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Star manager - Le componenti fondamentali del value investing

Star manager - Le componenti fondamentali del value investing

È tempo di value investing. È questo il messaggio di Michael Barakos, gestore dal rating A Citywire di casa J.P. Morgan Asset Management, da qualche mese a questa parte.

In uno degli ultimi commenti agli investitori firmati dal gestore, intitolato per l’appunto “Il ritorno del value investing: molto più di un fuoco di paglia?”, Barakos spiegava che il rally del value rispetto al growth evidenziato negli ultimi sei mesi è destinato a continuare.

Parlando di questo stile d’investimento, il fondo JPM Europe Strategic Value co-gestito insieme a Ian Butler e Thomas Buckingham, uno dei fiori all’occhiello della gestione dell’asset manager, ha ottenuto un rendimento a un anno pari al 21,5% contro un ritorno del gestore medio in azionario Europa pari all’11,3%.      

A livello di allocazione di portafoglio,  HSBC, BP, Total, Siemens e Sanofi rappresentano le cinque posizioni più cospicue su cui investe il team di gestori.

Ma il comparto JPM Europe Strategic Value non è l’unico prodotto guidato da Barakos che ha raccolto notevoli risultati all’interno del panorama azionario europeo. Il fondo JPM Europe Strategic Growth gestito insieme a Ben Stapley è infatti un fondo basato su uno stile d’investimento diverso ma altrettanto affermato, soprattutto grazie alle sue performance sul lungo periodo.

A tre anni il fondo ha ottenuto un rendimento del 32% contro una media del 15% mentre a cinque anni, secondo i dati di Citywire a fine febbario, costituisce il migliore comparto nella categoria Azionario Europa con un ritorno totale del 109,9% contro una media del 54%.

Di questo, e di altro, abbiamo parlato direttamente con Barakos, star manager di questo mese.

Quali sono stati i driver della perfomance dei fondi JPM Europe Strategic Value e JPM Europe Strategic Growth negli ultimi dodici mesi?

Per quanto riguarda il JPM Europe Strategic Value, il segreto del successo della strategia è stata la presa di posizione a lungo termine e la scelta di andare controtendenza nel momento giusto concentrandoci sui valori fondamentali.

Per quanto riguarda invece il JPM Europe Strategic Growth, la performance è dovuta soprattutto alla decisione di focalizzarci sulla "crescita inattesa" a discapito della "crescita percepita".

Tornando a parlare del comparto JPM Europe Strategic Value, ci può spiegare quali sono state le dinamiche della rotazione azionaria vista negli ultimi mesi?

Nella seconda metà del 2016 gli investimenti value hanno ottenuto il secondo migliore rendimento a sei mesi da qualche decade a questa parte. Si tratta di una sovraperformance a breve termine fenomenale, ma da fine gennaio 2017 c'è stato un riflusso pari all'incirca al 15% di questo ritorno.

Ciò ha fatto venire qualche dubbio sul value a più di un investitore, ma personalmente credo che il periodo positivo per il value sia agli albori. Lo dico sia basandomi su determinati indicatori tecnici che tenendo in conto il fatto che gli investitori hanno sottovalutato il value, a ragion veduta, per così tanto tempo che credo che ciò che è successo nelle ultime 4-5 settimane sia solo un momento di respiro prima che il value torni a sovraperformare anche nel medio termine.

Quali sono state le posizioni che hanno beneficiato maggiormente di questa rotazione azionaria?

Un esempio su tutti è il settore finanziario. In questo caso siamo sovrappeso di quasi il 10% rispetto all'indice value. Entrando nello specifico, i driver principali all'interno del settore finanziario sono sicuramente le banche, un'area in cui siamo entrati l'estate scorsa, motivo per cui all'epoca in tanti ci presero per pazzi. Indipendentemente dal momento negativo di un settore, tutto ha una valutazione. Abbiamo semplicemente pensato che il settore fosse super-scontato. Un altro valido esempio settoriale è quello dei materiali, dove alcuni titoli hanno triplicato o quadruplicato il proprio valore.

Una fetta consistente dell'allocazione di portafoglio del fondo è esposta sulla Francia. Qual è il tuo outlook sul Paese alla luce delle elezioni presidenziali in arrivo?

