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Previdenza complementare, focus sui PIR e gli investimenti “qualificati”

Previdenza complementare, focus sui PIR e gli investimenti “qualificati”

 A cura dell’avvocato Flavio De Benedictis

L’esenzione fiscale dei rendimenti da investimenti “qualificati” e da investimenti in piani di risparmio a lungo termine (PIR) effettuati da Fondi pensione e Casse di previdenza professionale (per un importo non superiore al 5% dell’attivo patrimoniale risultante dal rendiconto dell’esercizio precedente dello stesso ente previdenziale) è disciplinata dai commi 88 e seguenti dell’art. 1 della legge di bilancio 2017 (come modificati dalla legge 96/2017 e Legge di bilancio 2018).

Cosa si intende per investimenti “qualificati”

Per investimenti “qualificati” si intendono le somme investite in azioni di imprese fiscalmente residenti in Italia ovvero residenti in altri Stati UE o SEE purché con stabile organizzazione in Italia ovvero in quote o azioni di Oicr con residenza fiscale in Italia o in altre Stati UE o SEE che investono prevalentemente in azioni delle predette imprese italiane o europee con stabile organizzazione in Italia. Dal 2018, sono ricompresi tra gli investimenti “qualificati” anche le quote di prestiti, di fondi di credito cartolarizzati erogati od originati per il tramite di piattaforme di prestiti per soggetti finanziatori non professionali, gestite da intermediari, da istituti di pagamento o da soggetti vigilati operanti nel territorio italiano in quanto autorizzati in altri Stati dell’UE.

Soglie massime e tempi di detenzione PIR e investimenti qualificati

Nel caso di investimenti in PIR da parte di Fondi pensione e Casse previdenziali non trovano applicazione i limiti quantitativi di 30.000 euro annui e 150.000 euro complessivi riguardanti i PIR detenuti dalle persone fisiche.

In ogni caso, per beneficiare dell’esenzione fiscale sui rendimenti, gli strumenti finanziari oggetto di investimento “qualificato” o i PIR devono essere detenuti dal Fondo o dalla Cassa per almeno 5 anni (c.d. holding period).

Per quanto concerne la soglia massima di importo investibile, il 5% dell'attivo patrimoniale rappresenta evidentemente un limite riferibile alla sola agevolazione fiscale. Con la Circolare 3/E/2018, le Entrate hanno chiarito che qualora in un esercizio vengano effettuati investimenti rilevanti ai fini dei suddetti regimi di esenzione fino al limite del 5%, nell’esercizio successivo possono essere effettuati investimenti agevolabili solo nei limiti del 5% dell’incremento dell’attivo patrimoniale. Nel caso di diminuzione dell’attivo patrimoniale, invece, non si potranno effettuare ulteriori investimenti qualificati restando validi come tali quelli posti in essere negli esercizi precedenti.

Benefici fiscali e decorrenze

 In ordine alla decorrenza dell’agevolazione fiscale, gli investimenti devono essere sottoscritti o acquistati successivamente al 1° gennaio 2017, restando non agevolabili gli investimenti effettuati in periodi di imposta precedenti. Anche ai fini del computo del periodo minimo di investimento di 5 anni risulta necessario fare riferimento alla data di acquisizione o sottoscrizione dello strumento finanziario. A tal fine, un investimento può considerarsi effettuato solo nel momento in cui le relative somme sono effettivamente versate dalla Cassa previdenziale o Fondo pensione: per gli investimenti indiretti in società italiane tramite Oicr occorre fare riferimento alla data di richiamo.

Per quanto concerne la previdenza complementare è espressamente previsto che i redditi derivanti da investimenti “qualificati” e da PIR sono esenti non solo ai fini dell’imposta sostitutiva del 20% gravante sul risultato di gestione del Fondo pensione ma anche ai fini della determinazione della base imponibile delle prestazioni pensionistiche erogate dalla forma di previdenza complementare.

Per le Casse di previdenza professionale i redditi generati dagli investimenti “qualificati” non devono essere relativi a partecipazioni qualificate di cui all'articolo 67, comma 1, lettera c), del testo unico delle imposte sui redditi.

Fondi pensione e Casse di previdenza devono tenere separata evidenza delle somme destinate agli investimenti “qualificati”, oltre a dover produrre una dichiarazione dalla quale risulti la sussistenza delle condizioni previste dalla normativa per beneficiare dell’esenzione, l'impegno a rispettare il periodo minimo di 5 anni e che i redditi generati dagli investimenti “qualificati” non sono relativi a partecipazioni qualificate.

Minusvalenze, plusvalenze e cessioni

Le minusvalenze e le perdite realizzate mediante cessione a titolo oneroso ovvero rimborso degli strumenti finanziari oggetto degli investimenti “qualificati” sono deducibili sia dalle plusvalenze o proventi realizzati dalle Casse previdenziali (nello stesso periodo di imposta e nei successivi ma non oltre il quarto) che ai fini della determinazione del risultato di gestione dei Fondi pensione.

In caso di cessione degli strumenti finanziari oggetto di investimento prima dei 5 anni, i redditi realizzati attraverso la cessione e quelli che hanno inizialmente beneficiato dell’esenzione, sono soggetti ad imposta sostitutiva in misura corrispondente a quella prevista dalle norme ordinarie applicabili ai Fondi pensione e alle Casse previdenziali, unitamente agli interessi ma senza applicazione di sanzioni, e il relativo versamento deve essere effettuato entro il giorno 16 del secondo mese successivo alla cessione.

In caso di rimborso o di scadenza degli strumenti finanziari oggetto di investimento fiscalmente agevolato prima del quinquennio, il controvalore conseguito deve essere reinvestito in altri strumenti finanziari fiscalmente agevolati  entro 90 giorni dal rimborso.

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