Per chi segue da vicino l’industria dell’asset management in Europa, Bruno Crastes non ha bisogno di presentazioni. Quando si parla di mercati obbligazionari globali, il gestore e ceo di H2O Asset Management, Could you upload these two images/graphic realised by a contributors of ours?è tra i più competenti portfolio manager su piazza ed è, ormai da anni, uno dei volti che si associano più facilmente al certificato di eccellenza di Citywire, il rating AAA.

La prima volta che Crastes ha ottenuto il massimo rating di Citywire era a settembre del 2013. Da allora, nonostante un periodo tra il 2016 e il 2017 in cui le prestazioni dei suoi fondi sono oscillate tra la tripla A e la AA, il gestore di Lione ha mantenuto quasi sempre gli stessi livelli.

Parlano i numeri. Mentre la seconda migliore strategia obbligazionaria globale e flessibile a un anno raccoglie il 10,2%, il suo fondo H2O Multibonds registra un rendimento totale del 27,6%. Per non parlare del gestore medio nella stessa categoria, che porta a casa il 2,5%. A tre anni, il secondo migliore fondo in classifica evidenzia un ritorno del 15%, il gestore medio il 4,5%%, Crastes il 54,2%. La forbice si allarga ancora di più se si analizzano le prestazioni su un periodo di cinque anni. Se il comparto obbligazionario globale che vanta la medaglia d’argento ha segnato un rendimento del 33%, un ipotetico gestore medio il 10,8%, il fondo di H2O ha spremuto i mercati a tal punto da restituire ai suoi investitori un rendimento del 136,7%.

Crastes ha una strategia di gestione molto attiva, in un universo investibile che comprende debito governativo, emissioni sia investment grade sia high yield, mercati valutari. Nel secondo trimestre del 2017, ha venduto i governativi Usa e Uk, temendo una più elevata inflazione, e acquistato obbligazioni in altre aree dell’Europa.

Ma quali sono le prossime mosse del gestore di H2O? Continueranno a produrre le stesse prestazioni sopra la media? Di questo, e di molto altro, abbiamo con Crastes, star manager di questo mese.

Quali sono stati i principali driver della performance del fondo H2O MultiBonds negli ultimi sei mesi?

I tre maggiori driver della prestazione sono stati l’appiattimento della curva dei rendimenti statunitensi e la lunga esposizione ai mercati del debito nella periferia europea.

Il fondo vanta un track record positivo da anni, quindi non si tratta di una vera novità. Cosa differenzia il tuo stile di gestione rispetto a quello di altri investitori obbligazionari? Qual è il “segreto”?

Il team si focalizza sui pregiudizi e vincoli degli investitori per poi tentare di cogliere gli errori di valutazione nel mercato. Molti altri investitori si affidano alle previsioni, esaminando i dati sull’economia globale, le decisioni delle banche centrali e la politica, ma negli ultimi tre anni i mercati sono sempre più condizionati da fattori tecnici.

Quali sono le aree del business in cui ritieni che si possa ancora migliorare?

Il tempismo è qualcosa che è difficile prevedere, come abbiamo visto con la recente correzione del mercato. Ci aspettavamo che ci sarebbe stata una correzione alla fine del quarto trimestre, e quindi, a differenza di altri investitori, non siamo sorpresi che ciò sia accaduto. Siamo invece sorpresi da quanto poco tempo è servito. Per minimizzare il rischio sui tempi di reazione del mercato, abbiamo fatto affidamento sulla costruzione del portafoglio.

Quali sono i vostri principali investimenti in questo momento?

L'anno scorso i rialzi della Fed sono stati ampiamente assorbiti dai premi al rischio nei mercati delle azioni e del credito, nonché dal dollaro debole. Ora questo sostegno non c’è più e quest’anno le condizioni finanziarie si dovrebbero restringere, avendo quindi un impatto più profondo sulle attività che sono state ipercomprate. Questo è il motivo per cui siamo cauti sul credito, sui mercati emergenti in generale, ma sottopesati sulla duration statunitense (abbiamo un’esposizione negativa tramite i futures). La ripresa europea è il secondo grande tema all’interno del portafoglio ed è espresso principalmente attraverso un posizionamento lungo sulle obbligazioni periferiche.

Dove vedete opportunità a breve, medio e lungo termine nel mercato obbligazionario globale?