Se confrontata con il benchmark, l'esposizione è piuttosto neutrale. Ovviamente c'è un determinato rischio politico, ma se analizziamo gli indicatori di rischio sistemico all'interno del mercato possiamo dire che non sono allarmanti. Al momento non c'è assolutamente un rischio sistemico che ci rende particolarmente nervosi. Ovviamente fino al giorno delle elezioni ci sarà molta volatilità anche in risposta ai commenti dei candidati presidenziali. Se, come dicono i sondaggi, Marine Le Pen vincerà al primo turno è prevedibile uno stato di agitazione sui mercati. Ma, come è stato dimostrato negli ultimi dodici mesi, se ci si focalizza sui fondamentali ci sono buone possibilità di ottenere un buon rendimento nonostante l'avanzamento di eventi politici poco desiderabili.

Ecco, parlando di opportunità da cogliere nonostante eventi politici che all'apparenza potrebbero andare a detrimento degli investitori, cosa è cambiato nella vostra allocazione di portafoglio sul Regno Unito da quando Brexit è diventata realtà?

Da quando si è avverata Brexit c'è stato un movimento di riallocazione che ha comportato un allontanamento da compagnie che operano esclusivamente sul mercato domestico britannico e un riavvicinamento ad aziende inglesi attive a livello globale. Anche a livello di dimensione delle compagnie c'è stato uno spostamento da società a media capitalizzazione alle blue chips. In termini settoriali, soprattutto per quel che riguarda l'industria mineraria e le banche.

Ciò significa anche che il vostro outlook macroeconomico sul Regno Unito post-Brexit non è dei più ottimistici?

Quando guardiamo al contesto macroeconomico globale, notiamo che ci troviamo in un momento piuttosto raro dove tutte le grandi economie registrano dati sorprendentemente positivi o sono in espansione: questo vale per gli Stati Uniti, per il Regno Unito, l'Europa in generale, la Cina e il Giappone. In termini di economia locale, credo sia giusto sottolineare che il Regno Unito abbia retto egregiemente la Brexit a livello di attività economica. Detto questo, il governo UK non ha ancora implementato le sue politiche. Insomma, siamo consci di aver visto tutti i lati positivi della Brexit ma ancora nessuno di quelli negativi.

Passiamo al fondo JPM Europe Strategic Growth. Dove localizzi le opportunità future nell'allocazione di portafoglio di questo comparto?

La chiave in questo caso è cogliere la crescita inattesa. L'errore sarebbe concentrarsi sulla crescita percepita, ovverosia su settori come l'alimentare, il tabacco o il farmaceutico. Ma se guardiamo alla crescita inattesa tutti questi settori, forse con la recente eccezione del farmaceutico, hanno tradito le aspettative.

Banche, beni strumentali e quello dei materiali sono invece alcuni esempi di settori in cui investiamo in questo comparto.

Quali sono dunque i singoli titoli sui cui ti senti di puntare nei prossimi mesi?

Abbiamo un sovrappeso sul settore tecnologico, il quale rappresenta un settore growth tradizionale. Logitech, la nota società produttrice di periferiche per personal computer che recentemente si è reinventata, è un esempio di posizione presente in portafoglio e rappresenta un ottimo esempio di titolo basato sulla crescita inattesa e molto meno su quella percepita.

Ultima domanda: qual è il tuo outlook macroeconomico sull'Europa?

La più grossa preoccupazione per i clienti è certamente il rischio politico. Questa è la prima domanda che ci viene posta durante gli incontri con i nostri clienti. La stessa questione di cui si discute sulle prime pagine di tutti i giornali. Tuttavia, quando distogliamo lo sguardo dalla politica, e considerando che non si ottengono risultati focalizzandosi solamente sulla politica, si nota che i fondamentali macroeconomici come ad esempio l'indice PMI - l'Indice composito dell'attività manifatturiera di un Paese, o i dati sulla disoccupazione così come quelli sul Pil, indicano che l'economia dell'Europa è in salute.

Curriculum:

Michael Barakos, CFA, managing director, è portfolio manager ed è responsabile del team d’investimento che gestisce le strategie value, growth, income, active extension e absolute return per J.P. Morgan Asset Management European Equity Group – Behavioural Finance Team dal 2005. È stato chief investment officer e ha guidato l’European Equity Group – Behavioural Finance Team tra il 2009 e il 2016. È a J.P. Morgan Asset Management dal 1999. Ha conseguito un Bachelor of Science in Economia alla London School of Economics.

*Questa intervista è apparsa originariamente all'interno del numero 17 del magazine Citywire Consulenza Evoluta.

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