Carige, ecco a chi fanno gola i suoi crediti deteriorati - Citywire

Citywire - Per Investitori Professionali

Registrati gratuitamente per ricevere le nostre email con le ultime notizie, le analisi e i commenti da Citywire Italia. Per registrarsi basta un minuto.

Carige, ecco a chi fanno gola i suoi crediti deteriorati

Carige, ecco a chi fanno gola i suoi crediti deteriorati

Ruoterà attorno alla valutazione del portafoglio di crediti deteriorati il piano industriale che Carige presenterà a fine febbraio. Non solo perché la pulizia dell’attivo sarà una precondizione fondamentale per fare una fusione, ma anche perché il prezzo dell’operazione inciderà sui requisiti di capitale della banca e quindi sul fabbisogno patrimoniale. Come spiegato ieri dall’amministratore delegato, Fabio Innocenzi (in foto), Carige punta a cedere almeno 1,5 miliardi di non performing exposure sui 2,8 totali, in larga parte unlikely to pay, visto che quasi tutte le sofferenze sono già state messe sul mercato.

Alla due diligence, scrive Luca Gualtieri su MF-Milano Finanza, potrebbero essere ammessi i principali operatori attivi nel segmento, cioè Credito Fondiario, Bain Capital Credit e la Illimity di Corrado Passera. Sul dossier potrebbe affacciarsi anche doBank, ma il ruolo principale nella partita sarà probabilmente giocato dalla Sga, la controllata del Tesoro che oggi gestisce i crediti deteriorati delle ex banche venete e di altri piccoli istituti.

Se con le operazioni di riduzione dei crediti deteriorati concluse negli ultimi tre mesi la banca è passata da un rapporto tra deteriorati e impieghi del 30% a circa il 20%, l’obiettivo è ora quello di scendere sotto il 10%.

La cessione dipenderà anche dalle scelte del governo. Se infatti partisse la procedura di ricapitalizzazione precauzionale, dismettere i crediti potrebbe diventare più complesso. La logica piuttosto contorta prevista dalla direttiva Brrd impone infatti all’articolo 32 di coprire le perdite pregresse e previste con il patrimonio proprio e non con le risorse messe a disposizione dallo Stato.

Ieri governo ha puntato il dito contro i Malacalza. "Se gli azionisti privati avessero capitalizzato la banca, cosa che non hanno fatto il 22 dicembre, non sarebbe stato necessario il decreto legge. Il decreto è stato necessario perché i privati non ci hanno messo i soldi", ha detto Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, "la nazionalizzazione è una eventualità prevista dal decreto se non si verificano alcune condizioni. Quindi se nessun privato ci mette i soldi arriverà naturalmente".

Giovanni Tria, ministro dell’Economia, ha sottolineato ieri alla Camera che £al momento non è possibile stabilire se si materializzerà l’esigenza di una ricapitalizzazione precauzionale. Sarebbe comunque preferibile una soluzione di mercato".

Scrivi un commento

Effettua il login o registrati per commentare. La registrazione è gratuita e richiede solo pochi minuti.