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SdR18, cosa frena oggi in Italia i fondi pensione

SdR18, cosa frena oggi in Italia i fondi pensione

I fondi pensione investono in un ambito se non rigido, almeno ‘permeante’. La normativa del 1996 è rimasta in vigore fino al 2014, e anche le novità arrivate quattro anni fa non hanno soddisfatto: qualunque cosa interessante in cui investire è nella categoria dei fondi di investimento alternativi, in cui si può allocare non oltre il 20% del patrimonio. Una cifra che non corrisponde a nulla, senza nessun aggancio con la gestione delle passività: se gestisco patrimoni di età avanzata il 20% in strumenti liquidi è fin troppo; se pianifico una strategia per soggetti più giovani è un limite stringente”. 

Con questa posizione Pier Candido Vaisitti del fondo pensione Unicredit ha aperto la conferenza “La gestione di fondi pensione e delle casse di previdenza tra sostenibilità e nuove tecnologie”, nella prima giornata del Salone del Risparmio 2018.

Un’opinione non condivisa da Maurizio Agazzi del grande fondo pensione Cometa, secondo cui “un tale limite non è ancora stato raggiunto da un’industria ancora giovane”.

“Non dimentichiamo che siamo in un Paese che ancora traccheggia tra considerare i fondi pensione come un investitore istituzionale, utile a risolvere le principali criticità del sistema creditizio, o invece conderarli come un soggetto quasi inutile, schiacciato tra primo (la pensione di Stato, ndr) e terzo pilastro previdenziale (la pensione complementare, ndr)” ha concluso Agazzi.

Alberto Oliveti di Adepp, che nella tavola rotonda rappresentava il primo pilastro previdenziale, ha aggiunto quindi che “è indispensabile guardare al rapporto tra lavoro e pensione, con carriere molto più frastagliate, con molte più difficoltà nel calcolo del cumulo”.

“Un ente pensionistico non può più ragionare solo in termini di contributi ma di creazione del valore, per dare assistenza sociale ai lavoratori lungo tutto il loro percorso professionale” ha proseguito. “La via non è fare investimenti di sostegno al Paese come il fondo Atlante. Il nostro compito è sostenere i lavoratori, non il Paese. Quello spetta alla Fiscalità dello Stato” ha puntualizzato Oliveti.

“Questo sostegno all’intero percorso esistenziale dei cittadini  in finanza si traduce in investimenti Esg” è intervenuto Marco Barbaro di BNP Paribas Am “una categoria di strategie che tra pochi anni scomparirà, avendo ormai coinvolto l’intero mercato. È necessario chiarire in maniera definitiva quale ruolo debba ricoprire oggi il sistema previdenziale”.

“Gli enti pensionistici devono generare risorse per quando le persone smettono di generare reddito. Qualunque altro compito loro richiesto è fuorviante” ha aggiunto Alberto D’Avenia di Allianz GI “Sviluppare gli investimenti Esg si inserisce perfettamente in una logica di rimozione del rischio, tipica dei fondi pensione”

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