Seminerio: Gli apprendisti stregoni riaprono i rubinetti - Citywire

Citywire - Per Investitori Professionali

Registrati gratuitamente per ricevere le nostre email con le ultime notizie, le analisi e i commenti da Citywire Italia. Per registrarsi basta un minuto.

Seminerio: Gli apprendisti stregoni riaprono i rubinetti

Seminerio: Gli apprendisti stregoni riaprono i rubinetti

Sono passati appena due giorni da quando ho imbrattato i pixel di questo sito con alcune mie elucubrazioni sul dopo elezioni italiane, e già lo schema sta iniziando a dipanarsi in modo molto nitido. Sarebbero soddisfazioni, se non vivessi in un paese destinato a spappolarsi contro il muro della realtà.

In quel post scrivevo che questa legislatura sarebbe stata caratterizzata dai tentativi di disaggregare e riaggregare, risucchiando interi partiti (nella prima fase) o gruppi di parlamentari (nella seconda) e coagulandoli alla creazione di una qualche formula di governabilità, segnando il trionfo dell’articolo 67 della Costituzione, quello che vieta il vincolo di mandato. La mossa d’apertura, in queste ore, vede il Partito democratico sottoposto a furibonda pressione, soprattutto mediatica, per diventare la stampella sacrificale di un fanta-governo Di Maio.

Il catalizzatore, che ha agevolato il compito di molti strateghi mediatici, è stato il discorso di “dimissioni differite” di Matteo Renzi, che vuole tenere il partito all’opposizione e reggerlo sino alle primarie che sceglieranno il suo successore. Ora, facciamo a capirci: sul piano politico considero Renzi una piaga biblica, su quello caratteriale mi pare non sia ancora uscito dalla fase in cui si combatte e sconfigge l’acne. Però la sua condotta non mi pare assimilabile a quella di un gerarca nazista o di un folle che stia tenendo un paese intero in ostaggio.

Forse il resto del Pd ha fretta di correre in soccorso del M5S per continuare a presidiare qualche bella fondazione bancaria, magari subalpina, magari credendo che i grillini finiranno a squagliarsi al calore della realtà e loro subentreranno, più belli e più forti che pria. A naso e occhio, non mi pare una pensata strategica di grande livello.

In queste ore è quasi commovente, però, la possanza con cui l’apparato mediatico sta spingendo il Pd verso questo approdo, e in parallelo sta grigliando Renzi come un paria ed una scheggia impazzita che minaccia il paese. Persino il solitamente felpato Aldo Cazzullo ha massaggiato ruvidamente (per i suoi standard) lo stratega di Rignano. Oggi Federico Fubini rassicura la città ed il cielo: “Il Movimento non turba Bruxelles“, perché i pentastellati sono tanto a modino, non come quel razzista di Salvini.

Sempre sul Corriere, Antonio Polito si lancia nel fatal paragone: M5S-Pd come CDU-SPD, perché occorre “pensare alla patria”, ingerire l’amaro calice ed impedire nuove e pericolose elezioni. Diciamo allora, per essere provinciali sino in fondo e non perdere troppo tempo, che servirebbe come minimo un referendum tra gli iscritti del Pd su un programma comune, oltre a chiedere i ministeri chiave, tipo Economia, Esteri e Lavoro, per il junior partner di coalizione, no?

Dall’altro versante, quello dei supporter della prima ora dei grillini e del loro meraviglioso potenziale palingenetico, si segnalano i vertici giornalistici del Fatto (testata con la quale collaboro, almeno per il momento). Marco Travaglio ha già avuto modo di dire che il reddito di cittadinanza è irrealizzabile ed irrealistico ma comunque almeno i grillini si sono posti il problema di quelli fregati dalla crisi e quindi “qualcosa dicono di volerlo fare“, e non è chiaro se stia trollando più se stesso o gli elettori pentastellati. Antonio Padellaro, penna equilibrata e mente abitualmente lucida, ieri sera dalla Gruber ha auspicato una sorta di divisione del lavoro governativo, con il Pd che sta di guardia ai conti pubblici e i pentastellati della legalità, in pratica dando dei delinquenti ai piddini e degli incapaci ai grillini.

Eugenio Scalfari, che in decenni di magistero filosofico ha distribuito baci della morte a destra e a manca, da Floris ha detto che Di Maio, enormemente maturato ed assurto al ruolo di statista, può aggregare il Pd e creare “il grande partito della sinistra moderna”, e quindi lui potrebbe votarlo.

Passati in rassegna questi fondamentali pronunciamenti dei nostri maitre à penser, vi offro i miei due cent (rigorosamente di euro). I nostri poteri fortimorti hanno deciso che un ragazzotto trentunenne, opportunamente affiancato da cotali e cotanti precettori, può diventare la nuova Dc: rassicurante, moderata, redistributiva con juicio, corporativa quel tanto che basta per tenere in piedi ancora per un po’ un paese che utilizza le secrezioni salivari come collante. Certo, mancherebbero riforme “impopolari”, ma “Bruxelles” ed i “mercati” sarebbero rassicurati perché il fanta-premier Di Maio e la sua inamidatura potrebbero, in caso di emergenza, piazzare una bella patrimoniale d’emergenza, equa e solidale, ed ottenere il plauso del pianeta, soprattutto di chi non è contribuente italiano.

Questi sono gli stessi personaggi che avevano puntato forte su Renzi, ed ora si riposizionano per salvare la ghirba politica, preservare le nomine nelle aziende pubbliche, mantenere i legami preferenziali con coop e fondazioni bancarie, e vivere felici e contenti almeno per un’altra legislatura. Del resto, non dovrebbe essere troppo difficile mettere sotto controllo e tutela un gruppo di miracolati spesso privi di reddito e lavoro, un ormai anziano comico ed un piccolo imprenditore milanese che si sono allargati troppo in questi anni ma hanno creato una fantastica operazione di programmazione neuro-linguistica, stravincendola in un paese privo di anticorpi civili e culturali. Nel frattempo, il processo di ammaloramento italiano avrebbe raggiunto le fondamenta, e Salvini supererebbe il 30% alle prossime elezioni politiche. Però, nel frattempo, vuoi mettere quanti splendidi talk televisivi possiamo mettere in palinsesto, e quanta bava sui social possiamo far scorrere?

Questa è quindi la Fase 1: assalto al Pd ed ai suoi resti, assai poco amabili. Se fallirà, seguiranno altre operazioni “di sistema”, per cercare di evitare che l’edificio rovini addosso ai Richelieu che lo hanno fatto marcire in questi decenni. Preparatevi, comunque: se il Pd resistesse all’opposizione, dopo aver defenestrato l’Origine del Male (tale Renzi), l’assalto successivo sarà quello volto a disarticolare il M5S. Salvini lo teniamo per ultimo, ma in realtà dovrebbe essere il primo a misurarsi col fuoco della realtà. Il problema è che i nostri poteri morti diffidano di lui, ritenendolo ancora non addomesticabile. Chi avrà ragione? 

----

dal blog di Mario Seminerio (qui il link all'articolo originale)
 

 

Scrivi un commento

Effettua il login o registrati per commentare. La registrazione è gratuita e richiede solo pochi minuti.