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SdR18, Mifid II: adeguatezza, appropriatezza ed execution only

SdR18, Mifid II: adeguatezza, appropriatezza ed execution only

a cura di Roberta Mozzachiodi

La profilatura del cliente e la valutazione di adeguatezza sono, in ambito Mifid, tra i temi di maggiore impatto per i consulenti finanziari. Sono stati oggetto dell’intervento dell’avvocato Luca Frumento in occasione dell’evento formativo organizzato da Anasf nella terza giornata del Salone del Risparmio.

La vera novità sottolinea Frumento è stata introdotta dal regime Mifid I che, per la prima volta, ha stabilito l’obbligo della raccolta delle informazioni relativi al profilo della clientela per la prestazione dei servizi di gestione patrimoniale e di consulenza.

 

Con la Mifid II la valutazione di adeguatezza si è rafforzata ampliando le informazioni che gli intermediari devono chiedere al cliente in occasione della profilatura. Queste devono includere la capacità del cliente di sostenere le perdite in relazione alla situazione finanziaria e la tolleranza al rischio in relazione agli obiettivi di investimento tenendo in considerazione anche i costi e le spese connesse agli strumenti finanziari raccomandati o gestiti.

Le modalità di raccolta delle informazioni, aggiunge Frumento, costituiscono un fattore importante in quanto occorre assicurarne l’attendibilità. Il consulente non solo è tenuto ad adottare strumenti di profilatura che siano idonei per lo scopo prefissato ma deve anche garantire che il cliente sia consapevole dell’importanza di rendere informazioni accurate e aggiornate. A tal fine deve verificare che le domande siano correttamente comprese e coerenti, in mancanza, attivarsi per superare eventuali incoerenze e imprecisioni.

L’adeguatezza, in pratica, non si presume più ma va verificata, motivata e anche monitorata per accertare ex-post la permanenza del giudizio di adeguatezza.

Raccolte le informazioni il consulente inserisce il cliente all’interno di una delle tre principali categorie di clientela: clienti al dettaglio, professionali o controparti qualificate. I clienti professionali, a differenza di quanto avveniva prima della Mifid, devono provare di possedere determinati requisiti e non limitarsi a spuntare una casella dichiarandosi tali come avveniva in passato. In ogni caso il cliente professionale può sempre convenire un livello più elevato di protezione.

 

Assegnato il cliente ad una precisa categoria di appartenenza si passa al passo successivo. Il consulente è tenuto a effettuare la valutazione di adeguatezza ovvero ad accertare che la profilatura del cliente sia idonea rispetto al prodotto raccomandato. Se le informazioni raccolte sono insufficienti o mancano questi deve astenersi dal prestare il servizio nell’ambito del servizio di consulenza o gestione di portafoglio.   

Al di fuori di questo ambito Frumento evidenzia,il consulente può limitarsi ad una valutazione di appropriatezza, un regime più soft rispetto a quello dell’adeguatezza, che limita le informazioni richieste ai clienti alle loro conoscenze ed esperienze in materia di investimenti senza estendere l’indagine informativa alla capacità del cliente di sostenere le perdite e tollerare il rischio, profili esclusivi dell’adeguatezza.

Ovviamente la valutazione di adeguatezza è un giudizio ex-ante che se correttamente effettuata non determina alcuna responsabilità del consulente in merito al risultato raggiunto. Le pronunce dei giudici di questi ultimi anni, ricorda Frumento, hanno chiarito come il consulente assuma un obbligo di mezzo e non di risultato nei confronti del cliente.

Regole a parte per l’execution only ossia il “fai da te” del settore o più spesso utilizzato nelle piattaforme informatiche nel quale il servizio di investimento consiste esclusivamente nell’esecuzione o nella ricezione e trasmissione di ordini del cliente. In questo caso viene assicurato un grado di tutela basso poiché manca una valutazione di adeguatezza e appropriatezza.

La Mifid II manifesta sfiducia all’execution only che riconduce, infatti, ad ipotesi marginali in un contesto normativo nettamente a favore della consulenza.

 

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Salvatore Gaziano, prima di essere un consulente indipendente, è un innovatore. Nella sua “vita precedente” è stato un giornalista che ha lavorato per importanti testate finanziarie (che oggi non ci sono più) proprio negli anni del boom dei mercati.

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