Osservatorio Global Bond - Risalita dei rendimenti e politica fiscale - Citywire

Citywire - Per Investitori Professionali

Registrati per ottenere accesso illimitato al dabase di gestori di Citywire. La registrazione è gratuita e richiede solo un minuto.

Osservatorio Global Bond - Risalita dei rendimenti e politica fiscale

Osservatorio Global Bond - Risalita dei rendimenti e politica fiscale

Guido Mathieu* scrive in esclusiva per Citywire.it il commento mensile di Tosetti Value su fondi e gestori dell'asset class Obbligazionario Globale

                                                          ---

L’esito delle riunioni dei Comitati Esecutivi di Bce e Fed – che hanno avuto luogo rispettivamente il 7 e il 19/20 settembre scorsi – è stato sostanzialmente conforme alle attese, almeno in merito alle decisioni monetarie implementate nell’immediato.

L’Eurotower, infatti, ha lasciato inalterati il tasso di riferimento a zero e quello sui depositi bancari presso sé medesima a -0.40%. Mario Draghi ha dichiarato che l’esito della discussione in merito al futuro, e verosimilmente graduale, abbandono del programma di Quatitative Easing – che oggi consta di 60 miliardi di Euro di titoli al mese - verrà reso noto a ottobre e ribadito che il costo del denaro rimarrà all’attuale livello per un prolungato periodo di tempo anche dopo la fine delle misure monetarie non convenzionali.

Il governatore ha inoltre palesato la preoccupazione dell’istituto riguardo al marcato apprezzamento della moneta unica occorso negli ultimi mesi sul mercato dei cambi.

Emblematico, in tal senso, è il fatto che l’autorità monetaria abbia abbassato la propria previsione circa la variazione dei prezzi al consumo nel 2018 portandola all’1.2% tendenziale proprio in virtù del rafforzamento dell’Euro.

Anche il vertice di Constitution Avenue ha mantenuto invariato il costo del denaro all’intervallo 1%/1.25% lasciandone, tuttavia, presagire un probabile ulteriore ritocco al rialzo entro fine 2017 e soprattutto annunciando l’avvio dell’operazione di riduzione delle dimensioni del proprio bilancio – oggi pari a 4500 miliardi di dollari.

Da ottobre, infatti, la Fed lascerà scadere 10 miliardi di dollari di titoli (6 miliardi di Treasury e 4 di Mbs, Mortgage Backed Securities) in suo possesso senza reinvestirne i proventi in nuovi acquisti. Al termine di ogni trimestre tale ammontare verrà incrementato di 10 miliardi sino a raggiungere un massimo di 50 miliardi mensili.

La durata del piano non è stata predeterminata, ma la Fed di New York (che opera materialmente sul mercato dei Treasury e degli Mbs) proietta oggi il programma almeno fino a metà 2021, quando il bilancio della Fed consterebbe di poco più di 3.000 miliardi di dollari.

Le dichiarazioni d’intenti – moderatamente restrittive – della Banca Centrale statunitense non tengono, inoltre, per il momento conto della possibile futura accelerazione di crescita economica e inflazione legata allo stimolo fiscale promesso dall’Amministrazione Trump i cui dettagli fondamentali sono stati resi noti il 27 settembre dai maggiorenti del Partito Repubblicano.

La riforma tributaria prevederebbe, se approvata, la riduzione dell’imposta sugli utili delle aziende dal 35% attuale al 20%, la riduzione a tre (12%, 25% e 35%) o quattro dalle attuali sette il numero delle aliquote applicabili al reddito delle famiglie, la completa detassazione delle spese legate agli investimenti produttivi delle imprese e una profonda rimodulazione della deducibilità delle imposte locali.

Tale piano potrebbe incrementare il deficit degli Usa fino a un massimo - stabilito dai medesimi Repubblicani - di 1500 miliardi di dollari complessivi nel prossimo decennio.

Proprio le prospettive di breve/ medio periodo in termini di politica monetaria e fiscale in Nord America si sono riverberate sul mercato obbligazionario.

A settembre la curva dei rendimenti dei Treasury è salita e si è irripidita: lo yield del decennale di Washington si attesta oggi oltre quota 2.30%, venti punti base oltre il livello di fine agosto.

In Europa il costo del servizio al debito sovrano è aumentato in misura modesta nei Paesi Core – il Bund decennale rende lo 0.46% contro lo 0.36% di inizio settembre in ragione dell’”effetto trascinamento” determinato dall’andamento dei titoli di stato americani cui hanno fatto parzialmente da contraltare i timori seguiti all’esito delle Elezioni Generali in Germania.

La curva italiana si è, invece, mantenuta sostanzialmente inalterata durante il nono mese dell’anno in corso. La risalita dei rendimenti sopra descritta pare destinata a proseguire ed accelerare negli Usa qualora la succitata riforma del fisco divenisse effettivamente legge costringendo la Fed a restringere più rapidamente la propria politica monetaria e, in Europa, se la riduzione del Quantitative Easing avvenisse in tempi brevi.

Gran parte dei gestori dei maggiori fondi obbligazionari continuano quindi a mantenere una limitata duration di portafoglio sia in ambito dollaro sia euro.

Decisamente migliori appaiono le prospettive del debito sovrano di alcuni tra i maggiori Paesi Emergenti. Brasile, Russia e Indonesia, in particolare, sono attualmente caratterizzate da un ciclo monetario fortemente espansivo – reso possibile dal contenuto livello di inflazione - che si traduce in una marcata flessione dei rendimenti dei governativi.

A differenza di quanto accaduto in passato, inoltre, tali paesi sono oggi dotati di fondamentali macroeconomici più solidi, soprattutto in termini di saldo della bilancia dei pagamenti.                 

                                                               ----

* Guido Mathieu è economista presso Tosetti Value dove lavora dal 2009

 

Scrivi un commento

Effettua il login o registrati per commentare. La registrazione è gratuita e richiede solo pochi minuti.