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Presidenziali francesi, perché gli asset manager puntano su Macron

Il candidato “né di destra né di sinistra” ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali francesi con il 23,9% dei voti. Le reazioni delle società d'investimento.

Nonostante la rimonta nei sondaggi di Jean-Luc Mélenchon e la resilienza dimostrata fino all’ultimo da François Fillon, il ballottaggio sarà tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen.

Il candidato “né di destra né di sinistra” ha infatti vinto il primo turno delle elezioni presidenziali francesi con il 23,9% dei voti mentre la leader del partito di estrema destra Front National è arrivata seconda con il 21,4% delle preferenze.

Fillon e Mélenchon, candidati dei Repubblicani e della coalizione “La France Insoumise”, hanno ottenuto rispettivamente il 19,9% e il 19,6%, mentre Benoit Hamon, candidato del Partito Socialista, ha ottenuto il 6,3%.

Al bipolarismo tra gaullisti e socialisti, dicono diversi analisti, ne è subentrato un altro: quello tra sovranisti e nazionalisti da una parte e liberisti internazionalisti dall’altra.

Ciò che è certo è che i mercati finanziari hanno accolto il risultato elettorale con un rally. Il candidato pro-mercato, Macron, anche alla luce dell’appoggio di Fillon e Hamon in vista del secondo turno, è ancora di più il candidato più vicino a vincere la corsa all’Eliseo.

Questa mattina le Borse europee hanno aperto con un rialzo del 3%. La borsa di Parigi è la migliore dell’Europa, con il Cac 40 oltre il 4%, ai massimi da metà gennaio 2008, mentre Piazza Affari tocca il 4% (3,99% alle 14.20) trainata dai titoli bancari (Unicredit e Intesa Sanpaolo rispettivamente allo 10,7% e 7,3%). In apertura si erano inoltre abbassati gli spread con il Bund mentre tra le valute è da notare il balzo dell’euro.

Insomma, gli investitori hanno tirato un sospiro di sollievo. Le asset class più rischiose sono tra le più richieste sul mercato mentre sono in calo le posizioni sui beni rifugio come l’oro e lo yen.

Gli stessi asset manager hanno unanimemente gradito il risultato elettorale. Di seguito, una galleria con le opinioni di gestori ed economisti di alcune società d’investimento.

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Steven Bell, capo economista, e Serge Pépin, investment specialist azionario europeo, di BMO Global AM

Il primo turno delle elezioni francesi non è stato particolarmente degno di nota: l’esito non si è discostato di molto dalle indicazioni dei sondaggi. Ma la portata della reazione del mercato mostra quanto gli investitori fossero inquieti, preoccupati che gli attuali sondaggi potessero portare a un altro shock.

Fino ad ora questa mattina le azioni francesi (futures) stanno registrando una crescita del 5% e l'EuroStoxx ha guadagnato il 3%, un balzo significativo. A questo punto, con l'economia globale in fase di costante ripresa, il sospiro di sollievo supererà i confine del Vecchio Continente e i mercati azionari potrebbero registrare una giornata di successo.

Di certo i problemi legati al progetto europeo rimangono. Il Movimento Cinque Stelle potrebbe ancora conquistare il potere in Italia l'anno prossimo, la disoccupazione rimane troppo elevata in molti Paesi, ma un grande ostacolo è stato messo alle spalle e ci aspettiamo che le azioni europee possano registrare una performance robusta a partire da questo momento. I rendimenti del Bund cresceranno ma restano eccezionalmente bassi e gli spread periferici sono destinati a ridursi.

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Azad Zangana, economista e strategist di Schroders

Per gli investitori, i risultati costituiscono una buona notizia, come dimostra il rialzo del 2% fatto segnare dall’euro contro il dollaro da settimana scorsa. Macron, su posizioni centriste ed europeiste, non solo aiuterà a stabilizzare l’Unione Europea, ma anche a costruire meccanismi di sostegno più solidi. Rispetto a Le Pen, che vuole portare la Francia fuori dall’euro, Macron è di gran lunga il candidato preferito.

Ora, la campagna elettorale metterà a confronto i due candidati: ci aspettiamo che il dibattito non si sviluppi lungo la consueta linea di demarcazione destra/sinistra, ma piuttosto su un confronto tra un’idea di Francia che guarda fuori da suoi confini e una di un Paese concentrato sul proprio territorio.

Le Pen sosterrà che la globalizzazione ha fallito e che la Francia dovrebbe cercare di utilizzare politiche protezionistiche per contrastare i danni subiti dai lavoratori francesi. Macron, invece, sottolineerà come la globalizzazione e l’Unione Europea hanno portato benefici al Paese, a livello economico e di sicurezza, e che adottare misure anti-competitività non è la risposta giusta. Il candidato europeista sosterrà poi la necessità di riforme mirate per aiutare chi è rimasto indietro.

La sfida non è certamente finita, ma gli investitori probabilmente si sono tranquillizzati e iniziano a pensare alle valutazioni più attraenti dell’azionario europeo, un mercato che ha faticato a tenere il passo delle opportunità globali offerte dal contesto di reflazione, proprio a causa dell’incertezza politica.

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Nicolas Forest, responsabile globale del reddito fisso di Candriam

I sondaggi hanno finalmente avuto ragione. Senza sorprese, Emmanuel Macron e Marine Le Pen sono passati al secondo turno delle elezioni presidenziali francesi, con risultati vicini ai livelli previsti. Non ci sarà quindi alcun effetto Trump o Brexit. E la probabile vittoria di Macron allontana le prospettive di crollo dell’Europa. Qualche settimana dopo le elezioni olandesi, e prima del voto inglese, questi risultati sono dunque una risposta alle paure legate al populismo.

