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Bortoli (Euclidea): Finora il Fintech non ha portato vantaggi al cliente finale

Bortoli (Euclidea): Finora il Fintech non ha portato vantaggi al cliente finale

Nella modalità b2b il fintech non sta portando nessun beneficio al cliente finale, ma sta piuttosto mirando a migliorare la produttività del “vero” cliente delle reti di distribuzione tradizionale: il consulente finanziario o private banker.

Con queste parole la sim Euclidea, fondata nel 2015 da Mario Bortoli (Ceo), Luca Valaguzza (Chief Product Officer) e Giovanni Folgori (Chief Investment Officer) e operativa da gennaio 2017, spiega “l’elefante nella stanza” che condiziona il mondo del fintech nel nostro Paese.

“Il fintech in Italia è un mondo abbastanza vivace. Non a livello della Silicon Valley o di Tel Aviv ma diversi soggetti sono emersi e le iniziative stanno aumentando. Milano è un po’ avanti ma ci sono soggetti anche in Piemonte e in Veneto” descrive Bortoli (in foto) nella redazione italiana di Citywire, sintetizzando l’obiettivo con cui è nata Euclidea: proporre servizi di gestione di qualità a prezzi dimezzati rispetto agli abituali.

“La clientela business è molto interessata così come tipicamente il cliente retail maschio, tra i 40 e i 55 anni, basato nel Nord Italia. E molta attenzione è rivolta dagli osservatori universitari, finanziati dalle grandi banche e assicurazioni”

“Per ora il fintech è stato interpretato dalle reti di consulenza italiane come un efficientamento della capacità di gestione di un largo numero di clienti e una riduzione dei costi. Questo vantaggio competitivo, però, non si è ancora trasferito ai clienti” riprende l’amministratore delegato “Le reti stanno investendo moltissimo su questo settore, non manca l’attenzione, ma quello che facciamo noi è portare il beneficio al cliente finale, con un più rilevante impatto sociale.

“Il passaggio alla digitalizzazione è già avvenuto nel comparto dei mutui; succederà anche nel risparmio. Siamo in una fase di espansione del settore, nella quale le società simili a noi (due sim di consulenza online e poco più di venti nelle diverse sottoaree, ndr) sono più alleati che competitor” spiega Bortoli “In Euclidea siamo già strutturati con 14 persone e gestori dedicati a tempo pieno. Ora dobbiamo costruire il brand, ma senza perdere di vista la qualità della gestione, perchè questa è anche più importante dei costi nelle scelte dei clienti italiani”

“L’innovazione non è fatta dalle grandi realtà, ma dai piccoli soggetti. Le grandi banche dovrebbero incentivare le start-up ed eventualmente inglobarle” spiega il manager con un passato manageriale in Fideuram Investimenti, Eurizon Alternative Investments e Mps “Mancano le strategie di acquisto di queste realtà, non i finanziamenti. Io li ho trovati in pochi mesi, avendo cominciato a ragionare di Euclidea appena un anno prima della fondazione. E, come società regolamentata, abbiamo dovuto dare garanzie finanziarie importanti (cinque milioni, di cui uno garantito dai soci, ndr). Non siamo la start-up fatta nel garage di casa.”

“Incoraggio chiunque a mettersi alla prova. Le soddisfazioni non mancano e si ha la sensazione di avere un impatto positivo sia sulla società sia sulle vite delle persone che assumi”.

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