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Banche, ecco la Top 10 italiana delle più esposte ai crediti deterioriati

UniCredit e Intesa Sanpaolo hanno i valori assoluti maggiori, ma il Texas ratio cambia le carte in tavola. In generale, i Npe a giugno 2018 si sono attestati ad 222 miliardi di euro lordi rispetto ai 264 miliardi a dicembre 2017

10° - Credem con Npe lordi a 1,3 miliardi di euro e un Texas ratio al 54%. I dati sono di Pwc.

Per Npe si intende l'insieme dei crediti deteriorati: sofferenze, inadampienze probabili (unlikely to pay) e scaduti (past due). Il Texas ratio è un indicatore che mette in rapporto i “prestiti non performanti” (i crediti deteriorati) al patrimonio netto tangibile di una banca. Questo indicatore rapporta i crediti a rischio al patrimonio tangibile della banca (ossia al capitale netto diminuito delle immobilizzazioni immateriali) per verificare che quest’ultimo superi il primo e che quindi la banca sappia far fronte all’eventuale perdita di questi crediti.

I Npe a giugno 2018 si sono attestati ad 222 miliardi di euro lordi rispetto ai 264 miliardi a dicembre 2017. Al contempo sono aumentate significativamente le coperture dei crediti deteriorati che si sono attestate al 65,9% per le sofferenze ed al 35% per le inadempienze probabili.

In termini di volumi, per effetto delle cessioni massive di Npl, il valore lordo di sofferenze e UtP, pari rispettivamente a 130 miliardi e 86 miliardi a giugno 2018, si è ridotto significativamente rispetto a fine 2017 (165 miliardi ed 94 miliardi).

Le dismissioni di Npl saranno significative anche nel 2019, con una stima di almeno 50 miliardi di cessioni nell’anno. Il mercato italiano degli Npl quest'anno raggiungerà un volume record di cessioni superiore alla soglia dei 70 miliardi. 

Il mercato degli UtP si è movimentato attraverso un numero limitato di cessioni di portafogli e la loro dimensione sui libri delle banche (ormai superiore a quello delle sofferenze in termini netti, circa 56 miliardi a giugno 2018 rispetto ai 43 miliardi di sofferenze alla stessa data) renderà impellente il loro ulteriore deleverage nel 2019 anche mediante soluzioni strutturate. Tra queste il ricorso alle cartolarizzazioni, eventualmente mediante Gacs qualora quest’ultima sia rinnovata ed estesa agli UtP a marzo 2019, i fondi di ristrutturazione a cui conferire UtP da parte delle banche e liquidità da parte di terzi investitori, nuove modalità di servicing degli UtP evoluto ed innovativo basato su ristrutturazione dell’esposizione, turnaround e immissione di nuova finanza.

Il mercato del servicing, come per il 2017, si è ulteriormente consolidato e il trend potrebbe proseguire anche nel 2019, con una serie di ulteriori operazioni di fusione e acquisizione.

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10° - Credem con Npe lordi a 1,3 miliardi di euro e un Texas ratio al 54%. I dati sono di Pwc.

Per Npe si intende l'insieme dei crediti deteriorati: sofferenze, inadampienze probabili (unlikely to pay) e scaduti (past due). Il Texas ratio è un indicatore che mette in rapporto i “prestiti non performanti” (i crediti deteriorati) al patrimonio netto tangibile di una banca. Questo indicatore rapporta i crediti a rischio al patrimonio tangibile della banca (ossia al capitale netto diminuito delle immobilizzazioni immateriali) per verificare che quest’ultimo superi il primo e che quindi la banca sappia far fronte all’eventuale perdita di questi crediti.

I Npe a giugno 2018 si sono attestati ad 222 miliardi di euro lordi rispetto ai 264 miliardi a dicembre 2017. Al contempo sono aumentate significativamente le coperture dei crediti deteriorati che si sono attestate al 65,9% per le sofferenze ed al 35% per le inadempienze probabili.

In termini di volumi, per effetto delle cessioni massive di Npl, il valore lordo di sofferenze e UtP, pari rispettivamente a 130 miliardi e 86 miliardi a giugno 2018, si è ridotto significativamente rispetto a fine 2017 (165 miliardi ed 94 miliardi).

Le dismissioni di Npl saranno significative anche nel 2019, con una stima di almeno 50 miliardi di cessioni nell’anno. Il mercato italiano degli Npl quest'anno raggiungerà un volume record di cessioni superiore alla soglia dei 70 miliardi. 

Il mercato degli UtP si è movimentato attraverso un numero limitato di cessioni di portafogli e la loro dimensione sui libri delle banche (ormai superiore a quello delle sofferenze in termini netti, circa 56 miliardi a giugno 2018 rispetto ai 43 miliardi di sofferenze alla stessa data) renderà impellente il loro ulteriore deleverage nel 2019 anche mediante soluzioni strutturate. Tra queste il ricorso alle cartolarizzazioni, eventualmente mediante Gacs qualora quest’ultima sia rinnovata ed estesa agli UtP a marzo 2019, i fondi di ristrutturazione a cui conferire UtP da parte delle banche e liquidità da parte di terzi investitori, nuove modalità di servicing degli UtP evoluto ed innovativo basato su ristrutturazione dell’esposizione, turnaround e immissione di nuova finanza.

Il mercato del servicing, come per il 2017, si è ulteriormente consolidato e il trend potrebbe proseguire anche nel 2019, con una serie di ulteriori operazioni di fusione e acquisizione.

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9° - Banca Popolare di Sondrio con 4,2 miliardi di euro di Npe e un Texas ratio dell'86%

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8° - Cariparma con Npe per 4,6 miliardi e un Texas ratio al 75%

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7° - Bper con Npe per 8,9 miliardi e un Texas ratio del 92%

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6° - Bnl-Bnp Paribas con 11,3 miliardi di euro di Npe e un Texas ratio del 105%

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5° - Ubi Banca con 12 miliardi di euro di Npe e un Texas ratio del 100%

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4° - BancoBpm con 19,4 miliardi di euro di Npe e un Texas ratio del 104%

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3° - Monte dei Paschi di Siena con 19,8 miliardi di euro di Npe e un Texas ratio del 102%

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2° - Intesa Sanpaolo con 39,5 miliardi di euro di Npe e un Texas ratio del 69%

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1° - UniCredit con 42,6 miliardi di euro di Npe e un Texas ratio del 60%

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