I mercati hanno accolto positivamente questa notizia, con una riduzione significativa dello spread tra OAT e Bund, pari a 14 punti, e un aumento dell’euro superiore all’1%. La potenziale vittoria di Macron è in effetti percepita come la vittoria dell’Europa. Mentre 8 degli 11 candidati volevano rinegoziare i trattati europei, Macron è il candidato più favorevole alla costruzione europea e dovrebbe rivelarsi un negoziatore saggio nell’ambito di Brexit. Questa è anche la vittoria del liberalismo.

Attraverso le sue riforme delle pensioni, del mercato del lavoro o della pubblica amministrazione, Macron dovrebbe contribuire a una maggiore flessibilità nella gestione del deficit francese. Il differenziale tra OAT e Bund potrebbe continuare a restringersi e ritornare sui livelli pre-elettorali. Gli investitori asiatici dovrebbero tornare sul debito francese, in gran parte abbandonato dopo l’inizio danno, dato il rischio costituito dalle candidature di Le Pen e Mélenchon.

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Mark Phelps, Cio concentrated global equities di AllianceBernstein

I mercati brindano al voto e corrono sulle ali del sollievo, mentre scaldano i motori in vista del 7 maggio. Quello che devono affrontare gli investitori, tuttavia, è un rischio asimmetrico: se Le Pen si dovesse imporre l’azionario andrebbe incontro ad un vero e proprio tonfo, complice la volontà della candidata di abbandonare l’euro e di indire un referendum per dare l’addio all’Europa. Le possibilità che ciò accada si aggirano intorno al 30%, stando ai sondaggi. Ma dopo Brexit e Donald Trump, meglio aspettarsi di tutto.

La chiusura del capitolo Francia, anche nel caso di sconfitta per il Front National, non diraderebbe, tuttavia, l’incertezza politica. La volatilità sui mercati è attesa riaccendersi nei prossimi mesi nell’attesa del voto sia in Gran Bretagna sia in Germania, ma gli investitori non dovrebbero lasciare sia la politica a guidare le loro scelte. Quello che conta, di fatto, non sono i titoloni sui giornali, ma i fondamentali: nella valutazione degli investimenti si dovrebbe guardare infatti alle società che sono in grado di generare una crescita consistente dei profitti e a quelle con strutture di costo che risaltano i benefici di modelli industriali solidi. In un’economia in ripresa questo è ciò che si definisce un’opportunità interessante.

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Timothy Graf, responsabile macro strategy EMEA, e Bill Street, responsabile investimenti EMEA, di State Street Global Advisors

Con Macron fortemente favorito nel testa a testa dei sondaggi rispetto a Le Pen, sembra più probabile che gli scenari di mercato negativi – incorporati nei prezzi nelle ultime settimane – siano destinati a svanire tra adesso e la fine delle elezioni. Mentre la volatilità diminuisce, lo spread tra rendimenti francesi e tedeschi dovrebbe ridursi e ci aspettiamo che l'euro tragga vantaggio dalla sua recente stabilità rispetto al dollaro.

È molto probabile che Le Pen sarà sconfitta nel giro di due settimane e le azioni potranno quindi continuare il loro rally fino al 2018, dato che i rischi non esistenziali potranno essere riassorbiti. Anche se non ci aspettiamo un boom dell’economia globale, la crescita sta tornando. Alcuni premi al rischio moderati sul mercato delle obbligazioni scompariranno e questo probabilmente beneficerà gli asset di minore qualità.

Tuttavia ci potrebbero essere altre sorprese in un calendario europeo denso di avvenimenti: le elezioni nel Regno Unito, le trattative sul debito greco, le elezioni tedesche e la possibilità di elezioni in Italia, in un futuro non così lontano, sono sufficienti a mantenere i mercati occupati. Le strategie di protezione contro i ribassi restano fondamentali, in quanto probabilmente il contesto di mercato resterà volatile.

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Stefan Kreuzkamp, Cio di Deutsche AM

A questo risultato dico: Vive la France, l’Europa continua a vivere! Come continuano a vivere i mercati azionari europei che noi abbiamo consigliato di sovrappesare dopo i risultati di ieri.

Siamo stati convinti dal contesto macroeconomico e dal dinamismo dei profitti mostrati da qualche tempo dalle aziende europee. Detto questo, a nostro avviso, le incertezze politiche hanno scoraggiato gli investitori stranieri ad aumentare in particolare i propri impegni in Europa. Dopo le elezioni nei Paesi Bassi e in Austria, unite alle valutazioni dei sondaggi sull’AfD in Germania, il primo turno in Francia suggerisce che i populisti nel 2017 stanno perdendo terreno. Nonostante tutte le sfide che ancora ci attendono, alla fine di quest'anno l'Europa potrebbe essere molto più stabile rispetto a quella di gennaio scorso.

Guardando alla Francia, il nostro ottimismo si è un po’ spento. Molto dipende dall'esito delle elezioni parlamentari e da come questo risultato sosterrà il mandato di Macron. Per ora Macron non può contare né su un proprio partito né su una grande esperienza politica. Ciò significa che con la sua presidenza la Francia entrerà in un territorio inesplorato.

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