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Trump alla Casa Bianca: cinque scenari per l’economia mondiale

Cosa si devono aspettare i mercati dall’elezione del miliardario? M&G ha provata a dare una risposta stilando cinque previsioni su ciò che sta per accadere sia a livello domestico USA che internazionale.

Il nuovo (dis)ordine mondiale, American Psycho, l'uragano. Sono solo alcuni dei titoli apparsi sulle prime pagine internazionali per inquadrare l’ascesa del nuovo presidente degli Stati Uniti: Donald Trump.

Tuttavia, dopo aver assorbito parzialmente lo shock dell’esito delle elezioni presidenziali, l’attenzione di esperti e opinionisti si è presto spostata sul programma politico ed economico che vorrà mettere a punto il magnate. Anche le Borse europee, sulla scia di Wall Street e di Tokyo, hanno recuperato le perdite delle prime ore dopo l’annuncio della vittoria di Trump. Standard&Poors ha confermato il rating sovrano “AA+/A-1+” di Washington e il dollaro, dopo un crollo iniziale, ha riacquistato valore.

Ma quali saranno veramente le conseguenze della nuova policy della Casa Bianca sull’economia mondiale? È l’interrogativo che continuano a porsi in molti a cui ha provato a dare cinque risposte Stefan Isaacs, gestore obbligazionario di M&G.

Il vento è cambiato, commenta Isaacs: “Dopo lo shock del risultato referendario in Regno Unito, la vittoria di Trump è un’ulteriore conferma della convinzione diffusa che sia stato raggiunto il picco in termini di globalizzazione e disuguaglianza di reddito”.

Queste sono le sue cinque previsioni:

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Aumento della spesa pubblica

Gli Stati Uniti adotteranno un atteggiamento più morbido sul fronte della spesa pubblica. Per quanto il Presidente eletto Trump possa essere in parte frenato dalla Camera a maggioranza repubblicana, si può ragionevolmente presumere che vedremo effettivamente tagli alle imposte e aumenti della spesa per infrastrutture e difesa.

Con un’economia vicina alla piena occupazione, questo sviluppo avrà effetti inflativi nel medio termine e le curve dei rendimenti continueranno a mostrare una tendenza all’inclinazione. Questo dovrebbe favorire gli asset a beta più elevato, incluso il mercato high yield statunitense.

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Commodity e immobili

Gli asset sensibili all’inflazione andranno meglio di quelli esposti alla deflazione. Gli strumenti finanziari sono destinati a sottoperformare sia le commodity che gli immobili, in un mondo in cui i politici stanno giocando la carta del populismo.

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Le Pen e M5S si sfregano le mani

L’Europa si prepara ad affrontare sfide notevoli sul piano politico nei prossimi dodici mesi. Se quest’anno ci ha insegnato qualcosa è che dobbiamo aspettarci l’inaspettato. Potremmo vedere cambiamenti politici rilevanti in Francia e in Germania? L’Italia voterà contro la riforma del Senato al referendum del 4 dicembre?

Questo potrebbe sollevare dubbi concreti sulla direzione futura dell’Eurozona, uno sviluppo certamente non scontato dai mercati dell’Europa periferica al momento.

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Meno scambi commerciali USA-Europa

La presidenza Trump comporterà una contrazione degli scambi commerciali con l’Europa, che metterà a rischio la già fragile ripresa europea. È troppo presto per parlare di un “tapering” da parte della BCE, che dopo qualche aggiustamento, amplierà il programma di QE nel corso di quest’anno.

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Robot e mercati obbligazionari

Trump non può costruire nessun muro, ma quand’anche lo facesse, non servirebbe a tenere fuori i robot, il cui numero è destinato a raddoppiare, superando i 2,5 milioni entro il 2020. Unitamente all’ingorgo di risparmi in Asia sempre significativo, per quanto in decelerazione, i robot sono il fattore che tiene a freno l’inflazione e i rendimenti obbligazionari. Questi ultimi tenderanno al rialzo, ma senza tornare ai livelli pre-crisi.

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