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Star manager - Bagliori a Oriente

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È stata una delle asset class più redditizie da inizio anno, ma l’insicurezza legata al nome del 45esimo presidente degli Stati Uniti rischia di invertire il trend. Si parla, naturalmente, dell’azionario emergente, di Donald Trump e delle tariffe doganali promesse durante la campagna elettorale che potrebbero mettere a repentaglio globalizzazione e crescita mondiale.

Per Prashant Khemka, gestore dal rating AAA di Citywire e chief investment officer dell’equity emergente per Goldman Sachs Asset Management, le previsioni di analisti e com   entatori non devono necessariamente combaciare con la realtà dei mercati del futuro. E in ogni caso le opportunità di investimento in un’asset class di vaste proporzioni e dettagliate dissomiglianze come l’azionario emergente non mancheranno.

I numeri dei fondi guidati da Khemka parlano chiaro: il fondo Goldman Sachs Emerging Markets da 1,5 miliardi di dollari di patrimonio netto è il quarto comparto più performante con un ritorno a tre anni del 32,5% contro il 15,2% del gestore medio nella stessa categoria mentre l’India Equity, a cinque anni, vanta la migliore prestazione in assoluto tra i prodotti specializzati nel paese con un rendimento del 123,7% contro una media del 73,6%. Il terzo fondo sotto la gestione di Khemka è il Brics Equity, che a un anno ha collezionato il 13,5% contro una media del 9,1%.

Uno sguardo ai rispettivi factsheet rivela che Cina, India, Brasile e Russia sono i paesi più allocati nei portafogli delle due strategie che investono globalmente. Tencent Holdings (società di IT, telecomunicazioni e media), Ping An Insurance (assicurazioni e servizi finanziari), Kweichow Moutai (compagnia specializzata nella produzione del liquore più famoso della Cina), Hong Kong Exchanges (che controlla l’indice azionario di Hong Kong) e la Borsa di Mosca sono alcuni dei titoli più rappresentati nei due portafogli. Nell’Inda Equity i tre titoli più esposti sono quelli di Infosys (un’impresa di servizi informatici di Bangalore), Maruti Suzuki (casa automobilistica di proprietà della nota compagnia giapponese) e HDFC Bank.  

Abbiamo chiesto direttamente a Khemka dove e come investe, ma soprattutto come si inseriscono i mercati emergenti nel nuovo (dis)ordine politico-economico mondiale.

Quali sono le differenze in termini di strategia di investimento tra i fondi Goldman Sachs EM Equity e Goldman Sachs BRICs Equity?

L'approccio ai fondi Goldman Sachs BRICs Equity e Goldman Sachs EM Equity è simile. Siamo un team molto orientato alla selezione bottom-up dei titoli e crediamo che questa strategia abbia storicamente generato extra rendimento per entrambi i fondi. Fondamentalmente sono due i criteri alla base della nostra selezione di titoli: business solido e uno sconto sostanziale dei titoli rispetto al loro valore intrinseco.

Trump e mercati emergenti: vince la Russia e perde l’America Latina come hanno predetto diversi commentatori?

Talvolta, le promesse dei candidati presidenziali durante la campagna elettorale e le politiche che possono essere attuate post elezioni sono diverse. Noi, in ogni caso, non basiamo la nostra allocazione di portafoglio sugli scenari macro. Al momento le nostre posizioni su Russia e America Latina sono piuttosto equilibrate, nel senso che, qualunque sia la direzione degli eventi di natura politico-economica in queste aree, non ci aspettiamo che la performance relativa dei nostri fondi ne sia influenzata.

Anche per quel che riguarda il Messico?

Anche se il Messico dovesse subire un contraccolpo a seguito dell’elezione di Trump, e possiamo supporre che un tale contraccolpo quantomeno nelle esportazioni ci sarà, è possibile che il mercato azionario abbia già prezzato questo rischio. Forse anche il mercato valutario lo ha già fatto. Si tratta di domande di per sé imprevedibili ed è per questo che per noi ha poco senso basare le decisioni relative al portafoglio su considerazioni macro.

Intanto però i mercati azionari emergenti hanno comunque accusato il colpo. Si è registrato un significativo aumento dei deflussi da questi mercati nei giorni dopo le elezioni…

Ci sono diversi aspetti interessanti da tenere in considerazione: l’iniziale reazione negativa dei mercati dei paesi emergenti è dovuta in particolare a un aumento dei rendimenti obbligazionari, che si basa sulle aspettative di maggiori livelli di crescita e inflazione. Queste aspettative hanno anche portato a un aumento dei prezzi delle commodity dopo le elezioni, e ciò è positivo per gli utili societari negli emerging market.

L’impatto della vittoria di Trump sui mercati emergenti non è così spaventoso quindi?

