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Citywire Community - Nassini (Azimut CM): la banca mi formò, ma scelsi di lavorare in autonomia

Una famiglia di bancari non lo ha “fermato”, Ezio Nassini - consulente finanziario di Azimut Capital Management - ha come obiettivo l’educazione finanziaria dei suoi clienti e durante l’emergenza sanitaria ha imparato a non dare niente per scontato.

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Ezio Nassini, consulente finanziario di Azimut Capital Management, è figlio d’arte: la sua famiglia lavora da tempo nel settore bancario. “Provengo da una famiglia di tradizione bancaria e seguendo le orme di mio padre, e ancora prima di mio nonno, ho iniziato la mia carriera in banca nel 1979”, ha spiegato in uno dei profili di copertina dell’ultimo numero del mensile Citywire Italia (qui la copia digitale).

“Durante quella esperienza durata sette anni ho potuto apprendere i rudimenti della finanza e conoscere meglio quel mondo da vicino. Ho però ben presto capito che il lavoro in banca mi limitava ed ero più portato per un’attività da svolgere in totale autonomia. Così ho iniziato a fare il consulente finanziario ed è una scelta che rifarei anche oggi perché dà la possibilità di veder riconosciuto quanto si fa e permette di rapportarsi maggiormente con le persone, di seguire meglio i clienti da vicino”, dice.

Come spiega Nassini, purtroppo, i problemi della consulenza finanziaria sono sempre gli stessi da molto tempo. “Dal mio punto di vista le criticità attuali del mercato italiano della consulenza sono le stesse che c’erano, anche se in minor misura, quando ho iniziato a praticare la professione nel 1987”, spiega.

“Infatti tuttora i risparmiatori, soprattutto i più piccoli, hanno una scarsa cultura finanziaria che li condiziona limitando le opportunità di investimento. A questo si aggiunge il forte attaccamento del cliente al canale bancario, anche se magari non riceve un servizio personalizzato e una attenzione dedicata, e in alcuni prevale la pigrizia o il timore di cambiare e quindi rimangono fedeli alla filiale di banca dell’istituto territoriale vicino casa, malgrado anche la recente storia abbia insegnato che non sempre siano sinonimo di sicurezza e affidabilità”, puntualizza Nassini. “Di contro tutto questo significa che ci sono ancora ampissimi spazi di crescita per la nostra attività: lo considero un punto di forza su cui l’intero settore dovrebbe puntare rafforzando anche l’immagine della nostra professione e per invogliare i giovani ad avvicinarsi a questo lavoro”.

C’è poi il tema della pandemia Covid-19 e di come questa abbia impattato sul mondo della consulenza. “Il cambiamento più rilevante è a mio avviso nella modalità di fornire consulenza che sarà sempre più digitale”, spiega Nassini. “Il periodo di emergenza ha accelerato un processo di digitalizzazione a cui credo ci siamo adeguati tutti in fretta per continuare a lavorare e per quanto mi riguarda con una parte dei clienti proseguirò certamente sfruttando le modalità da remoto utilizzate durante i mesi di lockdown. Invece con i clienti un po’ più avanti negli anni continuerò a privilegiare la modalità fisica e con loro quindi tutto proseguirà come prima dell’emergenza. Anche quando questo periodo sarà definitivamente alle spalle, la sostanza del nostro lavoro non cambierà, sarà sempre incentrato sull’aiutare il cliente a pianificare i propri investimenti guidandolo in un percorso anche di educazione finanziaria”.

La pandemia ha però trasmesso anche qualcosa di positivo a Nassini. “L’insegnamento più importante che ho tratto dal periodo drammatico che abbiamo vissuto, e speriamo di non dover più affrontare, è che nella vita così come nella professione non esiste nulla di scontato e che l’imprevisto, anche il più impensabile, può capitare. Nessuno aveva previsto il Covid-19 e la sua diffusione, eppure è successo. Bisogna essere flessibili, non dare tutto per certo. Il periodo di lockdown è stata una prova per tutti e ovviamente con i clienti il primo pensiero è stato per l’aspetto sanitario e con tutti loro ho cercato di tenere un “filo diretto” per sincerarmi prima di tutto delle loro condizioni di salute. L’aspetto degli investimenti è venuto dopo ed è stato il momento di gestire l’emotività e di dare aggiornamenti puntuali. Poter contare su un gruppo con un global team di gestione sparso in diverse parti del mondo e quindi avere una visione privilegiata su quanto succedeva sui mercati è stato di grande supporto”.

Il consulente di Azimut Cm ha trasmesso anche a sua figlia la sua passione per l’advisory. “Ho la fortuna di lavorare da alcuni anni con mia figlia Marta, anch’essa consulente finanziaria a cui ho trasmesso la passione per questa professione, anche se non l’ho mai spinta a fare questo lavoro”, specifica. “In Azimut esiste il progetto Millennials che ha lo scopo di formare e accompagnare i più giovani nei primi anni di attività, e di cui anche mia figlia ha fatto parte, basato sul lavoro in team tra consulente senior e consulente junior dove questi ultimi possono imparare il lavoro sul campo. Lavoriamo in team e a lei, che è più giovane e avvezza sicuramente più di me al digitale, è demandato lo sviluppo e l’utilizzo delle nuove tecnologie. Per la mia clientela tradizionale più anziana, come ho già detto, l’utilizzo del telefono, delle mail o ancora meglio le visite di persona sono i mezzi più apprezzati. La tecnologia semplifica il lavoro, riduce le distanze e i tempi, ma l’input è sempre quello umano. Da tempo in Azimut è possibile operare con la firma a distanza e durante l’emergenza sono state implementate anche nuove procedure da remoto con un notevole vantaggio. Come dicevo penso che questo sarà il principale cambiamento della consulenza post emergenza e i giovani consulenti in questi possono essere di grande aiuto”. 

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