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Lettere dal fronte - I timori di un cf sullo spread in salita

Lettere dal fronte - I timori di un cf sullo spread in salita

Contributo a cura di Massimo Versolatto

A leggere molti dei commenti che, in questi giorni frenetici, vengono rilanciati dalle principali case d’investimento e dalle grandi banche internazionali, sembra di intravedere un certo allineamento della view sull’Italia.

Le preoccupazioni maggiori non riguardano il breve termine, bensì sono legate agli effetti economici di lungo termine della possibile nuova manovra finanziaria. L’allargamento attuale dello spread, insomma, secondo molti è un fatto nervoso e temporaneo che nell’arco di alcune settimane potrebbe venir mitigato. I motivi di una riduzione della tensione possono essere tanti, tutti validi.

Il più accreditabile è che Roma e Bruxelles, dopo questa fase iniziale in cui ognuno mostra i muscoli, si siedano a un tavolo e contrattino.
Possiamo trovarci d’accordo, ha senso. Di certo, per quanto riguarda il movimento attuale sui prez-zi dei BTP, abbiamo bisogno di fare un po’ di chiarezza.

Salvini e Di Maio continuano a sostenere che la manovra è un piano di rilancio strategico, che pre-figura un cambiamento epocale e farà ripartire l’economia. La finanza dovrà farsene una ragione e poco importa lo spread.
“Lo spread”, purtroppo, è diventato un’entità astratta che si configura come mero pretesto per la bagarre.“Chi se ne frega dello spread” da una parte, “ha ragione lo spread” dall’altra.

Lo spread conta. Non c’è appello e non è una questione di idee politiche. Conta perché ci dice quanto siamo credibili sul mercato.

Per capirlo, possiamo fare un esempio: immaginiamo che l’Italia sia un’azienda privata. Immedesimandoci in quest’ipotesi, fingendo di essere noi quell’azienda e di avere una nuova idea per lanciare un prodotto o, magari, per riorganizzare la struttura aziendale. Ma supponiamo anche di non essere in grado di autofinanziare questo nuovo progetto.

Andiamo perciò da una banca e chiediamo 100 euro. La banca, prima di darceli a cuor leggero, valuterà il nostro stato patrimoniale, il conto economico e se c’è un piano industriale (una cosa che normalmente ha un orizzonte temporale di tre anni). Supponiamo infine che noi si sia già indebitati con il settore bancario, tutta-via il nostro piano industriale è credibile e la banca decide di darci i 100 euro.

A questo punto la storia, semplificando all’estremo, può seguire due strade: a) il nostro piano industriale funziona, la nostra azienda fa utili, riusciamo a ripagare ampiamente i debiti con le banche e, inoltre, ci resta un guadagno che ci mantiene solvibili e garantisce la crescita aziendale; b) il no-stro piano industriale va a scatafascio.

In questo secondo caso, purtroppo, il rischio è che la nostra azienda diventi insolvente, non riuscendo a ripagare con regolarità i suoi debiti. Una volta le banche, di fronte ai clienti in sofferenza non esigibili, operavano tutta una serie di tentativi di recupero del credito, dove possibile attraverso il riscatto delle garanzie collaterali che il debitore aveva fornito per avere i soldi in prestito.
Oggi, spesso, le banche fanno qualcosa di più semplice: cedono il credito a qualcun altro. Quando sentiamo parlare di cessione degli NPL, è a questo che si riferiscono.

Facciamo l’esempio con i numeri: abbiamo chiesto 100 euro, non riusciamo a ripagarli e ne abbiamo finora restituiti magari 50. La banca vende il credito residuo di 50 a, indicativamente, 10. È una svendita, ma la banca preferisce così, per tutta una serie di motivazioni che esulano dal nostro. esempio. Ora, immaginiamo che l’azienda di cui abbiamo parlato sia l’Italia, il suo piano industriale è la manovra. finanziaria e la banca – visto che l’Italia una banca a cui rivolgersi non ce l’ha – è di fatto il mercato. L’azienda Italia si finanzia emettendo obbligazioni, i BTP, incassa i soldi e li restituisce nel tempo con gli interessi. La banca-mercato guarda il piano industriale di Salvini-Di Maio-Tria e si chiede se è “credibile”, se presenta un piano di sviluppo, di crescita economica. Poi controlla anche se l’azienda Italia è già indebitata sul mercato (sì, ). A quel punto decide se (2.300 miliardi di Euro) comprare i BTP o, più facilmente visto il debito monstre già collocato sul mercato, se tenere o meno i BTP che ha già comprato l’anno scorso, quando lo spread era basso e i mercati finanziari erano tutti euforici e Gentiloni dava un senso di europeista sicurezza.

