Hodges (AAA, Nomura Am): Per il reddito fisso globale punto su Italia, bond in rupie e finanziari EU - Citywire

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Hodges (AAA, Nomura Am): Per il reddito fisso globale punto su Italia, bond in rupie e finanziari EU

Hodges (AAA, Nomura Am): Per il reddito fisso globale punto su Italia, bond in rupie e finanziari EU

Il gestore Richard Hodges di Nomura Am ha ottenuto questo mese il rating AAA Citywire grazie alle performance (aggiustate per il rischio) del suo fondo obbligazionario globale Nomura Funds Ireland-Global Dynamic Bond A EURH.

Fund manager da oltre trent'anni e dal 2014 in Nomura Am - dove riveste il ruolo di responsabile per il reddito fisso unconstrained - Hodges è oggi 10° tra i 67 gestori di global bond flessibili distribuiti in Italia. Ciò che però lo ha fatto emergere rispetto ai competitor è la costanza di performance (ritorni triennali al 7,3% questo mese) e la bassa assunzione di rischio, superando nettamente il benchmark da gennaio 2017.

Per questo lo abbiamo intervistato.

Come sintetizzerebbe le differenze tra il suo Nomura Funds Ireland-Global Dynamic Bond A EURH e i competitor?

L'elemento umano pesa. L'esperienza del gestore responsabile del fondo è particolarmente importante in questa fase di rialzo dei tassi. L'ultima situazione simile nei mercati è avvenuta nel 2007 ed è quindi necessario avere al timone un fund manager con almeno 12 anni di attività, che abbia già sperimentato una fase ribassista nel comparto del reddito fisso. Trent'anni di esperienza ti consentono di aver visto in prima persona una grande varietà di situazioni. 

Il secondo elemento di differenziazione è l'attenzione che prestiamo ai rischi di copertura: per questo abbiamo contenuto la volatilità non scendendo mai sotto un rendimento del 3%. Per quello che so, nesun competitor adotta il nostro livello di copertura.

Il terzo aspetto, imprescindibile, è la mia squadra. Dei 130 professionisti di reddito fisso in Nomura, riportano a me quattro specialisti che lavorano esclusivamente su questo fondo: sono la mia risorsa chiave.

Come funziona esattamente il suo processo di investimento?

È fondamentalmente top-down. La selezione delle singole posizioni è secondaria rispetto alla strategia generale nella previsione di rischi e rendimenti.

Partiamo pertanto da una nostra visione macro su un orizzonte di 18-24 mesi e identifichiamo le aree del mercato in cui è possibile aspettarsi rendimenti interessanti. Poi cerchiamo dei titoli coerenti con queste convinzioni e monitoriamo costantemente il mercato alla ricerca di opportunità sottovalutate di più breve durata. E, sempre, confrontiamo le nostre convinzioni con quelle che gli altri intermediari ci dicono o che ci nascondono, come nel caso dei cambiamenti politici.

In parallelo a questo predisponiamo le coperture per spread, breakeven e modifica dei tassi, con grande attenzione alle esatte tempistiche in cui questi eventi possono manifestarsi.

Infine, costruiamo il portoafoglio cercando di selezionare titoli con diversi driver di crescita e scadenze, contrastando le correlazioni che il mercato tende a creare. Applichiamo in tal senso una copertura al 90% rispetto ai rischi valutari e combiniamo obbligazioni future e opzioni così come swap sui tassi di interesse e opzioni.  E credit default swap contro i rialzi degli spread creditizi.

Veniamo al portafoglio attuale: quante posizioni detiene oggi nel fondo? Si pone limiti? 

Al momento ho 90 titoli obbligazionari, riconducibili a poco meno di 80 emittenti. Storicamente, è il nostro livello di concentrazione maggiore, avendo avuto in passato una media tra i 100 e i 200 titoli. 

Abbiamo ridotto le posizioni in relazione alla conclusione del quantitative easing globale e all'inizio di una fase in cui sarà necessario applicare una maggiore cernita dei titoli obbligazionari.

