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Esg, spinta di attivismo per gli investitori previdenziali

Esg, spinta di attivismo per gli investitori previdenziali

con la collaborazione di Stefania Luzi, Mefop SpA

 La finanza sostenibile rappresenta, già da qualche anno, una delle priorità dell’agenda del legislatore europeo. La transizione verso un nuovo modello di sviluppo, presuppone, infatti, una revisione della regolamentazione dei mercati finanziari e dei suoi attori.

Tra questi ultimi, anche gli investitori previdenziali saranno chiamati a porre in essere cambiamenti al sistema di governance, dettati dal recepimento di due provvedimenti normativi: la direttiva Iorp 2, relativa alle attività e alla vigilanza degli enti pensionistici aziendali o professionali, e la direttiva Shareholder Rights sull’impegno a lungo termine degli azionisti.

Il decreto che recepisce la direttiva Iorp 2, dopo essere stato sottoposto a consultazione pubblica, è oggi all’attenzione del Parlamento. Il testo prevede che il sistema di governo dei fondi pensione debba tenere conto, nelle decisioni relative agli investimenti, dei fattori ambientali, sociali e di governo societario (Esg), valutandone anche i rischi connessi.

La direttiva Shareholder Rights, che dovrà essere recepita entro il prossimo giugno 2019, punta invece a un maggiore coinvolgimento degli investitori istituzionali nella vita delle società partecipate, al fine di scoraggiare scelte “mordi e fuggi” a favore di investimenti guidati da fondamentali aziendali e prospettive di più lungo termine.

Ne abbiamo parlato con Stefania Luzi, dell’area Economia e Finanza, Mefop Spa, che ci spiega quali sono le novità che impattano i fondi pensione.

Luzi individua tre aspetti fondamentali delle nuova normativa. “In primo luogo la predisposizione, secondo il principio del comply or explain, di una politica di impegno nei confronti delle società partecipate, delle modalità di attuazione e dei relativi risultati.

In secondo luogo l'obbligo di rendere pubblico in che modo la strategia di investimento azionario è in linea con il profilo e la durata delle passività e contribuisce al rendimento degli attivi a medio-lungo termine.

Infine, ma non ultimo, la disclosure, in caso di gestione convenzionata, dei principali elementi dell'accordo con il gestore”. Tra questi, precisa Luzi “la presenza di incentivi per favorire l’allineamento della politica di investimento al profilo delle passività e scelte di allocazione basate sui risultati a medio-lungo termine della società; l'orizzonte temporale di valutazione dei risultati; l'obiettivo di rotazione del portafoglio; la durata della convenzione. È previsto anche un coinvolgimento dei gestori, che saranno tenuti a comunicare agli investitori in che modo la loro strategia si conforma ai contenuti del mandato conferitogli”.

La direttiva spingerà, dunque, verso un maggiore attivismo gli investitori previdenziali, sottolinea Luzi. Alla domanda se, a oggi, alcuni fondi pensione italiani abbiano già iniziato a esercitare il loro ruolo di investitore istituzionale, risponde: “Per quanto alcuni abbiano posto in essere alcune iniziative, queste si sono focalizzate soprattutto su politiche di engagement, finalizzate a sensibilizzare le società partecipate sull’adozione di codici di condotta maggiormente rispettosi dei criteri esg. A tale proposito, si citano le iniziative intraprese da una cordata di investitori previdenziali, promossa dal fondo pensione negoziale Cometa, sui temi del cambiamento climatico, del lavoro minorile e del turismo fiscale”.

In concreto, qualche fondo pensione ha già praticato il diritto di voto? “L’esercizio del diritto di voto, oggi, non è ancora praticato dagli investitori, se non per casi limitati, per quanto la normativa già lo consentirebbe”, spiega Luzi. Sicuramente la complessità del procedimento, in particolare nel caso di voto in emittenti esteri non aiuta. “È per tale ragione che la direttiva interviene anche su taluni aspetti che potrebbero agevolare il processo, quale l’identificazione degli azionisti e la trasmissione delle informazioni utili per l’esercizio del diritto di voto”, conclude Luzi.   


Questo articolo è stato pubblicato sul numero 1 della rivista Citywire Italia.  Per leggere tutti gli altri contenuti clicca qui  e potrai accedere alla versione digitale della rivista 
 

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