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Osservatorio Global Bond - Politiche fiscali e monetarie

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Guido Mathieu* scrive in esclusiva per Citywire.it il commento mensile di Tosetti Value su fondi e gestori dell'asset class Obbligazionario Globale.

Così come ampiamente atteso, la Federal Reserve – in seguito alla riunione del Comitato Esecutivo di metà marzo – ha alzato di 25 punti base il tasso di riferimento portandolo all’intervallo 0.75%/ 1%. La Banca Centrale nordamericana continua, inoltre, a prevedere due ulteriori rialzi del costo del denaro nel 2017 e tre complessivamente nel 2018 in virtù dei costanti, sebbene graduali, miglioramenti dell’economia a stelle e strisce. Nella seconda metà di marzo, tuttavia, la curva dei rendimenti dei Titoli di Stato di Washington è scesa, tornando ad attestarsi su livelli molto simili a quelli di fine febbraio, e il dollaro si è indebolito contro tutte le principali controparti. La flessione dei rendimenti è stata determinata soprattutto dalla sconfitta politica patita dal Presidente Trump, la cui proposta di modifica della legge sanitaria “Obamacare” è stata rigettata dalla Camera in ragione del voto contrario di parte dei repubblicani. Gli investitori si interrogano, in tal senso, circa l’effettiva capacità del Capo dello Stato di implementare lo stimolo fiscale promesso in Campagna Elettorale.

L’attuale contesto di mercato pare costituire una pausa piuttosto che una prematura fine del nel processo di reflazione in corso: negli ultimissimi giorni del primo trimestre 2017 gli yield dei Treasury sono tornati a salire e il Biglietto Verde a rafforzarsi. Anche il costo del servizio al debito sovrano dei paesi europei – sia periferici sia “core” - pare destinato a incrementarsi ulteriormente nel medio periodo in considerazione del progresso dell’attività economica, dell’accelerazione dell’inflazione legata al costo del greggio e del conseguente cambiamento di atteggiamento da parte della BCE.

Mario Draghi, infatti, pur confermando che il programma di acquisto di titoli in atto proseguirà almeno sino a dicembre 2017 e che il tasso di riferimento rimarrà a zero per lungo tempo, per la prima volta dopo un quinquennio ha sottolineato il 9 marzo come la necessità di nuove misure espansive stia venendo progressivamente meno anche in Europa. A differenza di quanto accade negli USA e nel Vecchio Continente, le Banche Centrali di numerosi paesi emergenti stanno attualmente allentando la propria politica monetaria. Brasile e Indonesia hanno, infatti, abbattuto il tasso di riferimento in misura complessivamente superiore ai 200 punti base negli ultimi quindici mesi, e la Russia ha tagliato il proprio di 25 punti base a marzo portandolo al 9.75%. Le autorità monetarie di India, Sud Africa e Turchia si mantengono, invece, più caute ma molto difficilmente opereranno in senso restrittivo in tempi brevi alla luce del livello contenuto dell’inflazione che ne caratterizza attualmente le rispettive economie.

La dicotomia tra industrializzati ed alcuni dei maggiori emergenti appare molto evidente anche in ambito fiscale. L’Amministrazione Trump è infatti intenzionata a incrementare il deficit riducendo la pressione tributaria e mediante investimenti infrastrutturali e il Giappone prosegue nell’implementazione degli stimoli fiscali introdotti dal Premier Abe. Anche la politica fiscale dei Membri dell’Unione Europea, per il momento neutrale, non pare destinata a divenire restrittiva almeno nel medio termine. In Brasile, invece, l’Amministrazione Temer – dopo aver limitato l’incremento della spesa pubblica – sta definendo i dettagli di una severa revisione delle regole del pensionamento.

La Russia beneficia, inoltre, dei maggiori introiti erariali legati al rimbalzo delle quotazioni del petrolio e i Governi di Delhi e Giacarta proseguono nel riformare e modernizzare il sistema tributario locale allo scopo di incrementare le entrate. Le suddette prospettive fiscali e monetarie, unitamente all’accelerazione della crescita mondiale e alla maggior indipendenza dei mercati obbligazionari locali – oggi più profondi - dai flussi di investimento internazionali lascia presagire che i titoli di debito – Governativi in particolare – di molti paesi emergenti possano sopportare la stretta monetaria della Fed molto meglio di quanto accaduto in passato.

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Guido Mathieu è economista presso Tosetti Value dove lavora dal 2009.

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