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Il punto sulla tassazione del carried interest

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Il punto sulla tassazione del carried interest

contributo a cura di Luca Valdameri e Emanuela Viotto, partner studio Pirola Pennuto Zei & Associati  

Trascorso più di un anno dall’introduzione in Italia di una specifica disciplina, a lungo attesa, sul carried interest (art. 60 D.L 50/2017), ovvero gli schemi di remunerazione, tipici del mercato del private equity  e del private debt, in base ai quali i manager e altro personale altamente qualificato ricevono strumenti finanziari partecipativi, ci pare interessante fare il punto sull’argomento anche alla luce delle esperienze concrete e dei recenti orientamenti dell’Agenzia delle Entrate. (clicca qui per leggere le regole sul carried interest )

E’ da cogliere certamente con favore l’approccio tutt’altro che formalistico mostrato dall’Agenzia Entrate nell’analisi delle strutture, sia di carried interest propriamente inteso che di “co-investimento”, queste ultime più vicine al mondo industriale, oggetto di specifiche istanze di interpello.

In particolare, in un recente interpello l’Agenzia ha confermato l’applicabilità dell’articolo 60, anche in assenza, ad esempio, del requisito dell’investimento minimo del 1% in capo ai mangers investitori. In tale circostanza, l’Agenzia, ha infatti ritenuto comunque soddisfatto l’allineamento degli interessi e rischi dei managers rispetto a quelli degli altri investitori volti alla comune assunzione e condivisione del rischio societario. L’Agenzia ha ritenuto che tale allineamento costituisce la ragione per cui i proventi da carried interest vadano assimilati ai redditi di natura finanziaria (di capitale o diversi), affermando come tale assimilazione venga operata a prescindere da qualsiasi legame con l'attività lavorativa prestata dai managers presso la società, ente o Oicr in cui investono.

C’è di più. L'Agenzia non si limita a confermare l’applicazione dell’articolo 60 nelle strutture di co-investimento che difettino di uno dei requisiti normativi, ma, più in generale, suggerisce l’adozione di un principio critico nell’analisi dei “piani di carried interest” ai fini della determinazione del relativo regime fiscale, ritenendo che l’assenza di una delle condizioni richiamate dalla norma non determina automaticamente la qualificazione dei relativi proventi come redditi collegati alla prestazione lavorativa. In sostanza, l’Agenzia invita all’adozione di un approccio case by case che prevede un'analisi volta a verificare, nell’ambito di ciascuna specifica struttura di coinvestimento/carried interest, l'idoneità dell'investimento a determinare quell'allineamento degli interessi e dei rischi dei managers e degli altri quotisti che consente di attribuire, alle somme da questi percepite, la natura di redditi di natura finanziaria.

Restano purtuttavia ancora numerose le situazioni nelle quali le strutture di incentivazione che nella prassi vengono offerte ai managers restano escluse dall’applicabilità dell’art.60 pur soddisfando la finalità perseguita dalla norma.

Si pensi al caso in cui, ad esempio, il liquidity event sia realizzato a seguito di un Ipo che non integri però gli estremi del change of control. Ebbene, secondo l’art. 60 citato, tale circostanza non consentirebbe ai managers di qualificare il reddito percepito, a seguito della cessione delle azioni sul mercato, quale reddito di natura finanziaria.

E’ del tutto evidente che in tal caso non si tratterebbe di un’operazione speculativa realizzata al solo fine di consentire ai managers di tassare come reddito di natura finanziaria l’investimento effettuato. Tale specifica situazione, seppur in difetto di uno dei requisiti indicati dalla norma, dovrebbe ugualmente beneficiare dell’agevolazione che ricordiamo assicurare generalmente un’imposizione tramite ritenuta a titolo di imposta o imposta sostitutiva in misura pari al 26% .

Data le innumerevoli possibili sfaccettature dei piani di carried interest si auspica che il Fisco prosegua con un approccio analitico, quale quello che abbiamo appena condiviso,  nella verifica dei piani carried interest/co-investimento  al fine di individuare il corretto trattamento fiscale.

 

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