La scelta è tra uno scenario di bassa crescita, bassa inflazione e bassi tassi d'interesse – ovvero la situazione in cui ci troviamo da 4-5 anni – e, dall’altro lato, un contesto con maggiori livelli di crescita, inflazione, prezzi delle commodity, crescita degli utili societari e tassi di interesse; dal punto di vista dei mercati emergenti è preferibile la seconda ipotesi.

Parliamo della Cina. Quali sono le opportunità azionarie nel Paese in un eventuale contesto di deterioramento commerciale nella relazione Washington-Pechino?

Non è facile trovare opportunità di investimento interessanti in società statali cinesi e infatti il nostro portafoglio è investito soprattutto in società non statali. Di conseguenza, questa scelta si traduce in pesi su settori differenti all’interno del fondo. Per esempio, all'interno dei finanziari non investiamo in nessuna banca partecipata dallo Stato, che sono in effetti gestite dal governo. Abbiamo invece un’esposizione maggiore sulla tecnologia e sui consumi discrezionali.

La questione del debito cinese è sempre attuale. George Soros aveva paragonato lo stato dell’economia del dragone a quella degli Stati Uniti pre-crisi finanziaria. Che ne pensa?

Riguardo al debito, non crediamo che la Cina rischi di ritrovarsi con una bolla pronta a scoppiare come quella di Lehman Brothers negli Stati Uniti. Crediamo che il debito pubblico sia effettivamente troppo alto, tuttavia le condizioni attuali della Cina sono diverse rispetto a quelle degli Stati Uniti pre-crisi finanziaria. Negli Stati Uniti si trattava di un debito presente sui bilanci di aziende private, mentre in Cina è, alla fine dei conti, un debito sostenuto dal governo. C'è poi da considerare il fatto che mentre gli Stati Uniti hanno un mercato libero, in Cina il governo gode di un forte supporto popolare, rendendo molto improbabile che si verifichino le condizioni per un’eventuale crisi di fiducia.

Al contrario della Cina, dell’India, in cui investe il fondo Goldman Sachs India Equity da lei gestito, non si è parlato molto rispetto alle ultime novità di natura politica. Come inserisce l’economia indiana in questo discorso?

L'India ha una delle economie più ‘isolate’ e quindi più distaccate rispetto agli eventi di portata globale. È un'economia molto orientata verso l'interno, al contrario della maggior parte dei paesi emergenti. Ha inoltre assistito a un evento che è stato trascurato dai media occidentali: la demonetizzazione voluta dal governo delle banconote da 500 e 1000 rupie. L’ultima misura del genere è stata adottata nel 1978. Si tratta di una mossa che serve a portare alla luce l'enorme componente sommersa dell’economia indiana e si pone l’obiettivo di migliorare l’applicazione delle normative fiscali. Si tratta di un’altra misura di un più ampio programma avviato dal governo per disincentivare la corruzione in tutte le sue forme.

Quali sono le vostre migliori idee di investimento per il 2017?

Nonostante i soliti temi macroeconomici, continuiamo a credere che fattori interni molto diversi e driver unici nel settore corporate tendano ad avere un impatto maggiore sulla performance relativa delle singole azioni dei mercati emergenti.

Detto questo, l'India rimane un’isola felice nell'universo degli Emerging Market. Attualmente si candida a rimanere l'economia in più rapida crescita nel 2017, dato che è un paese importatore netto che continua a beneficiare di prezzi del petrolio stabili. Inoltre, l'India sta vivendo un momento di importanti riforme e iniziative economiche sotto la guida del primo ministro Modi.

Infine, riteniamo che le aziende di qualità superiore, o quelle con un netto vantaggio competitivo, possano performare meglio, generando alti rendimenti sul capitale rispetto a concorrenti meno competitivi. Ad esempio, guardiamo con interesse alle borse di vari mercati, dati i loro robusti modelli di business, la posizione industriale spesso monopolistica, la conversione di cassa alta e la capacità di performare bene anche durante i periodi di volatilità elevata del mercato.

Curriculum:

Prashant Khemka ricopre il ruolo di Chief Investment Officer (CIO) Emerging Markets Equity e supervisiona la gestione di portafoglio e la ricerca relative ai mandati azionari mercati emergenti a Goldman Sachs Asset Management.

Prashant è inoltre responsabile a livello globale delle strategie azionario mercati emergenti e azionario India di GSAM e, prima di assumere questo ruolo, ha trascorso sette anni a Mumbai come CIO e co-CEO di Goldman Sachs AMC in India. Si è laureato con lode presso l'Università di Bombay con un BE in ingegneria meccanica. Ha inoltre conseguito un MBA in finanza presso la Owen Graduate School of Management alla Vanderbilt University, dove ha ricevuto anche il premio Matt Wiggington, che premia l’eccellenza dei risultati nel settore della finanza.

*Questa intervista è apparsa originariamente all'interno del numero 15 del magazine Citywire Consulenza Evoluta.


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