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Professione Investitore – Il rischio: opportunità o incertezza?

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Professione Investitore – Il rischio: opportunità o incertezza?

La definizione

La mancata comprensione del concetto di rischio da parte dei risparmiatori crea loro molte delle insoddisfazioni legate agli investimenti finanziari

I mercati mondiali, negli ultimi decenni, sono diventati strettamente interconnessi; tale fenomeno, unito all’innovazione finanziaria e alla crescita dei mercati stessi, ha elevato il grado di incertezza del contesto economico e finanziario alimentando la necessità di rivedere il classico approccio al rischio.

L’individuo si confronta col rischio, oltre che con avversione, anche con atteggiamento di sfida attraverso una continua ricerca del superamento dei propri limiti; trovare attività umana che non sia caratterizzata dalla presenza dell’incertezza e del rischio è praticamente impossibile.

Molti studiosi, nel corso degli anni, si sono imbattuti continuamente con l’elemento “rischio”; l’aspetto ricorrente in ogni teoria è che il rischio costituisce un elemento dello studio delle probabilità e quindi delle ricerche svolte al fine di misurarlo.

Adam Smith, filosofo economista, per esempio, attribuisce al rischio una valenza del tutto negativa associandolo all’eventualità di subire un danno connesso a circostanze più o meno prevedibili.

L’economista F. H. Knight, invece, è uno dei principali promotori della distinzione tra rischio e incertezza. La sua visione esclude ogni tipo di valutazione personale dei soggetti puntando esclusivamente su valutazioni oggettive.

Secondo Knight si può parlare di rischio quando si conosce l’esito finale di un evento specifico così come tutti i suoi possibili esiti con la loro oggettiva probabilità di manifestazione. Si può parlare invece di incertezza se non si è in grado di stabilire le probabilità di realizzazione associate ai possibili eventi.

Altri studiosi, invece, sostengono la necessità di effettuare stime dei rischi sulla base di valutazioni soggettive: la determinazione della probabilità di un avvenimento futuro rappresenta una problematica comune al rischio e all’incertezza. A causa della presenza di asimmetrie informative, condizione che si verifica nel mercato quando uno o più operatori dispongono di informazioni più precise di altri, ciascun individuo attribuirà al verificarsi di un evento un determinato grado di fiducia.

Secondo questi studiosi solo a parità di informazioni e conoscenze si può parlare di rischio in ottica oggettiva, sostenendo quindi la tesi di Knight.

La natura ambivalente

Contrariamente ai primi studi in materia di rischio in cui si tendeva ad attribuirgli una valenza esclusivamente negativa, si è più recentemente passati ad una visione in cui il rischio indica un evento di cui, l’incertezza del suo verificarsi, potrebbe avere conseguenze negative (downside risk) o positive (upside risk), potendo quindi rappresentare anche un’opportunità.

Tipica applicazione è quella finanziaria: a parità di rischio assunto la scelta sarà più motivante all’aumentare della certezza del vantaggio che ne deriva.

La storia rappresenta un’autorevole testimonianza che il rischio è sia minaccia sia opportunità. Senza il rischio non ci sarebbe progresso e innovazione; le più grandi scoperte e invenzioni sono nate perché i loro artefici hanno accettato dei rischi.

Il rischio viene considerato parte integrante dell’attività d’impresa e motore necessario per creare valore per gli azionisti cogliendone le opportunità che ne derivano. La gestione dei rischi imprenditoriali, attraverso la valutazione delle cause e la misurazione degli effetti, diviene fondamentale per il successo dell’attività.

La gestione

In linea generale, quindi, non esiste un unico modo corretto per definire il rischio.

In una prospettiva di investimento finanziario, la volatilità non è un indicatore del rischio assoluto di un asset. “Questo indicatore ci dà un’idea della variabilità del prezzo di un titolo, ma non ci dà indicazioni sulla probabilità di una perdita permanente” (Hugh Young – Fund manager di Aberdeen Asset Management).

Il 7 agosto 1974 Philippe Petit, funambolo e artista francese, compì la traversata tra le Torri gemelle su un cavo sospeso a oltre 400 metri d’altezza, sfidando le raffiche di vento e il cavo che ondeggiava. Il rischio non era espresso dalle oscillazioni della fune, ma piuttosto dalla distanza della fune da terra. Il rischio più grave affrontato da Petit non era tanto il rischio di cadere di per sé, ma il rischio di cadere da un’altezza tale da essere condannato a morte certa.

Per Juan Nevado, gestore di M&G Investments, “spesso gli investitori confondono il rischio con la volatilità. Per noi è cruciale mantenere un punto di vista razionale, soprattutto per distinguere la volatilità temporanea, che può presentare delle opportunità per chi ha la pazienza e la forza emotiva per tollerarla e il rischio effettivo, che si configura nel rischio di perdita permanente del capitale…..” realizzato attraverso, perdite catastrofiche o attraverso le vendite dettate dal panico dopo perdite di breve termine improvvise. 

Occorre distinguere la volatilità temporanea, che può presentare delle opportunità per chi ha la pazienza e la forza emotiva per tollerarla e il rischio effettivo, che si configura nel rischio di perdita permanente del capitale, realizzato attraverso perdite catastrofiche. Quanto bisogna guadagnare per recuperare una perdita?

I rischi non devono essere sempre considerati soltanto come minacce da evitare, ma in molti casi, se opportunamente gestiti, possono trasformarsi in opportunità da cogliere.

Didier Saint Georges di Carmignac Gestions ci ricorda che “nel contesto attuale di tassi azzerati o negativi la promessa di generare performance senza assumere rischi sarebbe ingannevole. La ricerca della performance presuppone la necessità di avere il coraggio di osare e sforzarsi, in media, di avere più spesso ragione che torto. Sebbene questo obiettivo sembri evidente, non ha nulla di scontato. Alcuni analisti hanno dimostrato che le migliori gestioni vantano una percentuale di decisioni giuste nel lungo termine del 60% circa. Ma non tutti gli errori hanno uguale valore: per esempio, i cinque mesi peggiori dell’indice S&P 500 nell’arco di venti anni hanno determinato una perdita del 50% della performance accumulata, passata da +560% a +236%. Una gestione senza audacia non è performante, ma una gestione senza disciplina è pericolosa”.

Il rischio è parte integrante nella misurazione della performance e nella generazione di valore e la sua identificazione attraverso la valutazione delle cause e la misurazione degli effetti, è fondamentale per il successo delle attività poste in essere.

Gestire le probabilità e proteggersi dalle incertezze è quindi una prerogativa fondamentale.

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Juan Nevado
6/62 di Multi Asset Flessibili EUR (Performance su un periodo di 3 anni) Ritorno medio: 25,20%
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67/80 di Asia Pacifico escluso Giappone (Performance su un periodo di 3 anni) Ritorno medio: 27,66%
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