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Tax & Legal - Successioni ereditarie, l'impatto dei beni culturali e di lusso

Tax & Legal - Successioni ereditarie, l'impatto dei beni culturali e di lusso

 di Claudia Gangitano, notaio in Milano

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Quali  beni culturali possono essere esclusi dall’eredità?

Quali  sono i beni di lusso e quando conviene fare l’inventario?

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Tra i beni che sicuramente cadono in successione e pertanto  sono soggetti alle disposizioni del testo unico delle successioni (T.U. n. 346/90) troviamo sia i beni culturali sia i beni di lusso.

 

I vincoli dei beni culturali

I primi - disciplinati dagli art. 1,2,5 legge n. 1089/1939 e art 36 DPR n. 1049/1963 - vengono esclusi dall’attivo ereditario se sono stati sottoposti al vincolo previsto dalla suddetta normativa anteriormente all'apertura della successione e se sono stati assolti i conseguenti obblighi di conservazione e protezione.

L'erede o legatario deve presentare l'inventario dei beni che ritiene non debbano essere compresi nell'attivo ereditario con la descrizione particolareggiata degli stessi e con ogni notizia idonea alla loro identificazione, al competente organo periferico del Ministero per i beni culturali e ambientali, il quale attesta per ogni singolo bene l'esistenza del vincolo e l'assolvimento degli obblighi di conservazione e protezione.

L'alienazione in tutto o in parte dei beni culturali prima che sia decorso un quinquennio dall'apertura della successione, la loro tentata esportazione non autorizzata, il mutamento di destinazione degli immobili non autorizzato e il mancato assolvimento degli obblighi prescritti per consentire l'esercizio del diritto di prelazione dello Stato determinano l'inclusione dei beni nell'attivo ereditario.

 

Le presunzioni dei beni di lusso

I secondi, invece, trovano la loro disciplina all'art. 9 del T.U delle successioni che prevede una presunzione relativa di esistenza di denaro, mobilia e gioielli nell’asse ereditario per un ammontare del dieci per cento, anche se non dichiarati o dichiarati per un importo inferiore, salvo che venga redatto un inventario analitico a norma di legge. Si tratta quindi di una presunzione che può essere vinta dalla dimostrazione ell’esistenza di tali beni in percentuale diversa.  

 

L'Amministrazione finanziaria con la risoluzione 212/1995, ha chiarito che la presunzione  prevista dal sopra citato art. 9 è di tipo relativo e che l'inventario debba avere tutti i requisiti sostanziali e formali richiesti dal Codice civile e dal Codice di procedura civile, senza la precedente apposizione di sigilli.

 

Pertanto, in mancanza di inventario, è necessario stabilire in quale modo vada calcolata la predetta percentuale: la sezione tributaria della Cassazione, con la sentenza 25 febbraio 2008 n. 4751, ha espresso alcuni principi utili per la corretta applicazione della presunzione affermando che questa debba intendersi riferita ai soli beni mobili non dichiarati e non ai beni mobili già inseriti in dichiarazione, anche in assenza di inventario.

Diversamente si avrebbe una disparità di trattamento con il pagamento di una maggiore imposta da parte dei soggetti che dichiarano denaro, gioielli e mobilia rispetto a chi non dichiara affatto i predetti beni, accettando passivamente l'applicazione della presunzione del dieci per cento.

Pertanto, la Cassazione afferma che, in tale ipotesi, il dieci per cento andrà calcolato sui beni facenti parte dell'attivo ereditario al netto del denaro, gioielli e mobilia già dichiarati.

 

Una ultima annotazione riguarda le tipologie di oro che cadono in successione: la sentenza della Commissione Tributaria Centrale Sezione XX del 16 ottobre 1990 n. 6684 a tal proposito afferma che debbano essere intesi quali gioielli solo quelli "da ornamento e non di commercio o di investimento.".

 

 

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