a cura dell'Avvocato Massimo Perini 

Ogni investimento finanziario, come qualsiasi altro bene, può cadere in successione. Il passaggio generazionale del patrimonio finanziario, quindi, rileva, oltre che per le quote da attribuire a ciascun futuro erede, anche dal punto di vista della imposizione fiscale successoria. Va da sé che una corretta e completa analisi del patrimonio globale del cliente in un’ottica di ottimizzazione successoria non può non tener conto dei risvolti fiscali del passaggio generazionale del patrimonio finanziario.

Ottimizzare "fiscalmente" la parte finanziaria del patrimonio 

Quando affianchi il cliente nella corretta gestione del patrimonio in vita ed in un’ottica successoria, devi tener conto che, statisticamente, ti troverai di fronte a realtà patrimoniali nelle quali la parte immobiliare ha un peso rilevante.

L’ “armonizzazione” del patrimonio globale ti consente di ottimizzare la parte finanziaria che, oltre a poter essere sfruttata per eventuali “bilanciamenti” delle quote ereditarie dovute ai diversi valori immobiliari attribuiti ai singoli eredi, si presta alla possibilità di sfruttare al massimo le esenzioni fiscali previste per legge qualora il peso degli immobili porti a superare le eventuali franchige.

Denaro e conto corrente bancario in successione

Il denaro è a tutti gli effetti un bene che concorre a formare la base imponibile successoria.

Occorre tener presente, però, della presunzione del 10%. Il legislatore, infatti, ha previsto, a forfait, appartenente all’attivo ereditario denaro, gioielli e mobilia per un valore pari al 10% del valore netto imponibile (al netto della franchigia) riferibile a ciascun erede o legatario.

Diversa la situazione quando il danaro è depositato sul conto corrente. In questo caso occorre fare una distinzione: se al momento del decesso del titolare del conto il saldo è attivo, lo stesso rappresenta un credito del defunto e, per tanto, è soggetto ad imposta; qualora, invece, il saldo fosse passivo, rappresentando un debito del defunto, sarebbe detraibile dall’erede.

In presenta di somme importanti, quindi, va tenuto conto che il deposito in conto corrente non risulta una strumento ottimale dal punto di vista fiscale successorio.

Titoli azionari, di stato ed equiparati in successione

I titoli azionari sono imponibili dal punto di vista successorio. Come si calcola la base imponibile? Semplice: per le azioni quotate in borsa o al mercato ristretto, occorre fare riferimento alla media dei prezzi degli ultimi tre mesi, maggiorata dei dietimi o degli interessi

L’investimento in titoli del Debito Pubblico, nonché i corrispondenti titoli emessi dagli altri stati appartenenti all’Unione europea, invece, non rientrano tra quelli che concorrono a formare l’attivo ereditario e, quindi, non vanno ad intaccare l’eventuale franchigia e non devono essere indicati nella dichiarazione di successione.

Oltre a questo la legge prevede l’esenzione per i titoli equiparati ai Titoli di Stato, ossia quelli assoggettati allo stesso trattamento fiscale di un Titolo di Stato.

Può accadere che all’interno di fondi d’investimento vi siano quote investite in titoli di stato o equiparati: tali percentuali d’investimento saranno esenti.

E se invece di farli cadere in successione, i titoli di stato li trasferisco in vita con une donazione?

In questo caso l'esenzione è persa in quanto  è prevista solo dal punto di vista successorio. Il trasferimento tra vivi, tramite donazione, è soggetto all’ordinaria imposta di donazione.

Polizze assicurative in successione 

Sono esenti da imposta le somme dovute ai beneficiari caso morte di un contratto assicurativo stipulato dal defunto.

Tale beneficio potrebbe risultare particolarmente utile in presenza di patrimoni che superino le franchigie previste per legge o in tutti i casi in cui vi sia la volontà di lasciare somme a soggetti che non godrebbero di alcuna franchigia in ambito successorio. Il tipico esempio è quello del convivente more uxorio che, pur godendo oggi di alcune garanzie personali introdotte dalla cosiddetta legge “Cirinnà”, non godono di alcun beneficio dal punto di vista fiscale successorio.