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Sorrell (WPP): I wealth manager continueranno a crescere, ma non in Europa

Il presidente di Citywire, Lawrence Lever, ha intervistato Sir Martin Sorrell, ceo di WPP, multinazionale della pubblicità e delle pubbliche relazione fondata a Londra, nonché il più grande gruppo per fatturato in questo mercato.

In questo video Lever e Sorrell toccano diversi argomenti: dal rapporto a volte conflittuale con Google, Facebook e Amazon, definiti dallo stesso numero uno di WPP come “frenemies”, cioè amici-nemici, al wealth management e al sempreverde dibattito sulla gestione attiva contro quella passiva.

Recentemente, gli ricorda il presidente di Citywire, ha dichiarato che Amazon è la compagnia meno amichevole: “In che cosa vuoi che siano più amichevoli?”

“Vorrei che ci fosse più equilibrio sul mercato, essendo quello di Google e Facebook un duopolio che controlla il 75% della pubblicità digitale, il che equivale al 30% della pubblicità a livello mondiale. E cioè vuole dire che queste due compagnie hanno tra le proprie mani il 22-23% della pubblicità globale. Ciò non rappresenta necessariamente un vantaggio per il cliente”, spiega Sorrell.

“Io vorrei che fossero più reattivi nei confronti dei nostri clienti, in particolare per quanto riguarda i dati. Loro affermano che devono controllare i dati per ragioni di privacy, il che per me non è altro che una foglia di fico”, aggiunge.

In sostanza, dice Sorrell, la sua compagnia vorrebbe più accordi di gestione proprietaria dei dati con i giganti di Silicon Valley per creare “un metodo di targeting molto più efficace e ottimizzare le spese dei nostri clienti”.

Parlando di tecnologia, durante l’intervista si è anche parlato del futuro del wealth management: “Credo che i wealth manager continueranno a prosperare, ma dai posti dove crescerà la nuova classe media. E la nuova classe media non arriverà dagli Stati Uniti, né dall’Europa Occidentale, ma dai cosiddetti mercati emergenti. Credo ci siano diverse opportunità per i wealth manager, opportunità che fondamentalmente provengono da due rami, quello della geografia e quello della tecnologia”.

E quindi crede che il filone del fintech sia destinato a crescere: “Certo, Warren Buffett è il più grande sostenitore degli investimenti passivi. Lui stesso dice: ‘perché spendere soldi in una gestione attiva quando puoi puntare sugli indici attraverso gli etf’. Non so se sono tanto d’accordo però. Credo nella gestione attiva. Come in molte altre attività, quando si raggiungono certi livelli tutto diventa di più difficile gestione”. 

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