Private Banking, Boneccher (Azimut WM), l'indipendenza non è una merce di scambio - Citywire

Citywire - Per Investitori Professionali

Registrati per ottenere accesso illimitato al dabase di gestori di Citywire. La registrazione è gratuita e richiede solo un minuto.

Private Banking, Boneccher (Azimut WM), l'indipendenza non è una merce di scambio

Private Banking, Boneccher (Azimut WM), l'indipendenza non è una merce di scambio

L'articolo è tratto dal nostro periodico dedicato al private banking. Per leggere il magazine in versione integrale, clicca questo link: Citywire Private Banker

---

Davide Boneccher, director di Azimut Wealth Management, gestisce oltre 200 milioni di euro. In questa intervista ci spiega quali sono le sfide che il private banking dovrà affrontare nel prossimo futuro. La Mifid2 è una delle tante, ma non certo l’unica.

Come è arrivato in Azimut e come ha iniziato a fare il private banker?
In Azimut sono arrivato nel 2008, dopo circa quindici anni un Banca Fideuram dove ho iniziato nel 1993. Ho deciso di cambiare perché mi andava un po’ stretto il lavoro che stavo facendo perché non era quello a cui ambivo. Era più un lavoro di collocamento dei prodotti che non un lavoro di gestione indipendente di tutto il portafoglio e del rapporto con il cliente. Nel 2007 ho cominciato a guardarmi intorno e la scelta è stata molto veloce, visto che Azimut era esattamente quello che cercavo: una società indipendente, italiana e priva di conflitti di interesse e senza un azionista che fosse un gruppo bancario o assicurativo. In questo senso, l’incontro con Pietro Giuliano e con Fausto Attoni è stato determinante perché ho capito che i miei interlocutori erano brave persone, preparate e lungimiranti. Con una visione del futuro interessante: non cercavano la buona performance di un anno, ma guardavano più avanti. Quando sono arrivato mi è stato proposto di fare il lavoro del banker senza limiti di prodotti o budget da seguire.

Secondo lei questa è una strategia che in altre realtà simili ad Azimut non avviene?
In altre realtà la logica del prodotto è comunque presente, i budget commerciali anche e spesso ci sono gli ordini del management a far sottoscrivere certi prodotti rispetto ad altri. Io non volevo questo tipo di conflitto. Volevo essere libero di scegliere prodotti della casa o di terzi senza indicazione alcuna. Il mio è un servizio che mette per prima l’interesse del cliente e poi quello della banca o casa di investimenti. Senza la soddisfazione del cliente il resto non funziona.

Che sfide ci sono nel settore del private banking?
Sicuramente la Mifid2 perché rappresenterà una svolta epocale nell’approccio con i cliente. Verranno a crearsi tutta una serie di voci che oggi non sono esplicitate e i rapporti con i clienti, almeno all’inizio, cambieranno. Di certo vincerà la sfida il consulente che ha sempre fatto tutto in modo corretto. Chi non lo ha fatto, dovrà giustificare certi comportamenti al cliente. Certi costi andranno spiegati. Se queste spese saranno supportati da un servizio e da un risultato, allora non ci saranno problemi, diversamente i problemi saranno importanti. Il mio è un lavoro che va aldilà del risultato della performance. Con la Mifid2 emergerà la consulenza a 360 gradi, quell’efficienza che fa la differenza tra un intermediario e l’altro.
L’altra sfida sono le nuove generazioni. Persone che hanno un approccio agli investimenti e alla consulenza finanziaria completamente diverso rispetto ai genitori; danno un peso minore al rapporto personale, a ricevere certe spiegazioni rispetto ai loro investimenti. Gradiscono di più un rapporto fatto via web, dove il numero finale ha sicuramente un’importanza maggiore rispetto a oggi. Il problema è che il numero non è tutto. Il private banker oggi offre una consulenza che va oltre la performance.

