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Sesin (AB): i segreti del nostro successo nell'azionario americano

Sesin (AB): i segreti del nostro successo nell'azionario americano

“L’equity rappresenta una sfida intellettuale, soprattutto se sei un fund manager con stile di gestione growth. Il nostro tipo di azionario si basa sul vedere il potenziale di crescita, mentre il fixed income poggia sul contenimento delle perdite. L’equity poggia sul sogno.”

Bastano poche parole di Karen Sesin (in foto), cogestore del fondo AB American Growth di AllianceBernstein, insieme a Frank Caruso (Cio e lead manager, rating A Citywire), Vincent DuPont (AA Citywire) e John H. Fogarty (A Citywire), per capire la filosofia alla base del loro veicolo, 3° per performance su 189 competitor negli ultimi 3 anni.

“Siamo concentrati sulla redditività, ma puntiamo su società in grado di reinvestire la profittabilità sul lungo periodo e caratterizzate da una crescita non ciclica. Abbiamo un orizzonte temporale di almeno 5 anni e compriamo azioni immaginando di tenerle per diversi anni” afferma Sesin, con modo affabile da raffinata signora americana, con qualche somiglianza con l’attrice Glenn Close.

“Lavorando su un universo potenziale di oltre 1000 società, il nostro processo di investimento parte da una ricerca quantitativa che riduce a circa 300 le società papabili che vengono analizzate dai nostri ricercatori specializzati in beni di largo consumo, sanità, tecnologia, finanza, cicli industriali e, di nuovo, analisi quantitativa” spiega il gestore, che in Europa ha fatto tappa a Londra, Parigi e Milano. “Poi, valutiamo se la società rappresenta un buon business in termini di redditività, volatilità, trasparenza e sostenibilità, analizziamo la strategia del management e il loro uso del capitale, e infine le opportunità di crescita, di miglioramento dell’operatività o di aumento dei profitti”.

Nel portafoglio, previsto in un range tra le 40 e 60 società, il limite per singola posizione è del 5% delle masse e i primi 10 investimenti (in genere previsti intorno al 35% del pacchetto) sono oggi poco sopra il 30%. E sono Facebook (al 4%), Visa (3,9%), Biogen (3,3%), Edwards Lifesciences (3,3%), Alphabet (3,1%), Xilinx (2,8%), Adobe Systems (2,6%), Intuitive Surgical (2,5%), UnitedHealth (2,3%) e  Dollar Tree (2,3%).

Un ventaglio di posizioni variegato, sia in termini di settore industriale sia di capitalizzazione, nonostante una certa preferenza per le grandi società. “La riforma fiscale di Trump dovrebbe favorire le small cap” spiega Sesin “Ma in America oggi si fanno molte chiacchiere e tweet: dagli anni 50 ci sono stati circa 10 presidenti e ognuno ha operato una riforma delle tasse, poi è servito un anno perchè il Congresso la approvasse e altri 12 mesi perchè le novità venissero recepite dal sistema. Il processo anche in questo caso sarà lungo.”

Tra le certezze dell’equity statunitense sembra esserci solo l’investimento nei colossi della tecnologia e della comunicazione come Alphabet (Google) o Facebook. Investimenti imprescindibili per un gestore? A sentirlo Sesin ride dicendo che per un gestore nulla è obbligatorio: “Le grandi aziende del web sono diventate un settore tipico del growth, ma sono anche soggetti complessi da analizzare perchè operano in molti ambiti e sono ormai talmente grandi da condizionare i benchmark” chiarisce Sesin, ripetendo che “nulla è obbligatorio, ma oggi è sicuramente difficile essere un manager growth di successo negli Stati Uniti senza una esposizione sul settore tecnologico”.

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Gestori

Karen Sesin
Karen Sesin
12/236 di Azionario USA (Performance su un periodo di 3 mesi) Ritorno medio: 2,46%
Frank Caruso
Frank Caruso
2/173 di Azionario USA (Performance su un periodo di 3 anni) Ritorno medio: 78,58%
Vincent DuPont
Vincent DuPont
4/173 di Azionario USA (Performance su un periodo di 3 anni) Ritorno medio: 78,58%
John Fogarty
John Fogarty
3/173 di Azionario USA (Performance su un periodo di 3 anni) Ritorno medio: 78,58%
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