Schaffner (AAA, Vontobel): Emergenti d'alta classifica - Citywire

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Schaffner (AAA, Vontobel): Emergenti d'alta classifica

Schaffner (AAA, Vontobel): Emergenti d'alta classifica

Thomas Schaffner di Vontobel Asset Management è il migliore gestore azionario in mercati emergenti a tre anni.

Non sorprende quindi che sia in possesso del certificato di eccellenza di Citywire, il rating AAA, e che i suoi fondi abbiano registrato i migliori rendimenti su diversi archi temporali.

Il punto di partenza nella sua strategia di investimento è convenzionale: “Il driver principale della nostra performance è la stock selection e i portafogli sono costruiti secondo uno stile bottom up, da cui deriva la selezione dei Paesi e dei settori”. Da qui a ottenere le migliori prestazioni con tre comparti diversi nelle rispettive asset class il passaggio è tutt’altro che banale.

Il portfolio manager della casa svizzera gestisce i fondi mtx China Leaders, mtx Sustainable Asian Leaders (Giappone escluso) e co-gestisce il comparto mtx Sustainable Emerging Markets Leaders insieme a Roger Merz.

Il primo, secondo i dati di Citywire, è il miglior fondo azionario che investe in Cina su un periodo di tre anni, il secondo è la migliore strategia a tre anni in azionario Asia Pacifico escluso Giappone, e il terzo è il migliore sia a tre che a cinque anni nella vasta gamma di comparti che compongono l’universo dei mercati emergenti a livello globale.

Di questi risultati, abbiamo parlato direttamente con Schaffner, star manager di questo mese.

Quali sono stati i driver principali della prestazione dei fondi mtx Sustainable Emerging Markets Leaders e mtx Sustainable Asian ex-Japan Leaders?

Ci piacciono le compagnie leader in termini di redditività del capitale investito, posizionamento sul mercato, che vengono scambiate con uno sconto sul fair value e, infine, che rispettano requisiti minimi di sostenibilità (Esg).

Indipendentemente dal luogo in cui è basata una compagnia, ci sono alcuni aspetti chiave a cui dobbiamo dare una risposta: abbiamo di fronte un modello di business che nei prossimi anni continuerà a essere leader e che, di conseguenza, consentirà alla compagnia in questione di acquisire una fetta di mercato più ampia, aumentare l’offerta di prodotti e impiegare nuovamente il proprio capitale? Cerchiamo di capire, inoltre, che tipo di clienti servono e perché comprano i loro prodotti.

Samsung, Tencent e Taiwan Semiconductor sono tra le compagnie più conosciute nei mercati emergenti e le ritroviamo infatti anche tra le maggiori posizioni dei fondi. Ma quali sono invece le aziende meno note tra le vostre prime scelte?

Altri nomi di compagnie interessanti nella top ten includono LG Chem, la più grande società produttrice di prodotti chimici in Corea del Sud, ma anche di batterie per auto elettriche, o Brilliance China, la casa automobilistica cinese che ha un accordo di joint venture con Bmw.

Quali sono stati i cambiamenti maggiori che avete apportato quest’anno all’asset allocation di entrambi i fondi?

Quest’anno abbiamo ridotto la componente investita in IT e aumentato la diversificazione settoriale. Ad esempio, abbiamo in portafoglio più compagnie in settori come quello dei prodotti di prima necessità e dei materials. Da un punto di vista geografico, ultimamente abbiamo trovato ottime aziende in Indonesia e Russia.

Parliamo di Cina, dove è concentrata la fetta più grande dei vostri investimenti. Che tipo di cambiamenti pensa di vedere introdotti dal Congresso del Partito cinese nella sfera economica e finanziaria del Paese?

Crediamo che la stabilizzazione dell’economia cinese vada di pari passo a una spesa più disciplinata da parte delle compagnie. Ciò aumenterà la redditività delle aziende e ne rafforzerà il flusso di cassa, alzando il livello dei rendimenti sul capitale investito.

Il grande rinnovamento della Cina promesso da Xi Jinping corrisponde alla sua intenzione di dominare la politica del Paese negli anni a venire. Come si riflette questa dicotomia agli occhi degli investitori stranieri? Puntano sulla stabilità o sull’autoritarismo?

Non so dire cosa preferiscano gli investitori, mi concentrerei di più sui fatti e secondo i fatti l’appetito degli investitori stranieri è aumentato nonostante la maggioranza di gestori di fondi sia ancora sottopesato sulla Cina. Data la situazione economica in miglioramento, abbinata a una politica di spesa più rigorosa da parte delle aziende cinesi, credo che l’interesse degli investitori stranieri sia soprattutto il frutto di una migliore redditività aziendale e un costante riformismo.

