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Tax & Legal - Tutto quello che c’è da sapere sulla fiscalità dei Pir. Una guida pratica

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Tax & Legal - Tutto quello che c’è da sapere sulla fiscalità dei Pir. Una guida pratica

di Massimiliano Altomare, Senior Associate dello Studio Tributario Facchini Rossi e Soci.

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Vademecum fiscale all’uso dei Piani individuali di risparmio: come e quando convengono 

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L’art. 1  della Legge 11 dicembre 2016, n. 232 ha introdotto nell’ordinamento nazionale i Piani Individuali di Risparmio a lungo termine, una nuova forma di investimento riservata alle persone fisiche residenti in Italia. L’intervento è finalizzato ad agevolare la canalizzazione dei risparmi degli investitori verso l’economia reale nazionale.

 

Come funzionano le agevolazioni fiscali

 

I Pir sono essenzialmente dei “contenitori fiscali” (O.I.C.R., gestione patrimoniale, deposito titoli, contratto di assicurazione) all’interno dei quali è possibile far confluire strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, quote O.I.C.R., etc.) o somme di denaro che al verificarsi di determinate condizioni d’investimento, risulteranno non soggetti:

  • alle imposte dovute sui relativi redditi di capitale (dividendi, interessi, proventi da O.I.C.R., etc.) e/o diversi (plusvalenze) generati, purché si tratti di redditi conseguiti al di fuori dell’esercizio di impresa commerciale;
  • all’imposta sulle successioni eventualmente dovuta a causa di trasferimenti mortis causa degli stessi.

 
Il  riconoscimento delle predette agevolazioni fiscali è tuttavia subordinato alla sussistenza di specifiche condizioni d’investimento, vale a dire:

1) ciascun investitore non può conferire nel Pir più di 30.000 euro all’anno con un tetto massimo complessivamente pari a 150.000 euro;

2) l’investimento nel Pir deve essere mantenuto per almeno 5 anni;

3) il patrimonio del Pir deve esser composto:

a) per almeno i 2/3 di ciascun anno solare:

  • per almeno il 70%, da strumenti finanziari emessi da società non immobiliari italiane e UE/ Aderenti allo Spazio Economico Europeo aventi stabile organizzazione in Italia; e
  • almeno il 30% del 70% (i.e. il 21%) devono essere strumenti finanziari emessi da società diverse da quelle inserite nel Ftse Mib o in altri indici equivalenti;

b) per il restante 30%, da qualsiasi altro strumento finanziario (ivi compresi depositi e conti correnti);

4) il patrimonio del Pir non può essere investito per più del 10% in strumenti finanziari emessi dallo stesso emittente o stipulati con la stessa controparte o con altra società appartenente al medesimo gruppo o in depositi e conti correnti.

 


Per espressa previsione normativa, tra l’altro:

1) ciascuna persona può essere titolare di un unico Pir e ciascun piano non può avere più di un titolare; e
2) sono esclusi dall’agevolazione e, quindi, tassati nel rispetto delle ordinarie regole, i redditi derivanti dal possesso di partecipazioni qualificate (individuate secondo regole particolari) e, più in generale, quelli che concorrono a formare il reddito complessivo dell’investitore.
 

Il venir meno di una delle citate condizioni di investimento può causare la perdita dell’agevolazione fiscale rispristinando ex tunc l’obbligo di versamento delle imposte ordinariamente dovute – e dei relativi interessi – sui rendimenti medio tempore realizzati dagli investimenti detenuti in Pir in violazione dei predetti limiti. Viene espressamente esclusa, invece, l’applicazione delle sanzioni per il tardivo versamento delle predette imposte.

Come si costituiscono i Pir

Praticamente, la costituzione dei PIR può avvenire mediante il conferimento di somme di denaro e strumenti finanziari in:

  • un rapporto di custodia o amministrazione o di gestione di portafogli o altro stabile rapporto con esercizio dell'opzione per il risparmio amministrato (ex art. 6 del D.lgs. n. 461/1997) coinvolgendo, quindi, intermediari professionali residenti (quali, ad esempio: Banche, SIM, SGR, società fiduciarie statiche); ovvero
  • un contratto di assicurazione sulla vita o di capitalizzazione, avvalendosi di imprese di assicurazione residenti, ovvero non residenti, quest’ultime operanti nel territorio dello Stato tramite stabile organizzazione o in regime di libera prestazione di servizi.

 

Come sono deducibili  le minusvalenze

Per quanto riguarda, invece, il regime fiscale delle minusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso ovvero rimborso degli strumenti finanziari detenuti nel piano, la normativa di riferimento prevede che le stesse siano deducibili dalle plusvalenze realizzate nelle successive operazioni poste in essere nell'ambito del medesimo piano nello stesso periodo d'imposta e nei successivi ma non oltre il quarto.

Alla chiusura del piano, invece, le minusvalenze potranno essere portate in deduzione, non oltre il quarto periodo d'imposta successivo a quello del realizzo, dalle plusvalenze realizzate nell'ambito di altro rapporto con esercizio dell'opzione per il risparmio amministrato, intestato allo stesso titolare del piano, ovvero portati in deduzione nell’ambito del regime dichiarativo e, quindi, in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi.

 

Cosa succede nel caso di trasferimento di un  Pir

Da ultimo si evidenzia che il trasferimento, senza cambio d’intestazione, del Pir dall’intermediario o dall’impresa di assicurazione presso il quale è stato costituito ad altro intermediario:

  • Pir-compliant, non determina la decadenza dell’agevolazione fiscale;
  • non Pir-compliant, dovrebbe determinare lo scioglimento del Pir e, qualora non sia decorso il periodo minimo di 5 anni di detenzione, le conseguenze già viste in tema di perdita dell’agevolazione fiscale.

 

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