Se guardiamo alle vendite dei BTP degli ultimi giorni, con lo spread che è conseguentemente aumentato – per effetto della riduzione di prezzo dei nostri titoli di stato –, ci appare chiaro che quello che vediamo è un problema di credibilità.In molti vi diranno che il problema sta nel fatto che Salvini e colleghi si stanno mettendo contro l’Europa, stanno avendo un atteggiamento sovranista e questo mette a repentaglio l’intera struttura europea. Certo questo può incidere. Ma c’è dell’altro che forse conta anche di più e sta, concretamente,
nei numeri del Def.. Questa finanziaria sembra avere in mente una sola cosa: le condizioni economiche dei cittadini.

Che sarebbe un concetto bellissimo, di per sé, tuttavia poco realistico, in un contesto di crescita ridotta (poco più dell’1%), gravato da costi ingenti della macchina burocratica e da un debito pubblico imponente. Non paiono esserci funzionali strategie per la riduzione di questi costi e, anzi, vi sarebbe un ulteriore aumento del debito per finanziare reddito di cittadinanza, flat tax, riforma delle pensioni. In tutto questo il miglioramento del mercato del lavoro diventa un concetto a dir poco fumoso. I mercati finanziari, è bene ricordarlo, tendono ad anticipare l’economia. Se il mercato non crede dunque oggi nella capacità della manovra di migliorare i conti italiani nel lungo termine, penserà che a tendere l’Italia potrebbe avere un problema d’indebitamento fuori controllo, una prospettiva tutt’altro che rosea per i titoli di stato, anche escludendo un rischio insolvenza (che è estremamente remoto).

Visto che “anticipa”, il mercato non aspetterà di vedere chi ha ragione tra Salvini-Di Maio e tutti quelli che dicono il contrario, ma venderà oggi i suoi BTP, monetizzando ai valori attuali – anche se più bassi di quelli ai quali ha comprato negli anni scorsi, quando ha prestato i suoi soldi all’Italia. È esattamente quello che sta succedendo. Ma almeno c’è chi compra, ai prezzi bassi? Certo. E non si tratta per forza di speculatori. Fa parte del sistema di mercato, ci sarà sempre chi compra e chi vende. A volte i primi superano i secondi (e i valori di borsa salgono), a volte sono i secondi ad essere in numero maggiore (e i valori di borsa
scendono). JP Morgan ieri ha confermato che non vede un concreto rischio Italia e sta comprando BTP.

Non è l’unica banca d’affari ad aver fatto questo discorso. Quello che è certo è che lo spread non è una scusa per un dibattimento politico, non è un concetto estraneo all’economia né alla politica. Oggi più che mai identifica quanto il mercato ritiene credibili le proposte di questo governo. Si basa sulle parole, perché sono quelle che oggi abbiamo, dal momento che una finanziaria definitiva ancora non c’è. E visto dove sta andando lo spread, no, il mercato non le ritiene credibili, quelle parole.

Quando mi chiedono cosa succederà adesso, con questa situazione, rispondo che nella mia esperienza di consulente finanziario nel tempo ho imparato una cosa importantissima: nessuno sa dove andrà il mercato domattina. Per questa ragione, anche se può sembrare banale (ma vi assicuro che lo è meno di quanto sembra), ricordo sempre a tutti che la diversificazione è l’unica vera soluzione ai mali di stagione perché riduce le percentuali di esposizione ai singoli mercati.

Ovvero se vogliamo inserire o tenere dei BTP nei nostri portafogli, dovremo almeno considerare quanto la loro presenza possa incidere sul complesso del nostro portafoglio d’investimenti Insomma, se l’allargamento dello spread si rivelerà un semplice malanno temporaneo – cosa che ovviamente ci auguriamo tutti e in molti convintamente sostengono – sarà il tempo a dircelo. Intanto, teniamo gli occhi aperti.

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