Diversi analisti sostengono che i Paesi autoritari ricompensano gli investitori nelle fasi iniziali del regime ma che, alla fine, il pugno duro compromette la produttività degli asset azionari. È d’accordo?

Naturalmente siamo attenti a ciò che succede in politica, ma siamo stock pickers: le decisioni politiche non costituiscono il driver principale delle nostre scelte d’investimento.

Dove pensate che possa arrivare la crisi nordcoreana e come sta impattando esattamente i mercati asiatici?

Innanzitutto siamo leggermente sottopesati sulla Corea del Sud. Credo che il rischio di una guerra o di un attacco militare sia già stato prezzato nell’azionario coreano nelle ultime settimane. Ritengo, però, che le probabilità di un attacco missilistico contro la Corea del Sud o il Giappone siano piuttosto basse. Le nostre posizioni in portafoglio sarebbero sicuramente colpite da un eventuale attacco visto che la produzione si trova principalmente in Corea del Sud.

Dall’altro lato, LG Chem e Samsung sono invece compagnie internazionali che da in un’ottica di fatturato non dipendono molto dagli sviluppi dell’economia coreana. È per questo che, finora, non abbiamo preso alcuna misura, e non abbiamo ridotto le nostre esposizioni su questi titoli.

Relativamente al fondo Sustainable Emerging Markets, quali sono le vostre principali scommesse fuori dall’Asia?

Restando tra le nostre prime dieci holding, abbiamo una compagnia russa, X5 Retail Group, il più grande distributore nel settore alimentare del Paese. L’azienda gestisce catene di supermercati, discount, negozi di brand e franchising di alimentari. Ci piace perché questo mercato è frammentato e la compagnia ha la possibilità di consolidarsi ulteriormente. Oltre a questo, ci aspettiamo una ripresa dei consumi.

Abbiamo in portafoglio anche Naspers, un gruppo sudafricano che si occupa di intrattenimento e internet ed è, tra l’altro, uno dei più grandi investitori in tecnologia nel mondo. Per quanto riguarda l’America Latina, abbiamo un’esposizione su Fomento Económico Mexicano, che è un’azienda messicana specializzata in alimentari, in particolare minimarket.

I criteri Esg stanno diventando sempre più importanti nell’industria. Come li stanno assorbendo i mercati emergenti, considerata anche la loro rapida crescita negli ultimi dieci, quindici anni?

Credo che le compagnie gestite al meglio secondo i criteri Esg siano gestite bene anche per quanto riguarda altri aspetti operazionali. Dal nostro punto di vista, le aziende dei mercati emergenti hanno fatto passi da gigante a livello di sostenibilità. È importante ricordare che parlando con i vertici delle aziende ci allineiamo con gli obiettivi dei nostri investitori. Ciò include il diritto di voto riguardo a temi come la sostenibilità aziendale, che ne promuovono lo sviluppo, migliorano la politica ambientale e la governance.

Come funziona invece, dal vostro lato, il processo di selezione delle compagnie Esg-compliant?

Prima di tutto, il nostro approccio Esg ha una ragione finanziaria e lo usiamo come uno strumento di gestione del rischio. Integriamo i temi Esg nell’analisi dei fondamentali di un’azienda perché crediamo che aggiunga valore all’intero processo. Ciò detto, siamo stock pickers, l’Esg è parte del nostro approccio, ma non è il criterio principale che adottiamo per decidere se inserire un determinato stock nel portafoglio.

Come detto, l’integrazione di tematiche Esg costituisce un importante strumento di gestione del rischio. In questo modo seguiamo un approccio più olistico quando analizziamo le imprese. I fattori che studiamo dipendono dal settore, non sono uguali per tutte le aziende e possiamo dimostrare che eliminando le compagnie deboli in termini di criteri Esg si migliorano i rendimenti degli azionisti. Le aziende che hanno standard Esg più alti si trovano nella posizione di poter evitare multe, trattenere i talenti e rischiano meno di macchiare la propria reputazione.

Quali sono i trend nei mercati internazionali che potrebbero stimolare la crescita dei Paesi emergenti?

I tassi di crescita nei mercati emergenti e in particolare in Asia resteranno più alti che nel resto del mondo. Allo stesso tempo le valutazioni sono scontate rispetto a quelle dei mercati sviluppati. Penso anche che una crescita più forte degli Stati Uniti possa avere una ricaduta positiva sugli emergenti.

Credo gli afflussi nei fondi continueranno a crescere quest’anno, visto che la maggior parte degli investitori sono ancora sottopesati o hanno una posizione neutrale in questi mercati, una situazione che si potrebbe ribaltare nel 2018.

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