DOMANDA

Un anno di Pir. Il bilancio dei Piani Individuali di  Risparmio è stato molto positivo, con circa 70 strumenti disponibili e una raccolta di oltre 10 miliardi euro.

Dal vostro punto di vista, che accoglienza avete avuto dalla clientela? Come li state inserendo nel portafoglio dei clienti? È uno strumento adatto a tutte le tipologie a suo parere?

A distanza di un anno, che percezione hai dei Pir?
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 L'INTERVENTO

di Giampiero Ciccone (in foto), consulente finanziario di Pescara

La mia clientela è stata inizialmente perplessa verso i Pir, come spesso accade verso le novità. Sono state utili e necessarie delle giornate di approfondimento dedicate a chiarire i dubbi e a scoprire le opportunità, a seguito delle quali l’interesse è notevolmente aumentato.

Li ho inseriti, e li sto inserendo nei portafogli, solo dopo aver valutato il rispetto della diversificazione, degli obiettivi e del profilo di rischio del cliente.

Le caratteristiche ed il corretto orizzonte temporale di almeno 5 anni li rende, a mio avviso, non adatti a tutti i clienti. Le agevolazioni fiscali lo hanno portato ad essere inserito con troppa leggerezza anche in portafogli non adeguati, come quello di una signora di 81 anni a cui è stato “consigliato” come unico investimento.

Dopo un anno il mio giudizio è sicuramente positivo.

Il Pir si adatta molto bene alla struttura economica italiana dove sono presenti molte mid e small caps definite “multinazionali tascabili”, diversificate geograficamente ma snelle nel potere decisionale perché ancora controllate dal fondatore o dalla sua famiglia: sono leader di mercato nei segmenti di nicchia con alti margini e quindi appetibili dai player esteri di maggiori dimensioni.