimenti e concentrare i propri interessi lì, evitando i Paesi meno favorevoli. Sono certo che esistano situazioni interessanti: è pieno di opportunità dove è possibile investire.

Il 2017 sarà caratterizzato da una normalizzazione dell’inflazione?

Quella dell’inflazione è una lunga e dibattuta storia. I mercati di capitali, e in particolare chi investe in obbligazionario, la stanno aspettando da tempo e le stesse banche centrali stanno cercando di crearla.

Penso che si inizino a vedere i benefici di questo, seppure in maniera non uniforme: Stati Uniti e Regno Unito stanno mostrando questa pressione dell’inflazione ma non l’Unione Europea.

Esiste un caveat, un monito, contro l’aumento dell’inflazione, soprattutto se rapido, ma penso possa essere malinterpretato. Ritengo che ci investe in bond o in equity sia abbastanza consapevoli da guardare all’inflazione core (che non tiene conto dei beni con forte volatilità di prezzo come energia e alimentari) molto bassa nel contesto europeo.

Asia continentale e Giappone, infine, hanno ancora problemi con l’inflazione che dovranno approcciare.

Il ritorno dell’inflazione, con le sue derivate reflazione e stagflazione, apparirà più come un patchwork di situazioni nel mondo piuttosto che un cambiamento uniforme.

I nazionalismi economici nascenti possono pesare sullo sviluppo delle economie emergenti?

Penso che il mutato atteggiamento verso la globalizzazione a causa di nazionalismi sia un fenomeno destinato a divenire preponderante nel 2017. Le persone sono sempre più preoccupate dell’effetto delle esportazioni dai paesi emergenti, che offrono alle imprese increbibili vantaggi competivi.

Ipotizzo un cambiamento molto lento e protratto, fino a che economie emergenti saranno in grado di gestire gli effetti che questo populismo può creare.

Non abbiamo mai visto questo nel passato, con le economie costrette ad adeguarsi a queste circostanze macro economiche. I mercati sono abbastanza ansiosi di conoscere queste tempistiche, ma penso che saranno abbastanza lente. E ritengo che questa evoluzione della globalizzazione verso il populismo danneggerà le economie sviluppate più di quanto ritengono che facciano i paesi emergenti.

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