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Professione Investitore – Banche in cerca di un nuovo equilibrio

Professione Investitore – Banche in cerca di un nuovo equilibrio

Nelle ultime settimane tutti gli organi di informazione televisivi e non (stampa) hanno fatto a gara nel dare notizia dell’aumento dei costi dei conti correnti.

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Maggiorazioni sui cc arrivano a sorpresa per i correntisti Unicredit e Ubi, giustificati da argomentazioni quali la necessità degli istituti di recuperare i contributi versati al fondo per le risoluzioni bancarie.

Altre banche, da alcuni mesi, hanno già realizzato aumenti generalizzati sui costi dei conti senza utilizzare la scusante del decreto salva banche.

In linea generale, le voci che ci arrivano con maggior intensità, sono quelle che riguardano i rincari, da parte delle banche, dei servizi più utilizzati dai correntisti: carte di credito, bancomat, bonifici,  pagamenti delle utenze.

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Come spesso accade, però, i media si limitano a comunicare il fatto cercando il clamore; entrare nel dettaglio per capire cosa stia realmente avvenendo è tuttavia doveroso.

La realtà è che la tendenza all’aumento dei costi rappresenta la punta dell’iceberg.

Le tradizionali banche commerciali stanno rivedendo il loro modello di business diversificando le fonti di guadagno per cercare nuovi driver di crescita.

La spesa si fa in banca. Non più soltanto conti correnti, mutui, finanziamenti e fondi di investimento. Per cercare l’immobile dei propri sogni, cambiare il frigorifero, per acquistare il biglietto di un concerto o comprare lo smartphone è sufficiente recarsi allo sportello. Sono sempre di più, infatti, i gruppi bancari intenti a ridisegnare l’offerta di prodotti disponibili in filiale per mettere a frutto la propria diffusione capillare sul territorio italiano attraverso la propria rete di sportelli.

La prima a scendere in campo con un’offerta specifica dedicata agli immobili è stata Intesa Sanpaolo: con Intesa Sanpaolo Casa ha introdotto nelle proprie filiali delle vere e proprie agenzie immobiliari con personale dedicato. Non si tratta, però, di un caso isolato. Sulla stessa scia, infatti, si è mosso Unicredit attivando una piattaforma immobiliare denominata Arianna che consente la vendita di unità immobiliari di proprietà di società del gruppo.

Ma non sono soltanto le case ad alimentare il lungo elenco di prodotti non finanziari presenti oggi nelle filiali bancarie. Da qualche tempo, i clienti di Unicredit, in seguito alla partnership con Monclick, azienda specializzata nell’e-commerce high tech, hanno la possibilità di acquistare i più disparati prodotti all’interno di un portale dedicato (Subito Banca Store). Si va dalla consolle Xbox ai frigoriferi Samsung, dalla lavabiancheria, ai televisori, computer, telefoni, così come attrezzature sportive Technogym, fotocopiatrici, stampanti.

Altra tendenza che “potrebbe concretizzarsi in Italia nel 2017, almeno sulle grandi somme, se i tassi negativi continuano” (S. Caselli, prorettore Università Bocconi) è il tasso di interesse negativo sui depositi: una realtà già esistente che coinvolge i clienti di diverse banche in Germania, Svizzera, Danimarca, Francia.

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È evidente: siamo di fronte ad una profonda ristrutturazione, ad una new normal del sistema bancario tradizionale che prevede una vera e propria mutazione genetica del mestiere dell’intermediazione del denaro.

Le ragioni vanno cercate nei tassi a zero

Con un rapporto tra impieghi verso la clientela e totale attivo pari al 59%, il sistema bancario italiano si conferma fortemente focalizzato sull’attività tradizionale d’intermediazione creditizia.

In un contesto, però, in cui è sempre più difficile fare redditività con l’attività standard, le banche italiane stanno orientando le proprie politiche commerciali sull’offerta di prodotti e servizi a forte contenuto commissionale.

La redditività classica è legata essenzialmente all’andamento del margine d’interesse, ossia l’utile legato alla compravendita di denaro. In altre parole è la differenza tra gli interessi attivi incassati per l’attività di prestito e gli interessi passivi pagati sulla raccolta attraverso conti, depositi o obbligazioni.

La forbice tra tassi attivi e passivi è passata dal 3.19 del 2008 all’1.4 del 2015.

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I tempi lenti di uscita dalla crisi e le difficoltà di avviare un nuovo ciclo di crescita economica continuano ad avere effetti sulla produttività delle banche. Con la crisi economica sono cresciute le sofferenze e la riduzione dei tassi ha ridotto ai minimi i margini di redditività.

Le banche, appesantite da costi fissi ancora molto elevati (cost/income ratio: rapporto tra costi operativi e margine di intermediazione > al 60%)...

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...ritengono più conveniente ridurre gli impieghi e quindi i rischi, aumentando e diversificando i ricavi dai servizi.


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Il Roe (return on common equity), l’indice di redditività del capitale proprio, è il punto debole.


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Il quadro del sistema bancario italiano riflette un’industria che sta lavorando sul contenimento e sul presidio dei rischi con il deleveraging, cioè la riduzione del portafoglio crediti, l’incremento dei livelli di patrimonializzazione, il miglioramento dei capital ratio, l’incremento delle coperture, ecc.

Il confronto con il modello di business nell’attuale scenario macroeconomico, anche a causa delle dinamiche sui tassi d’interesse, non genera però adeguati livelli di marginalità.

Ecco quindi che l’attenzione si focalizza sempre più sulla raccolta indiretta e sui margini commissionali, oltre che sul rendere efficienti le strutture razionalizzando le risorse.

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Questa strategia sta portando, nonostante le difficoltà riscontrate, ad un aumento dei livelli di produttività delle banche commerciali; siamo ancora lontani, però, da un recupero sostanziale della redditività sostenibile nel medio periodo.

In sintesi: il sistema bancario tradizionale sta reinventandosi il mestiere spingendo sui nuovi canali digitali come l’e-banking e l’e-commerce, ma anche sull’incremento dei ricavi da raccolta indiretta (fondi, gestioni, polizze, ecc).

Si tratta di una scelta commerciale che ha l’intento di tenere lontano le banche da rischi (sofferenze) non remunerati, in una fase di tensione dei tassi come quella attuale.

La domanda, a questo punto, però, sorge spontanea: la sfida della redditività porterà ai clienti, oltre ad un aumento dei costi, anche nuovi casi di risparmio tradito?


Massimo Milani è private banker in Banca Fideuram dal 2000.

Consulente certificato Efpa, “Master in Financial Advising” presso l’Università di Siena, Financial Upgrade Education presso Imperial College London.

Si occupa di pianificazione finanziaria, previdenziale ed assicurativa, wealth management, efficienza dei portafogli di investimento.

Le analisi qui pubblicate sono rivolte esclusivamente a investitori istituzionali e operatori qualificati, così come definiti nell'art. 31 del Regolamento Consob n° 11.522 del 1° luglio 1998 e successive modifiche ed integrazioni. Il commento qui pubblicato non implica responsabilità alcuna per i soggetti coinvolti e per Citywire Financial Publishers Ltd., che non svolge alcuna attività di trading e pubblica tali indicazioni a scopo puramente informativo.

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