SdR18 - Per i Pepp un marchio stile Ucits. Avrà il successo dei Pir? - Citywire

Citywire - Per Investitori Professionali

Registrati gratuitamente per ricevere le nostre email con le ultime notizie, le analisi e i commenti da Citywire Italia. Per registrarsi basta un minuto.

SdR18 - Per i Pepp un marchio stile Ucits. Avrà il successo dei Pir?

SdR18 -  Per i Pepp un marchio stile Ucits. Avrà il successo dei Pir?

“Stiamo vivendo una situazione epocale, la commissione europea con i Pepp  affronta per la prima volta la questione della previdenza a livello europeo”. Cosi apre i lavori Fabio Galli di Assogestioni che parla di una rivoluzione dolce perché un prodotto armonizzato di previdenza richiede tempo.

 La parola passa a Ugo Bassi, d.g Fisma, commissione europea che sottolinea come  il PEEP si colloca nel più ambito di azione del progetto per una capital market union perché diretto a perseguire gli stessi obiettivi. Questi sono praticamente coincidenti: riequilibrare la struttura del credito, basato in Europa, in larga misura sul credito bancario a favore del credito da capitale, per favorire nuovi business model che non trovano più nel credito bancario forme di finanziamento idonee.

Il problema pensionistico è noto essere un problema di crescente attualità: i dati dimostrano un preoccupante tasso di invecchiamento della popolazione, in Europa nel 2013 gli over 65 erano il 18%, nel 2060 sono stimati nel 28%; nel 2013 la popolazione attiva era del 66% mentre nel 2060 si prevede sarà al 56%.

In questo contesto la creazione e la distribuzione sul mercato di una nuova tipologia di pensione privata  ad adesione individuale  che andrà ad affiancare  i piani pensionistici  individuali già disciplinati ed istituiti  in ciascun stato membro si propone obiettivi specifici tra i quali  ridurre  la frammentazione del mercato europeo,  favorire gli scambi intracomunitari, consentire economie di scala ai fornitori e a chi i prodotti li crea, diversificare i rischi, stimolare l’innovazione e la concorrenza, ridurre i costi, aumentare l’informazione e la scelta per il consumatore.

Ugo Bassi auspica che il Parlamento europeo, attraverso tecnicismi, non riconduca il prodotto nella sola disponibilità concreta di una certa categoria perché l’apertura alla concorrenza è un elemento fondamentale da perseguire.

L’ambizione è di creare un marchio di fabbrica vincente che risponda all’esigenza del cittadino di oggi ma anche a quello di domani, sempre più mobile, che potrà contare su un regime europeo armonizzato che gli consenta di spostare gli investimenti originari nel paese dove si trasferirà  senza per questo essere penalizzato.

 “Le premesse per un grande successo ci sono tutte ma le sfide rimangono” conclude Bassi.

Quando il quadro normativo sarà a regime con l’approvazione del regolamento che sarà definitivamente applicabile non occorrendo una normativa di recepimento, gli stati membri dovranno fare la loro parte per applicare rigorosamente la raccomandazione della commissione sulla dibattuta questione fiscale.

Sul punto la Commissione esorta gli Stati membri a riservare ai PEPP il medesimo trattamento fiscale previsto per prodotti nazionali simili anche quando questi non dovessero presentare gli stessi requisiti ai quali le rispettive legislazioni nazionali subordinano la concessione delle incentivi e sgravi fiscali.

 L’aspetto fiscale è sicuramente tra i temi all’attenzione del legislatore europeo. E’ evidente che il vantaggio fiscale sarà una componente chiave nell’orientare la scelta di risparmio collegata al prodotto e favorirne il successo. Così è stato per i PIR sottolinea Fabrizia Lapecorella, Ministero dell’Economia e delle Finanze. La strada migliore sarebbe quella di creare un regime fiscale ad hoc. I sistemi di cooperazione amministrativa con scambi di informazioni tra gli stati membri e la capacità dei medesimi di creare accordi fiscali multilaterali ci rende fiduciosi in una soluzione panaeuropea a livello fiscale anche se il percorso è in salita.  

 Tra gli aspetti di maggiore appealing del PEPP la garanzia del capitale si aggiunge a quello fiscale. Mauro Castiglioni, Deutsche AM Italia sottolinea come la garanzia del capitale sia una giacca molto stretta che crea e può creare mancanza di rendimenti. La costruzione del portafoglio diversificato è già di per se una forma di garanzia.

Ambrogio Rinaldi di Covip aggiunge come nel nostro sistema già molto simile a quello che si sta disegnando a livello europeo, certamente un contributo ulteriore alla concorrenza sarà utile soprattutto nella prospettiva dei rendimenti bassi disponibili sul mercato che rendono fondamentale una riduzione dei costi. In questa direzione ripensare ad un nuovo concetto di distribuzione che prescinda da una personalizzazione del rapporto con la clientela nell’ambito di una categoria di prodotti di massa comporterebbe una significativa riduzione dei costi.

 Conclude con una nota positiva Alessandro Rivera Ministero dell’Economia e delle Finanze sottolineando come l’ Industria italiana abbia già esperienza di questo tipo di prodotti, cosa che  non accade per altre aziende del risparmio gestito europeo. Esiste quindi un vantaggio competitivo che l’azienda del risparmio gestito italiana potrà sfruttare quando la porta del mercato si aprirà ai PEPP.

Scrivi un commento

Effettua il login o registrati per commentare. La registrazione è gratuita e richiede solo pochi minuti.