I nostri limiti di posizione sono esclusivamente quelli determinati dalle regole Ucits: un massimo del 10% del portafoglio su un singolo emittente, a meno che si tratti di bond governativi di uno Stato Ocse.

Quali sono le 3 esposizioni maggiori?

La prima è a voi familiare: l'Italia. Abbiamo circa il 10% del portafoglio investito in debito sovrano italiano. L'attuale volatilità è per noi una grande opportunità. L'Italia non fallirà certo nei prossimi tre anni e al momento tre anni rappresenta la nostra massima durata in termini di esposizioni. Gli attuali valori sono molto interessanti rispetto ai Treasury americani e molti investitori continueranno a comprare Bot. Il Governo italiano non ha mandato per uscire dall'Unione Europea e la Ue non ha interesse a perdere l'Italia: confido che le distanze tra le parti si ricuciranno, producendo una unità duratura.

La seconda è rappresentata dagli Indian masala bond (obbligazioni emesse fuori dall'India ma denominate in rupie, ndr): costituiscono l'8% del nostro portafoglio. Hanno un maturità tra uno e cinque anni, con una prevalenza di titoli sotto i tre anni. 

La terza è costituita da titoli finanziari europei: complessivamente pesano circa il 15% del portafoglio. Il supporto della Banca centrale europea è una garanzia e molti emittenti hanno la tendenza a ripagare il prima possibile il debito per aumentare il proprio grado di solidità.

Quali sono i maggiori cambiamenti in portafoglio che ha adottato negli ultimi due anni?

Sono stati molti, dopo l'elezione di Trump e l'avvio del rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve. 

Il principale cambiamento ha riguardato sicuramente il nostro posizionamento rispetto all'aumento dei tassi iniziato nel 2017: abbiamo in questo senso ridotto il rischio vendendo i titoli subordinati e le obbligazioni ad alto rendimento, riducendo le convertibili e aumentando il peso di titoli di Stato a breve scadenza.

Allo stesso tempo, abbiamo utilizzato coperture a costo controllato per beneficiare attivamente dei rialzi dei rendimenti Usa a breve termine, che hanno scontato solo 1-2 rialzi dei tassi all'inizio del 2018.

Quali sono le notizie che un investitore italiano dovrebbe monitorare?

Come dicevo, bisogna osservare attentamente le mosse di Trump e della Federal Reserve. 

Passate le elezioni di mid-term, è probabile che il presidente americano avvii le negoziazioni con la Cina. E se lo fa potrebbe determinare un aumento della percezione del rischio, in particolare sui mercati emergenti.

Per quanto riguarda la Fed, invece, non è da escludere che nel 2019 applichi un rialzo dei tassi più basso da quello paventano dagli analisti. Questo determinerebbe un rallentamento o un arresto della crescita del dollaro e una riduzione della pressione finanziaria sui mercati emergenti. E, potenzialmente, ridurre i rendimenti dei titoli di Stato a breve termine.

Chi è il cliente ideale per il suo fondo?

È il cliente che accetta di sacrificare una piccola parte del rendimento a patto di prevenire i rischi al ribasso: un risparmiatore che investe a lungo termini e richiede un livello di assistanza di prim'ordine. E, dai nostri incontri, sappiamo che in Italia sono molti i risparmiatori di questo tipo.

Concludiamo con un aspetto più personale: come mai ha scelto il risparmio gestito, e in particolare il settore obbligazionario, per la sua carriera?

Penso che lo decisi a sei anni, la prima volta che visitai l'ufficio di mio padre. Era una società specializzata in obbligazioni, la Laurie Milbank & Co; una realtà importante prima del big bang del 1986. 

Avevano pile di vecchie obbligazioni cartacee magnificamente stampate e un grande registro coi bordi dorati dove scrivevano ogni singola transazione in titoli di Stato britannici.

Da quel momento mi è sembrato naturale il percorso che mi ha portato a divenire gestore di fondi di reddito fisso. 

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