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Tax&Legal Celebrity - Alberto Moravia: due donne e un testamento

Tax&Legal Celebrity - Alberto Moravia: due donne e un testamento

di Leo De Rosa, fondatore e managing partner dello studio legale e tributario Russo De Rosa Associati.

 

Two women. Due donne. Siamo nel 1958 e questa è la traduzione in inglese del celebre romanzo di Alberto Moravia “La Ciociara” pubblicato in Italia appena l’anno prima. E’ Il 1960 quando il maestro Vittorio De Sica porta sul grande schermo l’omonimo film, interpretato da un’immensa (e premiata) Sophia Loren.

Il romanzo racconta la drammatica storia di due donne, madre e figlia, travolte dalle vicende della seconda guerra mondiale, autobiograficamente ispirata all’esperienza che lo stesso Moravia condivise intensamente con la sua prima moglie, Elsa Morante, sposata nel 1941. Una storia quella di Alberto ed Elsa molto tormentata, una “disperata dedizione” come egli stesso ebbe a definirla qualche anno dopo, che si concluse nel 1962 con una separazione.

Il loro matrimonio, invece, si concluse solo nel 1985 con la morte della Morante. Sì, perché Alberto ed Elsa non divorziarono mai e solo la dipartita di lei sciolse legalmente il vincolo coniugale, circostanza che gli valse, peraltro, il titolo di erede legittimario di una cospicua eredità di cui, addirittura, si ignorava l’esistenza.

Ma non è di questo che vogliamo raccontarvi oggi. Le protagoniste della nostra storia, infatti, sono due donne, due donne che come le “ciociare” Cesira e Rosetta, seppur in modo diverso, sono unite da un comune ricordo (e da una comune eredità!): Dacia Maraini e Carmen Llera, le “due donne” di Alberto Moravia, che si sono scambiate il testimone del suo amore dal 1962 fino al 1990, anno della scomparsa dello scrittore. Dacia Maraini non fu mai la moglie di Moravia, ne fu solo amata e stimata compagna di vita per oltre vent’anni, (lui era ancora legalmente coniugato con la Morante) fino al 1986 quando, sul litorale di Sabaudia, Moravia, a settantanove anni, incrociò il magnetico sguardo della trentatreenne scrittrice spagnola, Carmen LLera, sposata pochi mesi dopo.

E nel 1990, quando Alberto Moravia viene ritrovato privo di vita nella sua casa romana, sono ancora loro, le sue “due donne”, ugualmente amate in vita e ugualmente ricordate in morte: eredi, metà per ciascuna, di tutto il patrimonio di Alberto.

Carmen ha avuto quello che per le legge le spettava: in assenza di figli al coniuge è riservata la metà del patrimonio del de cuius.

Dacia ha avuto tutto quello che per legge un soggetto è libero di destinare a chi desideri: l’intera quota disponibile (in questo caso il 50%).

Il testamento di Moravia ha fatto molto discutere, ma sapete perché? Perché è il primo caso che si ricordi nella storia italiana in cui la scomparsa di un personaggio celebre non abbia generato contrasti tra gli eredi, rivendicazioni, battaglie giudiziarie. Un testamento equilibrato, impeccabile, che è stato letto ed eseguito senza contestazioni. Scritto per tempo, in piena coscienza e nel rispetto della legge e senza il quale la Maraini avrebbe conservato solo il ricordo di un grande amico, compagno e amante. Invece ha ricevuto esattamente quello che Alberto desiderava fosse suo, consapevole che, peraltro, ne avrebbe fatto un uso nobile. Diversamente, avrebbe deciso per lui il codice civile.

Il lieto fine è assai raro nelle vicende ereditarie degli artisti. Loro stessa vita è un’opera d’arte, geniale, irregolare. Non dimentichiamo, tuttavia, che ogni dipinto ha bisogno di una cornice e ogni libro di una copertina.

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