DOMANDA

Un anno di Pir. Il bilancio dei Piani Individuali di  Risparmio è stato molto positivo, con circa 70 strumenti disponibili e una raccolta di oltre 10 miliardi euro.

Dal vostro punto di vista, che accoglienza avete avuto dalla clientela? Come li state inserendo nel portafoglio dei clienti? È uno strumento adatto a tutte le tipologie a suo parere?

A distanza di un anno, che percezione hai dei Pir?
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                 L'INTERVENTO

di Enrico Maria Cervellati, Professore Associato di Finanza Aziendale, Dipartimento di Management, Università Ca’ Foscari - Venezia

 

A giudicare dai dati, l’accoglienza degli italiani è stata al di là delle attese, tanto da aumentare di molto le stime di crescita del mercato. Ovviamente c’è da considerare non solo il fattore domanda (degli investitori), ma anche quello dell’offerta – banche e reti – nel determinare tale successo.

I consulenti hanno ovviamente puntato sul vantaggio fiscale, proponendo ai propri clienti i PIR come strumento di ottimizzazione fiscale. Tuttavia, anche l’aspetto “patriottico” non è da considerarsi marginale. Non si tratta del patriottismo americano legato alla bandiera, ma l’idea di potere investire direttamente sulle aziende italiane quotate in Borsa e incentivarne altre a quotarsi, con possibili conseguenti effetti sull’occupazione e sulla crescita dell’economia del nostro Paese è risultata sicuramente vincente.

Ovviamente va valutato caso per caso, ma si ricordi che i 30.000 euro all’anno rappresentano un limite massimo di investimento, dunque il singolo risparmiatore dovrà decidere quanto investire sui PIR in base alle proprie caratteristiche personali quali il patrimonio, ma anche la propensione al rischio, non dimenticando di diversificare a livello geografico.

Per quanto riguarda però l’investimento in titoli italiani, i PIR comunque rappresentano uno strumento certamente interessante per l’ottimizzazione fiscale che tutti gli investitori possono sfruttare.

Anche bilanciando pro e contro, in generale positiva. L’aspetto che trovo più interessante è la ventata di novità che hanno portato in Italia e soprattutto il focus sul medio-lungo termine che in generale mancava agli investitori italiani, focalizzati sul breve termine. Il bilancio è ancora provvisorio per quanto riguarda la reale ricaduta sul sistema economico, ma i dati sul numero di nuove imprese quotate è certamente incoraggiante.