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Couret (Lombard Odier Pb): il private banker non è un gestore

Couret (Lombard Odier Pb): il private banker non è un gestore

“Guidare gli investimenti è compito dei fund manager, che in Spagna hanno discrezionalità sul 75% delle masse” precisa José Couret, responsabile di Lombard Odier PB in Spagna

L'intervista è tratta dal primo numero della rivista Citywire Italia, qui consultabile.

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Ex pilota di rally, ora alla guida di Lombard Odier Private Banking in Spagna, José Couret è una delle persone che meglio può comprendere nell’industria del risparmio gestito cosa significhi davvero il rapporto tra rischio e rendimento; lui che, per anni, ha svolto una professione dove sottostimare i rischi ha portato molti a perdere non certo un portafoglio, quanto la vita.

“Per un pilota dosare i rischi per ottenere i risultati fa parte della vita quotidiana”, precisa Couret, che dal 1981 al 1985 correva nel campionato spagnolo – prima con Seat e poi con Ford – mentre al contempo lavorava come bancario.

“Iniziai a correre come appassionato e alla fine mi ritrovai con un contratto da professionista, ma gestire insieme quell’impegno e quello della banca era impossibile. Arrivò il momento in cui mi dissero che dovevo scegliere: o pilota o bancario. E lì sbagliai e scelsi per il bancario” dice, scherzando.

Il manager, oggi 61enne, ha preso la guida della divisione spagnola di una realtà private come Lombard Odier nel 2014, dopo dieci anni trascorsi in Bnp Paribas e una lunga precedente esperienza nella banca di investimenti di Société Générale.

“Lavorai nel mondo delle banche di investimenti per moltissimi anni, raggiungendo ruoli di responsabilità per Spagna e Portogallo, fino al 2005, quando passai al private banking. E quel passato mi è ancora prezioso per avere una visione più equilibrata di tutti gli elementi in gioco. Inoltre”, aggiunge, “la familiarità e la consuetudine con il mondo delle imprese è molto utile quando devi accompagnare gli industriali nella gestione delle loro risorse”.

Couret guida oggi una squadra di 25 professionisti, tra cui nove private banker, tre gestori di fondi e un wealth manager. “È importante dividere correttamente i compiti così come è fondamentale che ognuno comprenda appieno il proprio ruolo per massimizzare potenziale e servizi che offriamo ai clienti”, prosegue.

“Il private banker non è un gestore di fondi”, si sofferma Couret, “il banker svolge un’attività commerciale, mantiene la relazione con il cliente, presenta prospettive ma non guida gli investimenti in portafoglio. Quello è compito dei gestori, che in Spagna hanno nei mandati una discrezionalità molto alta, pari circa il 75% delle masse, che è notevole se paragonata alla media dell’industria negli altri Paesi”.

Couret e la sua squadra seguono infatti le scelte di asset allocation stabilite dal comitato per gli investimenti di Lombard Odier, nella sede centrale di Ginevra. Poi, esistono sotto-comitati per ogni classe di attivo, che decidono più nel dettaglio dove andranno a confluire i capitali dei clienti. “I miei gestori partecipano a questi comitati a livello di gruppo e, in questo modo, la politica di investimento risulta essere condivisa e omogenea nei vari Paesi”.

In una seconda fase, ogni divisione nazionale recepisce i desideri della clientela, che spesso si traducono in un maggior desiderio di investimento nei mercati domestici: è così per i clienti asiatici, esattamente come per quelli europei.

La squadra di Couret opera in architettura aperta, scegliendo i fondi da una master list (o buy list) di 100-120 fondi approvata da undici gestori a Ginevra.

Il portafoglio tipo è composto da un 48% di reddito variabile (soprattutto europeo ed emergente), un 30% di reddito fisso, un 10% di hedge fund, circa un 6% di commodity e il resto in prodotti alternativi molto liquidi (ucits) o con bassa volatilità.

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