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Tax&Legal Celebrity - Battisti e Mogol dal sodalizio artistico alle "carte bollate"

Tax&Legal Celebrity - Battisti e Mogol dal sodalizio artistico alle "carte bollate"

di Leo De Rosa, fondatore e managing partner dello studio legale e tributario Russo De Rosa Associati

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Festival di San Remo 1966.

Non è, però, Sergio Endrigo il protagonista della nostra storia: è un altro artista, il mito, Lucio Battisti, quello sconosciuto esordiente Lucio Battisti che sempre nel 1966 sceglieva proprio Adesso Sì per debuttare come solista.

Non occorre presentarvelo: personaggio poliedrico, eccentrico, contraddittorio, timido ma pungente, intramontabile. Non c’è falò in spiaggia degno di essere chiamato tale se qualcuno non imbraccia una chitarra e comincia ad intonare “le bionde trecce gli occhi azzurri e poi...” e poi tutti a seguirlo.

Le canzoni di Battisti sfidano il tempo, anzi, sono senza tempo. E le parole a cui ha dato voce e suono, poesie composte dal grande Mogol (al secolo Giulio Rapetti), anche quelle senza tempo. Forse quando si ritiravano nella loro villa in Salento per cercare l’ispirazione artistica entrambi pensavano che quel loro sodalizio, fatto di amicizia, chitarra e poesia... beh, anche quello fosse senza tempo.

Poi arrivano le case discografiche, i diritti d’autore, il successo, i soldi, tanti soldi e l’amicizia a questo punto non basta più. E così, negli assolati pomeriggi trascorsi sulle spiagge dello Ionio, straordinariamente evocate dal brano “Acqua azzurra, acqua chiara”, matura un progetto imprenditoriale: facciamo una società, una società - cassaforte, una società che ancora oggi, a 19 anni dalla scomparsa di Lucio, custodisce uno dei più preziosi tesori della musica italiana.

E’ il 1969 quando nasce la “Acqua Azzurra S.r.l.” con tutto dentro: contratti, diritti di sfruttamento e relativi proventi di dodici album.

Soci: per il 56% “Aquilone S.r.l.” (di Lucio e consorte, convolati a nozze nel 1976), per il 35% la casa discografica Ricordi e per il 9% Giulio Rapetti (alias Mogol).

E’ il settembre del 1998: il “Sig. Maestro” si spegne in una clinica milanese, nel riserbo assoluto.

La sua eredità musicale si devolve all’Italia tutta: la musica delle emozioni, dei ricordi è patrimonio di intere generazioni. Ma la musica degli affari, delle carte, la musica delle società, dei diritti d’autore, quella no: quella è di moglie e figlio. Lo dice il Notaio in atto: nessun testamento, le quote della “Aquilone S.r.l”, le “chiavi della cassaforte” passano a Grazia e Luca, che nella “Acqua Azzurra S.r.l.” sono la maggioranza.

Maggioranza negli utili, maggioranza per le decisioni e, di fatto, una gestione rigida e quasi maniacale dello sfruttamento del repertorio della celebre coppia Battisti- Mogol, inutile dirlo, una gestione non condivisa dal paroliere il quale, però (e ahimè) con quel 9% può fare ben poco (diamine, ma le canzoni sono anche sue!). Risultato? Dissidi, liti, battaglie giudiziarie, tribunali, condanne e, per finire, la messa in liquidazione della società... e un ricordo sporcato di amarezza.

Ci chiediamo: poteva evitarsi tutto questo?

Nel 1969 forse no (o forse non del tutto). Oggi sì, anzi... “Adesso sì”. Come? No, non con il testamento, non avrebbe fatto molta differenza in realtà.

La differenza l’avrebbe fatta lo statuto.

Sì, proprio lo statuto, quel “pezzo di carta” che viene, spesso (e purtroppo) frettolosamente, allegato all’atto con cui si costituisce una società e che invece è un documento fondamentale, il più importante di tutti perché è lì che sono scritte le regole che governeranno la vita sociale per decenni, tra i soci di oggi e quelli che lo saranno anche domani.

Pensiamoci: basta veramente uno format “ciclostilato” che molti neppure leggono? Basta accontentarsi del “copia incolla” di tredici articoli standard? Certamente no, perché ogni società è diversa dall’altra, ogni socio è diverso dall’altro: in ogni società, piccola o grande che sia, convivono anime, aspettative, esigenze, interessi (per definizione diversi, sempre). Se al Rapetti del ’69 avessimo chiesto: “ma lei, caro Mogol, vorrebbe avere qualche maggiore tutela, nonostante abbia una partecipazione di minoranza? Non so, ad esempio, rendere il suo voto vincolante per alcune decisioni? Oppure, la possibilità di uscire dalla società se la gestione della maggioranza non fosse da lei condivisa? Vorrebbe avere la garanzia di un posto in consiglio? Vedersi affidata ipso iure la gestione diretta dell’esecuzione di alcuni contratti?”

Secondo voi cosa avrebbe risposto? E secondo voi, cosa risponderebbe chiunque si stia accingendo a costutuire una società?

Il mondo degli statuti è complesso, affascinante e stimolante (oltre che in vertiginosa evoluzione) e rappresenta un abito su misura cui solo un confronto adeguato tra cliente e professionista  può dare il “taglio” giusto.

Si chiama pianificazione: sì, perché, non dimentichiamolo “Ieri era oggi, oggi è già domani” (Fiori Rosa Fiori di Pesco, Battisti- Mogol, 1970).

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