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Previdenza complementare, regole più flessibili

Previdenza complementare, regole più flessibili

L'autore, avvocato, è dal 2008 in Mefop (società per lo sviluppo del Mercato dei Fondi Pensione) ed è responsabile della consulenza e della formazione in materia legale

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Il 29 agosto 2017 è entrata in vigore la Legge per il mercato e la concorrenza n.124 del 2017 che riforma, tra le altre cose, qualche aspetto della disciplina di settore della previdenza complementare meritevole di attenzione.

Per chi ha seguito le vicissitudini che dal 2015 hanno connotato la spola del progetto di legge tra i due rami del Parlamento, analizzando di volta in volta gli emendamenti al testo originario, è facile osservare come lo stesso, nella sua versione definitiva, assuma una portata ben più blanda.

Diverse, tuttavia, le novità degne di rilievo:

  • Possibilità di versamento parziale del Tfr se previsto dagli accordi
  • Prestazione pensionistica anticipata fino a 10 anni dal pensionamento previa inoccupazione superiore a 24 mesi
  • Riscatto per perdita dei requisiti per adesioni in forma individuale a Fondi aperti e Pip

In termini di finanziamento della posizione previdenziale mediante versamento del Trattamento di fine rapporto, si prevede oggi la possibilità di destinare al fondo pensione anche una quota del Tfr maturando senza vincoli circa la destinazione integrale dello stesso, purchè tale facoltà sia ammessa da appositi accordi. Questa possibilità fino ad oggi è stata riservata unicamente ai lavoratori di prima occupazione antecedente la data del 28 aprile 1993.

Per quanto concerne le possibilità di accesso alla erogazione del montante previdenziale accumulato, sono due i profili che vengono in rilievo: la prestazione pensionistica anticipata di previdenza complementare e il riscatto per perdita dei requisiti.

La prestazione pensionistica anticipata di previdenza complementare, nella sua nuova formulazione, è ammessa, in tutto o in parte, per soggetti che versino in uno stato di inoccupazione superiore a 24 mesi e si trovino a non più di 5 anni di distanza dal pensionamento. Questo anticipo temporale può essere ampliato dal singolo fondo pensione (mediante apposita previsione statutaria o regolamentare) fino ad un massimo di 10 anni. Tale prestazione anticipata, in alternativa alle forme classiche di capitale/rendita, potrà essere erogata come “rendita temporanea anticipata”. Il legislatore sembra così inserire stabilmente, nel quadro normativo della disciplina di settore, una misura che la legge di bilancio per il 2017 ha introdotto come sperimentale fino al 31 dicembre 2018, la c.d. “RITA” appunto.

Sul versante del riscatto per perdita dei requisiti, la riforma opera un’interessante iniziativa di equiparazione tra forme collettive e adesioni individuali. Il riscatto per perdita requisiti normalmente connesso al cambio o cessazione del rapporto di lavoro ha rappresentato infatti fino ad oggi appannaggio esclusivo delle adesioni collettive; la grande innovazione consiste quindi nella estensione di questa forma di riscatto immediato anche alle adesioni in forma individuale.

Diverse le conseguenze sotto questo profilo: si pensi a lavoratori iscritti in via individuale ad un fondo aperto o ad un Pip che in caso di cessazione dell’attività erano impossibilitati fino ad oggi – in assenza delle condizioni di lunga inoccupazione, cassa integrazione, mobilità o pensionamento – a riscattare le posizioni individuali accumulate.

La legge in commento prevede inoltre l’avvio di un tavolo di consultazione di iniziativa ministeriale indirizzato ad una riforma più strutturale volta ad aumentare l’efficacia delle forme pensionistiche complementari.

Il cantiere normativo resta dunque aperto.

 

 

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