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Giacomelli (Azimut GA), "ciò che non sono riuscito a fare in passato, qui mi è finalmente possibile"

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Giacomelli (Azimut GA), "ciò che non sono riuscito a fare in passato, qui mi è finalmente possibile"

Massimo Giacomelli appare oggi più che mai agguerrito nel suo nuovo ruolo di executive manager per Azimut Global Advisory, la divisione fondata e guidata da Alberto e Alessandro Parentini che opera all’interno di Azimut Capital Management SGR.

AGA, così viene abbreviato il nome della divisione, sviluppa il proprio modello di advisory proponendo un approccio alla consulenza globale che comprende un’ampia gamma di servizi in ambito patrimoniale erogati da professionisti partner di primo piano.

Giacomelli ha voluto rilasciare a Citywire.it la sua prima intervista da executive manager di Azimut Global Advisory dopo un lungo periodo come capo della rete prima di Mps e poi di Widiba (qui la news sulla sua uscita da Widiba data in esclusiva da Citywire).

Giacomelli, come cambierà il ruolo del cf nei prossimi anni?

In un mondo finanziario in cui tutto è cambiato, non ci sono più certezze sugli investimenti e la tecnologia sta diventando un competitor delle persone con delle piattaforme di asset allocation che puntano sull’intelligenza artificiale, appare evidente che il mondo della consulenza finanziaria negli ultimi 10 anni è evoluto ma non stravolto. Il consulente finanziario fa lo stesso mestiere di come lo svolgeva 10 anni fa.

Con un elemento aggiuntivo che ora c’è la spada di Damocle della MiFID2 che  farà svolgere il nostro mestiere in modo più trasparente. Questo potrebbe spaventare molti consulenti (non tutti)  perché  la clientela potrebbe notare costi che non ha mai visto o quasi. A parte questo spauracchio, il cf non si è mai occupato della gestione del cambiamento.

Oggi noi viviamo invece in un contesto in cui il cambiamento può essere la chiave di volta di questo mestiere. Come ho detto, tutto il mondo è cambiato e noi cf no. Per questo il periodo attuale può essere un’opportunità e un enorme vantaggio competitivo.

Quali sono i fattori critici del successo del cambiamento?

Sono essenzialmente due: le competenze e la specializzazione. Io dal 2015 dico da sempre che il cf deve puntare sulle competenze, per questo ho portato la certificazione Uni Iso 22222  tra i consulenti della realtà in cui lavoravo prima. Per quanto concerne la specializzazione mi riferisco al modello di servizio, è finita l’epoca della multicanalità che rischia di abbassare la qualità del servizio di ogni canale, per combattere la competitività in atto è necessaria l’eccellenza e quindi la specializzazione cioè concentrarsi su un unico business (nel nostro caso la consulenza patrimoniale).

Tutti dicono che è corretto cambiare ma poi attendono che altri lo fanno, ma  il vero leader deve essere il primo a mettersi in discussione. Quando ti capita un cambiamento come quello che è successo a me (ndr, Giacomelli ha interrotto i suoi rapporti con Widiba dopo essere stato lungamente a capo della rete di cf) è anche perché l’azienda per cui lavori non è disposta a cambiare, a evolversi.

Perché ha scelto un gruppo come Azimut?

Io ho cercato un partner che fosse per me ideale, che mi permettesse di investire sulle competenze ed avesse la specializzazione nel servizio di consulenza evoluto. Ecco perché sono giunto in Azimut e in particolare in Azimut Global Advisory. Questa è un’azienda che esalta le persone, che da oltre 25 anni è specializzata in un unico business: l’erogazione dei servizi per i clienti dei consulenti finanziari in cui i consulenti finanziari sono il principale azionista. Azimut è un’azienda che da tempo è Mifid2 compliant e da tempo ha pensato di proporre servizi anche per il risparmio amministrato, il vero modo per risolvere le future diminuzioni delle retrocessioni da parte delle fabbriche prodotto in assenza di conflitto di interessi. Ho scelto di andare in AGA perché qui il CF ha la possibilità di lavorare come in uno studio associato facendo affidamento su professionisti legati al mondo della consulenza fiscale, patrimoniale e immobiliare presenti all’interno dei nostri uffici dislocati sul territorio. Non si tratta dunque solo di consulenza finanziaria, ma di advisory patrimoniale a tutto tondo.

Qual è il suo ruolo esattamente?

È quello di Executive Manager: supportare questa divisione nello sviluppo di prodotti, servizi e gestione di risorse. Ciò che non sono riuscito a fare in passato, io qui lo trovo concretizzato. È il futuro del nostro settore. Ho alle spalle un brand forte come Azimut, e allo stesso tempo un modello sviluppato come quello di uno studio associato di professionisti, di un family office. Qui io posso stravolgere il concetto di segmentazione del cliente. Se un cliente mi porta 5 milioni, allora è ricco. Ma se porta 200.000 euro, anche se ha un’azienda e degli immobili, per molti si tratta di un cliente solamente “affluent”. Per noi no. Noi lo consideriamo comunque come un cliente importante, a cui erogare una consulenza globale e su tutto il suo asset patrimoniale, che sia personale o aziendale al di là delle etichetta ideate dal sistema bancario. Il bello di questa scelta è che finalmente ho a che fare con chi da oltre 25 anni si è occupato di consulenza finanziaria. Non devo più fare il traduttore da “promotese” a “banchese” per spiegare le esigenze di una rete.

Non è così per altre banche?

No, perché chi governa le banche non ha mai fatto il consulente finanziario, mentre qui a tutti i livelli il DNA è quello del consulente. AGA ha 96 cf con un portafoglio medio di circa 22 milioni di euro. Il nostro obiettivo non è quello di  essere numerosi. Non vogliamo fare la grande rete, per quello c’è Azimut CM. Noi vogliamo raddoppiare il numero di cf nei prossimi tre anni puntando molto sulla qualità e sulle persone. Al momento abbiamo già implementato il modello dello studio associato su Torino, Genova, Bologna e Roma. Poi ci allargheremo anche in altre città.

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