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Sta tornando a salire l'obbligazionario?

Sta tornando a salire l'obbligazionario?

Il balzo dei rendimenti obbligazionari a media e lunga scadenza intervenuto a partire dal 27 giugno nell'area euro, dove quello a 10 anni tedesco è più che raddoppiato salendo dallo 0,25% del 27 giugno allo 0,60% attuale, è tale da instillare tra gli operatori la domanda-chiave per gli investimenti: siamo in presenza di un'inversione di tendenza di breve termine, oppure ci troviamo di fronte all'avvio di un nuovo trend rialzista dei rendimenti di più ampio respiro? La domanda non è di poco conto, visto che già nelle ultime tre settimane la vistosa reazione del mercato obbligazionario nei confronti di quanto il mese scorso ha lasciato trasparire la Bce ha provocato sensibili contraccolpi sui flussi di denaro in borsa: il primo tra tutti è il rapido dietrofront delle utility, che tradizionalmente soffrono in misura più alta la concorrenza dei maggiori rendimenti conseguibili sul mercato obbligazionario e contemporaneamente vengono penalizzate in termini di possibili oneri finanziari più elevati in futuro poiché i loro bilanci sono fisiologicamente caratterizzati da un elevato livello di indebitamento a media e lunga scadenza, ragionamento valido anche, e forse soprattutto, per le società delle telecomunicazioni.

Per tutti gli altri settori, si legge su Milano Finanza, i riflessi di un balzo dei rendimenti obbligazionari sono molto meno immediati e diretti, anche perché dipende dalla motivazione che sta alla base di questo balzo: se la ragione si ritrova nell'aspettativa di tassi di interesse a breve termine più elevati, allora il comparto bancario diventa il favorito perché aumenta parallelamente la prospettiva di maggiori utili nei conti economici degli istituti, grazie a un'espansione del margine d'interesse, cioè a un maggior differenziale tra i tassi attivi e i tassi passivi dal punto di vista delle banche.

E se a questo fosse connessa l'attesa di un'inflazione più elevata, allora ne beneficerebbe anche il comparto tecnologico, il settore industriale e quello dei consumi ciclici, in misura tanto maggiore quanto più evidente è l'eventuale perdita di terreno della valuta locale, poiché in questo caso sarebbe attesa anche una maggiore domanda proveniente dall'estero (export).

L'esperienza degli Usa. Tutti questi assunti sono peraltro riscontrabili sul campo: Wall Street ha infatti già attraversato di recente una fase simile, visto che dal giorno che ha sancito la vittoria elettorale di Donald Trump i rendimenti dei decennali governativi americani sono passati bruscamente dall'1,78% al 2,6% raggiunto a metà dicembre, oscillando poi attorno al 2,3% che rappresenta il rendimento attuale. In questi otto mesi le performance borsistiche realizzate dai settori del New York Stock Exchange sono abbastanza chiare: sul primo gradino del podio è salito perentoriamente il comparto bancario, grazie anche alle attese di tassi d'interesse a breve termine più elevati in scia alla politica di rincari progressivi del costo del denaro praticata dalla Fed, oltre che alle promesse di un ritorno alla deregulation finanziaria che hanno accompagnato la campagna elettorale di Trump.

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