Tax & Celebrity - Jean Paul Getty III, come tutelare un golden hippie - Citywire

Citywire - Per Investitori Professionali

Registrati gratuitamente per ricevere le nostre email con le ultime notizie, le analisi e i commenti da Citywire Italia. Per registrarsi basta un minuto.

Tax & Celebrity - Jean Paul Getty III, come tutelare un golden hippie

Tax & Celebrity - Jean Paul Getty III, come tutelare un golden hippie

di Leo De Rosa, fondatore e managing partner dello studio legale e tributario Russo De Rosa Associati

Era il marzo del 1973 quando i Pink Floyd pubblicavano “Money”, sesta traccia del leggendario album “The Dark Side of the Moon”. Uno dei più celebri riff di basso della storia del rock accompagna una dissacrante requisitoria contro l’avidità considerata il vero “lato oscuro” della natura umana.

“Il denaro, così dicono, è la radice di tutti i mali al giorno d’oggi” scrive Roger Waters, leader carismatico, oltre che mente e cuore della band inglese.

Una canzone, un testo quasi profetici visto che solo quattro mesi dopo si sarebbe consumato un dramma in una delle famiglie più ricche e “maledette” del mondo.

Il 10 luglio 1973, infatti, Jean Paul Getty III, nipote del tycoon del petrolio Jean Paul Getty I, veniva rapito a Roma per mano della ‘Ndrangheta calabrese.

La vicenda ebbe una grande risonanza mediatica e, durante i cinque mesi di ostaggio del facoltoso rampollo, l’opinione pubblica si indignò per le aberranti dichiarazioni del patriarca Getty e per l’indifferenza del padre, entrambi sordi alle richieste di riscatto dei rapitori.

Diciassette milioni di dollari, questa la richiesta iniziale, scesa poi a meno di due milioni dopo una estenuate trattativa culminata con il “persuasivo” invio alla redazione di un giornale italiano di un brandello di orecchio del ragazzo.

Jean Paul III, il golden hippie (così era chiamato), aveva sedici anni e viveva a Roma con la madre Gail.

Il padre Jean Paul II aveva abbandonato già da tempo la famiglia dilapidando in droghe ed abusi di varia natura la ricchezza accumulata nella gestione degli interessi familiari della Getty Oil nel Bel Paese.

Non c’era da sorprendersi, quindi, che anche il giovanissimo Getty III avesse intrapreso la via della perdizione: già a quattordici anni cocainomane e venditore ambulante di collanine in piazza Navona.

Alla iniziale richiesta di aiuto da parte della madre del ragazzo, “nonno” Getty rispose “Ho altri 14 nipoti, se tirassi fuori un penny avrei altri 14 nipoti rapiti”.

Alla fine cedette sborsando, come detto, una somma di circa 2 milioni di dollari (ovvero il massimo che poteva dedurre dalle imposte) e pretendendone altresì la restituzione dal figlio con un interesse del 4%, coerente fino in fondo alla sua celebre dichiarazione: “Quando non si hanno soldi ci si pensa sempre. Quando se ne hanno, anche”.

A Getty III venne negato l’aiuto del padre e del nonno anche quando a soli 24 anni (e per i successivi 30 fino alla morte del 2011) rimase cieco, sordo e paralizzato per l’ennesimo abuso di droghe.

Una storia certo estrema, amara e senza un lieto fine questa che, tuttavia, diviene emblematica nel contradditorio rapporto con il denaro di tanti.

Dalla incondizionata prodigalità alla morbosa avarizia, dagli eccessi di una vita dissoluta al monastico rifiuto dei beni materiali, la ricerca di un equilibrio diventa spesso difficile, soprattutto quando il patrimonio si trasmette attraverso le generazioni perdendo il legame con i valori di dedizione, sacrificio e lavoro che ne avevano costituito le fondamenta.

Forse è eccessivo, citando Seneca, definire il denaro “una schiavitù”, ma certo la nostra pratica professionale ci impone la progettazione di strumenti che consentano al patrimonio di resistere alla prova del tempo garantendo sicurezza alle generazioni future.

L’assunto è che la gestione di un’eredità e dei suoi destinatari non nasce dalla privazione, né dall’indiscriminato accesso alla ricchezza, ma da un equilibrato dosaggio di opportunità e responsabilità.

Con buona pace del signor Jean Paul Getty I che nel 1976, anno della sua dipartita, lasciò dopo di sé un immenso patrimonio, ma anche una progenie di uomini perduti.

 

Scrivi un commento

Effettua il login o registrati per commentare. La registrazione è gratuita e richiede solo pochi minuti.