Il mercato del private banking in Italia è pronto per la Mifid2?
Purtroppo non lo è. Quando sono passati anni con lo stesso approccio, sarà difficile sposarne uno nuovo. Per molti non sarà facile adattarsi in tempi brevi. Anche per il passaggio generazionale il mercato non è pronto. Oggi i miei clienti sono i papà o i nonni dei miei futuri interlocutori. Stiamo parlando di persone che in futuro saranno più interessati a investimenti alternativi, alle startup, a qualcosa di più moderno rispetto a un asset allocation fatta di azioni o obbligazioni.

Siamo in un momento in cui il settore della consulenza gode di una fortuna diversa rispetto a quello di alcuni gruppi bancari in crisi. Anche lei ritiene che le banche retail dovrebbero staccarsi dalle reti di distribuzione?  
Non credo che il cliente percepisca la banca come un rischio. Ci sono alcune banche in Italia che sono certamente in difficoltà, ma io sono convinto che se dovesse scegliere, si rivolgerebbe comunque verso un gruppo bancario. Noi non siamo una banca, noi abbiamo una partnership con i loro istituti di credito, ma io sono per i miei clienti una banca: loro hanno con me il rapporto bancario. Per me questo è un valore: il cliente attribuisce alla banca un ruolo più completo rispetto alla singola sgr. Di certo, escludere una parte delle due non mi avrebbe portato a certi risultati.

Quale è, secondo lei, il ruolo della tecnologia nel private banking?
Il roboadvisor ha delle efficienze diverse, dei costi diversi ma non sa gestire l’emotività della cliente. Per noi è una sfida e i private banker dovranno scontrarsi per forza con questo nuovo modo di fare finanza. Il rapporto personale è l’arma vincente di chi fa private banking, perché solo così si potrà capire il rischio desiderato dalla clientela. Questo un algoritmo non potrà mai calcolarlo. I clienti non ci affidano solo i loro soldi, ma anche le loro aspettative. Io conosco quello che i clienti vogliono ma soprattutto quello che non vogliono.

Scrivi un commento

Effettua il login o registrati per commentare. La registrazione è gratuita e richiede solo pochi minuti.
Eventi
  • Citywire Venice 2017

    Citywire Venice 2017

  • Citywire Italia 2016

    Citywire Italia 2016

  • Citywire Italia 2016

    Citywire Italia 2016

  • Citywire Consulenza Evoluta 2016

    Citywire Consulenza Evoluta 2016

  • Citywire Consulenza Evoluta 2016

    Citywire Consulenza Evoluta 2016

  • Citywire Milano 2016

    Citywire Milano 2016

  • Citywire Milano 2016

    Citywire Milano 2016

  • Post-Brexit: come la pensano i wealth manager scozzesi

    Post-Brexit: come la pensano i wealth manager scozzesi

  • Venezia in cartolina: le (altre) foto di Citywire Italia 2017

    Venezia in cartolina: le (altre) foto di Citywire Italia 2017

  • Il palco ai Fund Selector: best practices nella selezione di fondi e gestori

    Il palco ai Fund Selector: best practices nella selezione di fondi e gestori

  • Financial Times incorona Banca Generali “Best Private Bank” in Italia

    Financial Times incorona Banca Generali “Best Private Bank” in Italia

  • Fee Only 2016, tra tecnologie emergenti e futurizzazione

    Fee Only 2016, tra tecnologie emergenti e futurizzazione

  • Fee Only 2016, i cambi epocali che guidano i mercati

    Fee Only 2016, i cambi epocali che guidano i mercati

  • Potter e Jensen, la Fed sbarca all’ITForum di Rimini

    Potter e Jensen, la Fed sbarca all’ITForum di Rimini

  • Consultique & Friends dopo Milano e Treviso si sposta al sud

    Consultique & Friends dopo Milano e Treviso si sposta al sud

  • Citywire al sesto forum nazionale Ascosim

    Citywire al sesto forum nazionale Ascosim

  • Salone del Risparmio, i 7 percorsi tematici del 2016

    Salone del Risparmio, i 7 percorsi tematici del 2016

  • BlackRock, nuove piattaforme e scenari di investimento all’Investment Forum 2016

    BlackRock, nuove piattaforme e scenari di investimento all’Investment Forum 2016