Abbiamo mantenuto una view ribassista sulla curva dei rendimenti degli Stati Uniti dal Taper tantrum del 2013, una posizione che ha dato i suoi frutti in particolare negli ultimi mesi. Penso che lo stesso schema si verificherà in Europa, che si trova ad affrontare una situazione simile ma con un ritardo di due anni rispetto agli Stati Uniti. In generale, ci piace investire nei mercati obbligazionari che offrono un rendimento reale positivo con un posizionamento di mercato contenuto, i quali tendono ad essere molto più resilienti alla volatilità. Questo è il motivo per cui le obbligazioni italiane hanno registrato un discreto successo a febbraio di quest'anno, essendo principalmente di proprietà di investitori locali.

Come cambierà il tuo portafoglio nei prossimi mesi?

Siamo investitori a lungo termine con temi di investimento core che offrono un orizzonte da uno a due anni. La calibrazione e i tempi sono gestiti dinamicamente in base al nostro approccio fattoriale. Nei prossimi mesi, valuteremo il dimensionamento dei nostri temi principali in base a ciò che dirà il mercato.

Qual è la tua opinione sull'Italia in termini di opportunità di investimento?

L'Italia fa parte di un paniere diversificato sull’obbligazionario della periferia europea che abbiamo in portafoglio. Gli spread periferici europei convergevano molto già nel 2017 e di conseguenza stiamo riducendo l'esposizione al Portogallo e ai titoli sovrani greci. Continuiamo a pensare che i Btp abbiano una proposta di valore allettante poiché la situazione in termini di crescita economica e di risoluzione della questione Npl sta migliorando. E poi, data la centralità dell’economia italiana, è improbabile che la Bce ritirerà il proprio sostegno fino a quando il flusso potrà essere sostituito da altri investitori a lungo termine. La Bce non dovrebbe andare di pari passo alla Fed in quanto l’Europa non è composta esclusivamente dalla Germania, dove la maggior parte degli indicatori sono già a buon punto, ma include anche paesi periferici come l’Italia, dove la Bce deve ancora fornire supporto nel medio termine.

Alcuni economisti pensano che le più comuni fonti di inflazione - materie prime e costi di produzione - sono bloccate ed è difficile vedere un aumento dell’inflazione nei prossimi anni. Sei d’accordo?

Molti investitori hanno confrontato la situazione attuale con l’espansione della globalizzazione delle commodity nel periodo 2002-2008 quando i mercati emergenti stavano crescendo in sintonia con i mercati sviluppati. Crediamo che la situazione sia in realtà molto diversa, con una dicotomia tra crescita e leva che è simile alla seconda metà degli anni Novanta. L’inflazione core inizierà a salire negli Stati Uniti e in Giappone prima di diffondersi in Europa.

Come sta cambiando il mercato obbligazionario globale e quali sono le maggiori sfide oltre ai bassi rendimenti?

Gli investitori non sono pronti per un ambiente inflazionistico. Il mercato ha vissuto un contesto deflazionistico con tassi bassi nell’ultimo decennio e gli investitori sono abituati a questo. L’inflazione sta aumentando negli Stati Uniti e la Fed dovrebbe aumentare i tassi almeno tre volte nel 2018. Il mercato ha scontato questi tre rialzi dei tassi, ma non ha preso in considerazione l’effetto di eventuali aggiustamenti del bilancio.

Qual è la tua opinione su Jerome H. Powell e quale sarà il più grande cambiamento nella politica monetaria da parte della Fed?

Inizialmente, non ci aspettiamo che cambierà molto la politica monetaria. Continuerà con la lunga e lenta politica di Janet Yellen.

Alcuni commentatori ritengono che il mercato degli Etf sia una bolla perché la maggior parte degli investitori in questo campo non ha le capacità e la sofisticazione per sostenere rendimenti negativi nel medio periodo. Sei d'accordo? Qual è il tuo pensiero su Etf?

I mercati degli Etf hanno beneficiato della protezione delle banche centrali e della bassa volatilità del mercato. Con la fine dell’opzione delle banche centrali e shock di mercato più frequenti, ci sarà una massiccia riallocazione delle attività. In una situazione di questo tipo, le strategie alpha dovrebbero sovraperformare le strategie beta. Il problema è che molti gestori attivi ripropongono gli Etf ma con commissioni più elevate. Questo è il motivo per cui i gestori attivi devono offrire una vera diversificazione rispetto alla gestione passiva attraverso una bassa correlazione con le principali asset class.

Questa intervista è apparsa originariamente all'interno del numero 22 del magazine Citywire Consulenza Evoluta.